Marsiglia, la festa per il Marocco nella roccaforte di Le Pen: "Ora non siamo costretti a tifare Francia"
dalla nostra inviata Alessia Candito , dalla nostra inviata Alessia CanditoUn tripudio di bandiere, caroselli di auto e festa fino a tarda notte, con centinaia di ragazzi in strada. "È vero, ce l'abbiamo fatta davvero", si dicono l'un l'altro. Il più delle volte in francese, che è lingua franca per un pezzo di Maghreb e Africa in cui l'arabo si diluisce, si ibrida e cambia fino a diventare incomprensibile per chi viene da un altro Paese. A Marsiglia, città meticcia da sempre, un tempo cuore operaio e sindacale della Francia diventata poi roccaforte del Front National dei Le Pen, quei popoli si sono ritrovati tutti. E adesso si preparano all'impensabile semifinale contro la Francia, che per molti è sfida di tanti piccoli Davide contro Golia, con secoli di colonialismo a far da sfondo. "Adesso ce la giochiamo ad armi pari", ride Mourad.
Un tripudio di bandiere, caroselli di auto e festa fino a tarda notte, con centinaia di ragazzi in strada. "È vero, ce l'abbiamo fatta davvero", si dicono l'un l'altro. Il più delle volte in francese, che è lingua franca per un pezzo di Maghreb e Africa in cui l'arabo si diluisce, si ibrida e cambia fino a diventare incomprensibile per chi viene da un altro Paese. A Marsiglia, città meticcia da sempre, un tempo cuore operaio e sindacale della Francia diventata poi roccaforte del Front National dei Le Pen, quei popoli si sono ritrovati tutti. E adesso si preparano all'impensabile semifinale contro la Francia, che per molti è sfida di tanti piccoli Davide contro Golia, con secoli di colonialismo a far da sfondo. "Adesso ce la giochiamo ad armi pari", ride Mourad.
En-Nesyri è l'eroe di giornata, il portiere pararigori Bounou, una specie di santo laico, Hakimi, un intoccabile. Le maglie con i loro nomi le indossano tutti, dai bimbi portati sulle spalle dai genitori a dispetto del Mistral che soffia gelido, a uomini e donne che si sporgono dalle auto degli interminabili caroselli. Alcune si piantano in mezzo alla strada e diventano console buona per diffondere playlist che mischiano hit di musica araba e rap. Per le vide di Marsiglia si ride, si esulta, ci si abbraccia fra sconosciuti.
Alle bandiere del Marocco si mischiano quelle di Tunisia, Palestina, Senegal, Gambia, persino Algeria, con cui i rapporti istituzionali sono pessimi. La qualificazione alla semifinale è festa d'Africa. "Non siamo più serie B, capisci?" dice Didou, nato in Francia da mamma gambiana. Ai festeggiamenti si è presentato con un amico algerino. "Adesso un ragazzino che sogna di giocare in una nazionale che fa la storia non deve naturalizzarsi per forza", spiega. E nelle sue parole c'è la frustrazione di chi è nato e cresciuto in un Paese, ma continua a essere considerato straniero. "Io in Marocco ci sono andato con i miei a trovare i parenti. Sono nato qua, ma per loro sono marocchino. Ecco, oggi abbiamo vinto noi", fa in tempo a dire un quindicenne, prima di essere portato via da un gruppo di coetanei festanti. Passa un macchinone con tre ragazze che si sporgono dai finestrini. Urlano, mostrano orgogliose maglie e bandiere, applaudono. Una ha il velo, le altre no. A nessuno importa.
Il cuore della festa è al Vieux Port. Oggi è uno dei poli turistici della città, ma per decenni insieme al Panier è stato il quartiere degli emigrati, nabos e bibis, italiani del nord e del sud in fuga dalla miseria, spagnoli che scappavano dal franchismo, più tardi migliaia di persone in arrivo da quelle che un tempo erano le colonie. Per nazisti e governo di Vichy, era il "grande lupanare" meritevole di un rastrellamento da 20mila deportati e 6mila arresti.
Il Panier e il suo porto vecchio sono sopravvissuti anche a quello, come al crollo dei cantieri navali, alla disoccupazione dilagante che ne è derivata, all'affermazione e alla crescita del Front National, alle ronde armate dell'estrema destra. Nel 2013, la scelta di Marsiglia come capitale della cultura ha cambiato faccia alla zona, la speculazione edilizia ha fatto il resto, molti dei vecchi abitanti sono stati sfrattati nelle cité di periferia. Ma il cuore del quartiere rimane meticcio, così come larga parte dei suoi abitanti. Quando l'arbitro fischia la fine della partita e il Portogallo rientra negli spogliatoi con la faccia mesta, da case, café, sale da the e bar si sono riversati tutti in strada.
I bleus della Francia ancora dovevano decidere palla al piede il proprio destino contro l'Inghilterra. Mentre fuori la festa iniziava, dentro i bar le facce sono rimaste tese fino al momento del vantaggio, si sono rabbuiate di nuovo al goal del pari. Poi Giroud ci mette una pezza, l'Inghilterra sbaglia un rigore sul finale, i bleus si qualificano. Sulle vetrate di qualche pub spunta il tricolore.
"Senza il Marocco forse avremmo tifato per i bleus, però adesso forza Leoni" dice Mouad, nato sessant'anni fa a Marsiglia. Suo padre, racconta, in città era arrivato da dieci, lui ha vissuto tutta la sua vita al Panier, ha figli, aspetta il suo primo nipote. "Le cose non sono cambiate, anzi in un certo senso sono peggiorate. Molti ci considerano cittadini di seconda classe. Questa è la nostra rivincita".