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Mihajlovic e Ilicic, storie parallele dall'esito diverso

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La rubrica "È sempre domenica"
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Ci sono state due grandi storie, umane e parallele, nella Serie A di questi ultimi anni. Una è quella del calciatore sloveno dell'Atalanta, Josip Ilicic; l'altra quella dell'allenatore serbo del Bologna, Sinisa Mihajlovic. Hanno esaltato la sensibilità delle rispettive società e piazze. Hanno dimostrato che la gente sa essere riconoscente, per aver ricevuto il dono di una notte europea o di una salvezza raggiunta, ugualmente prodigiose. Hanno proseguito nel segno dell'attesa e della responsabilità, anche in assenza di risultati: Ilicic non segnava più e Mihajlovic non teneva in pugno il destino della squadra. Più facile probabilmente capire le difficoltà del secondo: un male fisico è traducibile in ogni lingua, spiegabile a chiunque; uno psicologico è un mistero che scivola nel sospetto di una colpevole debolezza. Entrambi avevano ancora un anno di contratto. Incredibilmente durante il mercato estivo hanno …

Ci sono state due grandi storie, umane e parallele, nella Serie A di questi ultimi anni. Una è quella del calciatore sloveno dell'Atalanta, Josip Ilicic; l'altra quella dell'allenatore serbo del Bologna, Sinisa Mihajlovic. Hanno esaltato la sensibilità delle rispettive società e piazze. Hanno dimostrato che la gente sa essere riconoscente, per aver ricevuto il dono di una notte europea o di una salvezza raggiunta, ugualmente prodigiose. Hanno proseguito nel segno dell'attesa e della responsabilità, anche in assenza di risultati: Ilicic non segnava più e Mihajlovic non teneva in pugno il destino della squadra. Più facile probabilmente capire le difficoltà del secondo: un male fisico è traducibile in ogni lingua, spiegabile a chiunque; uno psicologico è un mistero che scivola nel sospetto di una colpevole debolezza. Entrambi avevano ancora un anno di contratto. Incredibilmente durante il mercato estivo hanno rischiato di ritrovarsi a lottare a fianco. Invece, in settimana, le loro storie hanno preso direzioni diverse: l'Atalanta e Ilicic si sono separati, il Bologna e Mihajlovic stanno faticosamente procedendo Delle due, più felice la prima.

Ilicic è uscito dallo stadio fra gli applausi, Mihajlovic tra i fischi (non soltanto per lui). Niente più che belle parole per il giocatore che se ne è andato, qualche ignobiltà della solita minoranza anonima per l'allenatore che prova a continuare. Ogni vicenda ha i suoi momenti perfetti: lo scocco della scintilla, l'apice del rapporto, l'uscita di scena con una battuta o un gesto indimenticabili che producono la standing ovation e la nostalgia retroattiva. Il pubblico dimentica di essere esigente per un atto, massimo due, al terzo rammenta di aver pagato e rivendica il prezzo del suo biglietto. L'impresario si stanca ancor prima. Ha messo in piedi lo spettacolo, vuole il ritorno dell'investimento.

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Ilicic e l'Atlanta si sono lasciati appena in tempo per non offuscare i bei ricordi, Mihajlovic e il Bologna avrebbero potuto avere un giro di campo trionfale alla fine del campionato scorso, concluso in crescendo. Ora rischiano i bisticci a mezzo stampa, le ripicche di mercato, io ti compro un centrocampista croato e tu dici che è troppo magro (77 chili), non considerando Brozovic (68) o Modric (66). L'errore doppio e simultaneo è credere di poter dare di più da un lato, di poter accettare di meno dall'altro. Meglio essere spietati con se stessi, prima di diventarlo con gli altri. Il calcio ha una rilevanza relativa, ma queste due non erano soltanto partite di pallone.