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Petkovic: "A Bologna ero la sedicesima scelta, ora mi godo il sogno con la Croazia"

Bruno Petkovic  (reuters)
L'attaccante che ha segnato al Brasile gioca con i miti presenti e passato del calcio croato ("Mandzukic mi ha trasmesso calma") e parla della sua espeienza in Italia: "Umanamente ho dei ricordi splendidi dell'Italia ma non so cosa abbia funzionato e cosa no. Il calcio è così, ma non ho rimpianti"
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DOHA - Sul far della sera di West Bay, il quartiere dei grattacieli, c'è un gruppo di uomini attorno ai trent'anni, e qualcuno un poco più in là, che giocano a pallone: tacco, punta, finta, la palla sparisce e riappare e quasi non fa rumore per la delicatezza con la quale viene trattata. Di quel cerchio magico il più piccolino è Luka Modric, che calcia e sorride, sempre. Il più grosso è Mario Mandzukic, e non si direbbe uno che ha oramai cambiato mestiere. Lui invece ride proprio. Poi ci sono Perisic e Kovacic. E Lovren, la guida della difesa. C'è pure il vecchio bucaniere Vida, che con quei lunghi capelli biondi da pirata fa sempre la sua figura. E c'è anche un ragazzone con la barba che a molti italiani, dal Veneto alla Sicilia, ricorda vagamente qualcuno.

DOHA - Sul far della sera di West Bay, il quartiere dei grattacieli, c'è un gruppo di uomini attorno ai trent'anni, e qualcuno un poco più in là, che giocano a pallone: tacco, punta, finta, la palla sparisce e riappare e quasi non fa rumore per la delicatezza con la quale viene trattata. Di quel cerchio magico il più piccolino è Luka Modric, che calcia e sorride, sempre. Il più grosso è Mario Mandzukic, e non si direbbe uno che ha oramai cambiato mestiere. Lui invece ride proprio. Poi ci sono Perisic e Kovacic. E Lovren, la guida della difesa. C'è pure il vecchio bucaniere Vida, che con quei lunghi capelli biondi da pirata fa sempre la sua figura. E c'è anche un ragazzone con la barba che a molti italiani, dal Veneto alla Sicilia, ricorda vagamente qualcuno.

Petkovic nel cerchio magico di Modric e Mandzukic

L'onore di essere ammesso a quel circolo ristretto - quelli di quel torello sono il nucleo dalla Croazia, ne formano l'anima incluso Mandzukic che fa parte dello staff tecnico ma che rappresenta soprattutto un leader ancora riconosciuto - per Bruno Petkovic è un riconoscimento probabilmente ancora più importante del gol che ha portato la Croazia ai rigori contro il Brasile e quindi in semifinale, perché in quel gruppo è come se ci stessero solamente i padri della patria calcistica.

"Quattro anni fa ero riserva al Bologna e adesso segno al Brasile"

 "Quando giocammo la semifinale del 2018 io ero in ritiro con il Bologna, dove ero probabilmente la sedicesima scelta, mentre della nazionale ero sì e no la 78esima: avrei voluto prendere l'aereo per la Russia e andare a fare il tifo per quei ragazzi. Adesso invece tocca a me essere qui, ma la vita di un calciatore non è mai lineare. Mi sto momento il mio momento di gloria e il gol più importante della mia carriera".

Da Trapani a Verona: "Che bei ricordi"

Bruno Petkovic lo ricorderanno a Catania, dove ha mosso i suoi primi passi italiani nel 2012, o a Varese, Reggio Emilia e Chiavari, dove ha girovagato tra il 2014 e il 2016. Se lo si ricordano senz'altro a Trapani, dove era la stella di una squadra che arrivò a un niente da una clamorosa promozione in serie A con Serse Cosmi in panchina e dove segnò 10 gol: il meglio del suo calcio italiano. La A se la meritò lo stesso perché lo prese il Bologna, che però dopo un anno nero lo girò al Verona: la sua storia da noi finì lì, senza neanche una rete in serie A per questo gigante di 193 centimetri dal volto buono, dal carattere un po' indolente e dal piede delicato (non è un centravanti vero e proprio, preferisce anzi giocargli alle spalle, ma in nazionale si deve adattare) che ha segnato un gol storico per sé e per il suo paese, riscattando una carriera oscura diventata dignitosa soltanto i questi ultimi anni alla Dinamo Zagabria, comunque la periferia del calcio che conta. "Umanamente ho dei ricordi splendidi dell'Italia ma non so cosa abbia funzionato e cosa no. Il calcio è così. Però non ho rimpianti e in ogni caso in questo momento non ho tanta voglia di pensare al passato, perché vorrei dedicarmi a questo Mondiale che mi sta dando sensazioni uniche".

L'idolo Ronaldo (il Fenomeno) e il mentore Mandzukic

Nella semifinale contro l'Argentina Petkovic comincerà di nuovo dalla panchina ma cosa importa, "perché è bello giocare però è anche bello aiutare. Il nostro segreto è che ognuno di noi ha fiducia cieca nel compagno più vicino. E tutti abbiamo fiducia in Livakovic, non avete idea di quanto tempo il nostro portiere passi al video a studiare gli avversari". Il suo idolo, rivela, è "Ronaldo il Fenomeno, faceva delle cose che ho cercato di copiare senza riuscirci. In campo tutti facevano fatica mentre lui sembrava spassarsela". Mandzukic, invece, qui è il suo mentore: "Ci siamo parlati a fondo un paio di volte prima che cominciasse la Coppa, ma sono cose che preferisco tenere per me. Mi ha dato buoni consigli ma soprattutto mi ha trasmesso calma".