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"Siamo tutti marocchini": la prima pagina storica del The Jerusalem Post

"Siamo tutti marocchini": la prima pagina storica del The Jerusalem Post
Questa sera, alle 20, la semifinale del Mondiale tra Francia e Marocco. Chi vince affronterà l'Argentina
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"Siamo tutti marocchini. Andiamo!". The Jerusalem Post, quotidiano israeliano in inglese, dedica la prima pagina di oggi al Marocco che questa sera, nella semifinale del Mondiale in corso in Qatar, affronterà la Francia campione del mondo in carica. La squadra del ct Walid Regragui è la prima nazionale africana e la prima rappresentante del mondo arabo ad arrivare così lontano nel torneo. Nella copertina, oltre al tecnico, ci sono i protagonisti di questo cammino sorprendente: il portiere Bounou, decisivo ai rigori contro la Spagna agli ottavi, il fantasista Ziyech, il centrocampista Amrabat, l'esterno del Psg Hakimi, il doriano Sabiri e altri giocatori. Che questa sera andranno a caccia di una finale storica. L'Argentina è in attesa di conoscere il proprio avversario.

La prima pagina del The Jerusalem Post
La prima pagina del The Jerusalem Post 

L'entusiasmo della stampa israeliana ha una serie di giustificazioni: la prima, e fondamentale, è la presenza in Israele di una nutritissima diaspora di ebrei marocchini, stimata tra le 250 mila e le 400 mila unità: tutta gente arrivata dal Marocco tra gli anni '50 e gli anni '60, quanto il conflitto arabo-israliano ha suscitato la nascita di un significativo sentimento anti-ebraico in tutti i Paesi arabi dove ancora c'era una forte presenza ebraica (Marocco, Egitto, Tunisia, Iraq, Siria, Yemen...). La seconda è che a dispetto di settanta e più anni di conflitti, dell'avvicinamento all'Europa e dei rapporti strettissimi con gli Stati Uniti, Israele continua a sentirsi pienamente parte del Medio Oriente - un Medio Oriente molto ampio che si estende fino a tutto il Maghreb, vale a dire a tutta l'Africa nord-occidentale. Il terzo è che il Marocco è sempre stato considerato, anche negli anni in cui tra i due Paesi non c'erano più relazioni diplomatiche, come il più naturale tra i potenziali partner arabi.

Il paradosso, invece, è che questo afflato sembra non vedere (o forse più propriamente non voler vedere), la scelta dei simboli che sta accompagnando la cavalcata del Marocco in questa Coppa del Mondo. Come la decisione di festeggiare la vittoria contro il Belgio sventolando in campo la bandiera palestinese. Non è la prima volta che succede e non sarà certamente l'ultima: l'abitudine di farsi portatori della causa palestinese nelle manifestazioni sportive internazionali - che sovente porta gli atleti dei Paesi arabi a boicottare le sfide contro avversari israeliani, anche alle Olimpiadi - è molto diffusa. E solitamente è accolta dagli israeliani con enorme fastidio.

Evidentemente, non questa volta.

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