Madame Frappart, era ora: la prima donna che arbitra al Mondiale
di Emanuela Audisio , di Emanuela AudisioDOHA - Era ora, madame. Stavolta a girarsi dopo un fischio saranno gli uomini. C’è solo voluto un secolo e mezzo. 150 anni fa a Glasgow si giocò la prima partita internazionale di calcio: Scozia-Inghilterra. Poi ci sono stati ventidue mondiali in 92 anni. Tutti arbitrati da uomini. Da oggi si cambia: la francese Stéphanie Frappart, 39 anni il 14 dicembre, dirigerà la sfida Germania-Costarica. È una prima volta storica.
E non è una dilettante allo sbaraglio visto che è già stata la prima donna ad arbitrare nel campionato francese di calcio maschile e in Champions League. Sarà assistita dalla messicana Karen Diaz Medina, dalla brasiliana Neuza Back e dall’honduregno Said Martinez. Stèphanie è nata a Plessis-Bouchard, Val-d’Oise nella regione dell’Île-de-France, seconda di quattro figli.
DOHA - Era ora, madame. Stavolta a girarsi dopo un fischio saranno gli uomini. C’è solo voluto un secolo e mezzo. 150 anni fa a Glasgow si giocò la prima partita internazionale di calcio: Scozia-Inghilterra. Poi ci sono stati ventidue mondiali in 92 anni. Tutti arbitrati da uomini. Da oggi si cambia: la francese Stéphanie Frappart, 39 anni il 14 dicembre, dirigerà la sfida Germania-Costarica. È una prima volta storica.
E non è una dilettante allo sbaraglio visto che è già stata la prima donna ad arbitrare nel campionato francese di calcio maschile e in Champions League. Sarà assistita dalla messicana Karen Diaz Medina, dalla brasiliana Neuza Back e dall’honduregno Said Martinez. Stèphanie è nata a Plessis-Bouchard, Val-d’Oise nella regione dell’Île-de-France, seconda di quattro figli.
Papà operaio con passione per il calcio, mamma assistente materna, due fratelli che iniziano anche loro a fischiare ma poi smettono. Gioca a calcio, ma a 18 anni rinuncia e sceglie un’altra strada. Piccola, atletica, agile. Andando avanti ha rafforzato un po’ di più la parte muscolare. Molto rispettata, brava a correre, maniaca della preparazione, ore e ore di studio di partite in tv. In Francia durante la partita Dijon-Clermont, un calciatore le chiese: «Devo chiamarla monsieur ou madame?». Lei rispose: «A cosa pensi che assomigli?».
Frappart ha detto: «Ho dimostrato che non sono un alibi per la causa femminile, ma sono qui per le mie capacità. E spero di aver aperto una porta per tutte. Nelle categorie inferiori, ha dovuto spesso abbandonare gli spalti e girare attorno allo stadio per non sentire troppi apprezzamenti su di me». A District-foot 95 ha spiegato: «I calciatori sono competitivi, che tu sia un uomo o una donna cambia poco. L’aspetto principale per loro è che tu prenda la decisione giusta. Se sbaglio, sono contestata come un uomo». Il centrocampista Pierre Bouby, dell’US Orléans, ha detto a l’Équipe: «Ha una voce bassa, carisma e personalità. Spiega le decisioni, è diplomatica e possiamo parlarle, non cerca di mettersi al centro della partita, il suo obiettivo è davvero il gioco». Frappart non è stata però la prima ad arbitrare in una Serie A europea, la pioniera è la tedesca Bibiana «Bibi» Steinhaus, poliziotta, figlia di arbitro, attiva in Bundesliga tra il 2017 (quando diresse Hertha Berlino-Werder Brema) e il 2021. Si è ritirata a 41 anni dopo aver diretto la finale della Supercoppa di Germania tra Bayern Monaco e Borussia Dortmund.
Nel 2014, quarto arbitro del match tra Bayern Monaco e Borussia Mönchengladbach, non subisce Pep Guardiola, allenatore dei bavaresi, che le mette una mano sulla spalla. Lei, infastidita, gliela toglie.
La Fifa e Collina avranno scelto (finalmente) Frappart forse perché sanno che non sarà uno shock culturale: in Germania, appunto, sono abituati all’idea e molti calciatori del Costarica anche, visto che giocano in Europa. Né era immaginabile, troppo trasgressivo e provocatorio, che a una donna (ci sono tre arbitre su 36 convocati) venisse affidata una squadra islamica tipo Iran visto che in precedenza Irib, il broadcaster di quel Paese, si è rifiutato di mandare in onda un match Fifa diretto da un’arbitra. Senza velo? Non se ne parla. Per non essere solo uno spot che promuove lo sport delle donne bisogna però che nei rispettivi Paesi le arbitre facciano gavetta, che chi le dirige si fidi delle loro qualità e non solo della pubblicità che porta il genere. Altrimenti sarà sempre il comma 22: «Sei brava, ma non hai abbastanza esperienza». Ma da oggi, ragazze, fischiate forte pure voi.
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