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Il rumore di Lukaku: nostalgia, business e contraddizioni

Romelu Lukaku e Thomas Tuchel (reuters)
Il belga scontento al Chelsea si sfoga e divide i tifosi. Sia quelli inglesi che quelli italiani
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"Rumore" è la parola che l'allenatore del Chelsea Thomas Tuchel, veterano di nove trofei, incluse Champions e Supercoppa Uefa, ha scelto per commentare lo scoop di Sky, con la nostalgia di Romelu Lukaku per il neroazzurro italiano dell'Inter. "Ci spiace, non avevano bisogno di questo rumore inutile" dichiara Tuchel, che somma la malinconia del suo centravanti alle non felici prove dei Blues, staccati di 11 punti dal City (con una gara in meno), due sole vittorie nelle ultime cinque partite, davvero Blues nel senso inglese, tristezze! 

Tuchel dimentica però come il "rumore" sia, negli studi di comunicazione, fattore fondamentale, capace di distorcere i significati, le spie chiamano white noise, rumore bianco, la confusione di…

"Rumore" è la parola che l'allenatore del Chelsea Thomas Tuchel, veterano di nove trofei, incluse Champions e Supercoppa Uefa, ha scelto per commentare lo scoop di Sky, con la nostalgia di Romelu Lukaku per il neroazzurro italiano dell'Inter. "Ci spiace, non avevano bisogno di questo rumore inutile" dichiara Tuchel, che somma la malinconia del suo centravanti alle non felici prove dei Blues, staccati di 11 punti dal City (con una gara in meno), due sole vittorie nelle ultime cinque partite, davvero Blues nel senso inglese, tristezze! 

Tuchel dimentica però come il "rumore" sia, negli studi di comunicazione, fattore fondamentale, capace di distorcere i significati, le spie chiamano white noise, rumore bianco, la confusione diffusa ad arte per creare caos tra gli avversari. E certo, a Capodanno, Lukaku su Sky ha fatto più rumore dei botti, inducendo gli ultrà interisti a marziali striscioni su tradimento e fedeltà, dividendo il web tra chi, pragmatico, vorrebbe il ritorno del Figliol Prodigo, a fianco di Lautaro e Dzeko, e chi considera l'abbandono dei Campioni d'Italia, nell'estate del '21, tra le difficoltà sociali, il malore di Eriksen, l'addio scorbutico di Conte e la dolorosa cessione di Hakimi passo di non ritorno. 

Non concordata, pare, con l'ufficio stampa, la botta di "rumore" di Lukaku sta nuocendo non poco alla sua immagine. Celebre per l'infanzia in povertà, l'adorata mamma costretta ad allungare il latte a colazione per i pochi soldi in casa, le origini africane che indussero Ibrahimovic a insultarlo come seguace del "voodoo", Lukaku s'era dato carisma civile, pronto a inginocchiarsi per i diritti umani mentre i campioni italiani guardavano ignavi, sportivo di valori, non solo di ingaggi. Con anni ancora che lo legavano all'Inter del presidente Zhang e del direttore Marotta, parlare di "rinnovo mancato" non era però serio, e dopo le dichiarazioni d'amore seguite ai gol in cavalcata vincente del campionato 20-21, molti tifosi son rimasti delusi. 

Nello sport, come nella vita, tuttavia le delusioni seguono sempre le illusioni, e serve invece star con i piedi bene a terra, guardando ai fatti. Il calcio è curioso business, dove profitti e incassi vengono al primo posto per club, federazioni, allenatori (Conte che dedica a "me stesso" lo scudetto con l'Inter riassume alla perfezione il punto), giocatori, tutti tranne gli appassionati, eppure, oltre i bilanci, sociali e personali, orgoglio, stizza, rancore, ambizione, grinta, tenacia, cattiveria, rabbia, gelosia, generosità, visione, impegno contano in ogni partita. 

Questa miscela di interessi e sentimenti ubriaca e rende il calcio irresistibile. Non chiedetevi dunque chi sia il "vero" Lukaku, se il centrattacco al galoppo da porta a porta, il paladino antirazzista, l'interista fedele, la guida del Belgio, un povero che riscatta il passato, un businessman curvo sui profitti trimestrali, l'anti-Ibra: perché Romelu è, come tutti noi, un essere umano colmo di contraddizioni, ombre e luci, gloria e piccinerie. Quel che al malmostoso Tuchel appare "rumore" è piuttosto il suono della vita, toni alti e toni grevi, che ora i comunicatori di professione proveranno a silenziare, ma che invece ha squillato ben chiaro, come un gol alla fine di 60 metri in volata, tra applausi e fischi.