I leoni di Regragui: "Siamo in missione per conto di Allah"
dal nostro inviato Matteo Pinci , dal nostro inviato Matteo PinciDOHA - Quando escono dallo spogliatoio, cantando, sembrano reduci. Amrabat ha del ghiaccio sul ginocchio destro, Saiss zoppica muovendosi lentamente, Attiyat Allah ha una fasciatura al braccio sinistro. Sono rimasti a festeggiare un'ora, i ragazzi fantastici del Marocco, facendo la doccia anche al presidente della Federcalcio Fouzi Lekjaa. "Fermarci? E perché, abbiamo solo iniziato: siamo in missione per conto di Dio". Uniti come un esercito, "siamo come l'Atletico del Cholo Simeone", la sintesi impeccabile del tecnico Regragui, il mago che predice ai giocatori risultati e svolgimento delle partite. Quando ad agosto è stato scelto per allenare il Marocco ha chiamato i preparatori che aveva conosciuto quando giocava in Spagna: "Ho bisogno di voi, la squadra deve volare".
Ora si stringo…!-->!-->
DOHA - Quando escono dallo spogliatoio, cantando, sembrano reduci. Amrabat ha del ghiaccio sul ginocchio destro, Saiss zoppica muovendosi lentamente, Attiyat Allah ha una fasciatura al braccio sinistro. Sono rimasti a festeggiare un'ora, i ragazzi fantastici del Marocco, facendo la doccia anche al presidente della Federcalcio Fouzi Lekjaa. "Fermarci? E perché, abbiamo solo iniziato: siamo in missione per conto di Dio". Uniti come un esercito, "siamo come l'Atletico del Cholo Simeone", la sintesi impeccabile del tecnico Regragui, il mago che predice ai giocatori risultati e svolgimento delle partite. Quando ad agosto è stato scelto per allenare il Marocco ha chiamato i preparatori che aveva conosciuto quando giocava in Spagna: "Ho bisogno di voi, la squadra deve volare".
Ora si stringono tutti in quella bandiera che li lega anche se molti sono nati lontano da Rabat: nove dei sedici in campo ieri vengono da Olanda e Francia, Spagna e Belgio, Italia e Canada. Ma il terreno comune non è la carta d'identità, è l'identità culturale, emotiva, religiosa: quel tessuto di valori e tradizioni trasmesso dalla famiglia. E non per caso questo risultato storico lo hanno diviso con le persone più vicine. Il miracoloso portiere Bounou a fine partita giocava col figlio, sul campo che lo aveva appena reso eroe. Boufal ballava con la mamma, vestita in abiti tradizionali, i capelli nascosti nell'hijab. Come la signora Hakimi, che il terzino era andato a baciare in tribuna dopo aver fatto fuori la Spagna. "Con la mia famiglia ci siamo guardati negli occhi a fine partita e stavamo piangendo", racconta emozionato Amrabat.
"La famiglia ti aiuta da quando sei bambino, mio padre è la persona che mi ha portato a calcio, è sempre stato con me. È bello sapere di averli resi orgogliosi, di avergli potuto dare qualcosa indietro". E quella radice comune, condivisa, è parte integrante dell'incantesimo. "È grazie al fatto di avere qui le nostre famiglie che superiamo le difficoltà", dice Attiyat Allah, che in arabo vuol dire "il dono di dio", il ragazzo di Casablanca senza alcuna esperienza internazionale ma che ha saputo sostituire Mazraoui, star del Bayern Monaco, dipingendo pure il cross per il gol che ha deciso l'incontro: "Alhamdulillah", dice varie volte: Grazie a dio, grazie a dio.
Quel pallone lo ha spinto in porta En-Nesyri, ed è sembrato quasi un simbolo, la chiusura ideale di un cerchio. Perché se la sua carriera l'ha spesa tutta in Spagna, arrivando al Malaga a 18 anni appena, nel 2015, la sua educazione al calcio è figlia di un programma sportivo nazionale. Il talento del centravanti che ha portato per la prima volta il Marocco, l'Africa e l'intero universo arabo a una semifinale mondiale è stato innaffiato per anni alla Academie Mohammed VI, centro di formazione sportiva e di educazione scolastica voluto da re Mohammed nel 2009. Ha investito 13 milioni di euro in un centro con spazi comuni, mensa, scuola, campi e persino un cortile con vista per rilassarsi, per far crescere ragazzi dai 13 ai 18 anni, sul modello dei centri di formazione europei. Oggi, studiano e si formano lì l'80% dei migliori giocatori del Marocco, che poi vengono smistati ai club europei. La prova che pianificazione e investimenti possono creare un movimento capace di riscrivere la storia. Per il talento di campioni come Hakimi o Ziyech, invece, Alhamdulillah.