DOHA - È un classico di ogni Coppa del Mondo: la stella della nazionale di seconda fila che dopo un po' si frustra a furia di predicare del deserto, che si guarda attorno e nota compagni molto più scarsi di quelli che è abituato a frequentare ogni giorno nel club. A quel punto, le reazioni possibili sono due: o si mette alla testa del suo sgangherato esercito e lo trascina verso l'inimmaginabile, tipo Maradona in Messico (ma anche Bale a Euro 2016) oppure comincia a sbuffare lamentandosi dell'inadeguatezza altrui, come hanno spesso fatto Ronaldo nel Portogallo e Ibrahimovic nella Svezia o come ha fatto l'altra sera De Bruyne nel Belgio, dove pure qualche giocatore attorno di un certo livello ce l'ha.
Gesti e litigi, la frustrazione di De Bruyne
Durante la partita vinta faticosamente contro il Canada, il fuoriclasse belga ha parlato a lungo con il linguaggio del corpo (e non solo con quello), facendosi cadere le braccia agli errori dei compagni, gesticolando con il ct Martinez per indurlo a cambiare qualcosa e lamentandosi di quel che c'era, litigando in campo con Alderweireld e non esultando al gol di Batshuayi, lasciando chiaramente intendere cosa stesse pensando della squadra, dei compagni, del gioco.
L'assoluzione del ct Martinez: "De Bruyne vuole solo il nostro bene"
Nel Belgio c'è stata un po' di maretta e qualche confronto interno, ma poi la situazione è stata gestita con freddezza, almeno in pubblico. Martinez ha difeso De Bruyne, tanto per cominciare: "È il giocatore più forte che abbiamo e se qualche volta sembra frustrato è perché vuole il bene della squadra". Poi è stato De Bruyne stesso a prendere la parola, senza negare il suo malcontento. Il concetto di base è il seguente: "È vero, non sono contento. Il Belgio non è il City".
De Bruyne: "Qualche volta esagero, dovrei controllarmi"
Il Belgio non è il City e ci mancherebbe altro, ma neanche il De Bruyne del Belgio è lo stesso di quello di Manchester: in nazionale è come se fosse la sua stessa frustrazione a limitarlo, a impedirgli di essere quell'immenso calciatore che è. "Qualche volta esagero negli atteggiamenti, ma la gente sa che è il mio modo per aiutare la squadra a giocare meglio e ottenere di più".
"Il Belgio non è il City, mi devo adattare"
I compagni però si sono lamentati, secondo loro ci sono anche altre vie per sostenere la causa comune, perciò De Bruyne ha fatto ammenda. "Ovviamente devo anche imparare a gestire in modo migliore le mie reazioni. Ogni tanto le emozioni traboccano, ma anche questo fa parte del gioco. Mi rendo conto che non possiamo giocare allo stesso modo del Manchester City, in nazionale devi adattarti ai giocatori che hai intorno. A volte mi questo mi frustra, ma mi rendo conto che dovrei dimostrarlo meno platealmente".
"Guardiola mi rende la vita più facile"
Però poi De Bruyne ha parlato di Guardiola ed è sembrata plateale l'implicita differenza che ha voluto marcare tra il suo allenatore di club e il modo in cui vanno le cose nella selezione nazionale. "Guardiola mi rende la vita molto più facile. Il modo in cui guida la squadra è molto chiaro e mi sento molto a mio agio con lui". Nel Belgio deve adattarsi e magari scendere da lassù, dove lui e pochi altri stanno, per tornare tra gli umani: troverebbe ottimi compagni con i quali condividere belle partite e ambizioni legittime.