Dalla Stella Rossa al Bologna: le squadre, i trionfi e le panchine di Sinisa Mihajlovic
di Cosimo Cito
Viaggio tra le squadre del giocatore e allenatore: dalla Coppa dei Campioni del 1991 alle ultime salvezze col Bologna. Gli anni alla Lazio i più belli della carriera, poi lo scudetto a tavolino con l'Inter nell'anno di Calciopoli. Da allenatore tante salvezze guadagnate, ma anche molte amarezze
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Cinque campionati vinti tra Jugoslavia e Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea, tre Supercoppe Italiane. Un ruolo che è cambiato nel tempo, una saggezza calcistica unita a un sinistro formidabile. E poi sei squadre allenate. La carriera di Sinisa Mihajlovic, morto il 16 dicembre a 53 anni, è stata piena di momenti memorabili. Ed è stata legata indissolubilmente all’Italia. A partire da una serata del 1991.
Mihajlovic con la maglia della Lazio
Mihajlovic, la Stella Rossa e la Coppa dei Campioni
Mihajlovic gioca da centrocampista nella Stella Rossa Belgrado, il club “nazionale” della Serbia, quand’ancora il paese apparteneva alla Jugoslavia. Il 29 maggio 1991, a Bari, nella finale di Coppa dei Campioni, la Stella Rossa, con Mihajlovic arrivato a gennaio, affronta l’Olympique Marsiglia. Partita dura e brutta, che in Italia va in onda senza la telecronaca per uno sciopero dei giornalisti. Si arriva ai rigori, la Stella Rossa è perfetta, il Marsiglia sbaglia in apertura con Amoros e non recupera più. Il quarto tiro è di Mihajlovic: palla da una parte, Olmeta dall’altra. Mihajlovic gioca in mediana in coppia il futuro juventino Jugovic, in una squadra formidabile e ricca di tutte le nazionalità jugoslave, con il croato Prosinecki, il montenegrino Savicevic, il macedone Pancev.
Mihajlovic con la maglia dell'Inter Mihajlovic in Italia
Mihajlovic gioca un altro anno nella Stella Rossa, poi la guerra e il corteggiamento della Roma lo portano per la prima volta nel campionato italiano, a 23 anni. Due stagioni, ancora da centrocampista, senza troppa gloria. Un’altra svolta nella carriera di Sinisa sarà il rapporto con Sven Goran Eriksson. Negli anni alla Sampdoria il tecnico svedese lo arretra in difesa. 4 anni e poi, assieme, Erisskon e Mihajlovic vengono chiamati a Roma, questa volta sulla sponda laziale, da Sergio Cragnotti. È l’avvio del momento più ricco di soddisfazioni per il Mihajlovic giocatore: inserito in una delle squadre più forti della storia del campionato italiano, perde in volata dal Milan lo scudetto del 1999 (in quella stagione stabilirà il record di triplette di gol su punizione nel 5-2 contro la Sampdoria), ma vince all’ultima giornata nella famosa domenica di Perugia, il tricolore, il secondo nella storia della Lazio. Nelle sei stagioni in biancoceleste vince la Coppa delle Coppe e la Supercoppa Europea, oltre a due Coppe Italia e torna a giocare in Champions League.
Esaurita la fase d’oro alla Lazio, passa all’Inter, allenato dall’ex compagno di squadra Roberto Mancini. Arriva un altro scudetto, quello revocato alla Juventus per Calciopoli nel 2006. Proprio nel 2006 chiude la carriera da giocatore. Con la Nazionale jugoslava ha preso parte al campionato del mondo 1998 e all’Europeo 2000, collezionando in totale 63 presenze e 9 reti. Di queste, una l'ha segnata ai Mondiali del '98 su punizione contro l'Iran segnando il decisivo 1-0.
È l’allenatore in seconda dell'Inter dal 2006 al 2008, con Roberto Mancini in panchina. Con il tecnico marchigiano Mihajlovic vince due campionati italiani, nella stagione 2006-2007 e nella stagione 2007-2008. Passa poi al Bologna (dove verrà esonerato dopo 20 partite). L’anno successivo, da subentrato, salva il Catania. Va alla Fiorentina per un campionato e mezzo (esonerato nel 2011), poi torna alla Sampdoria da allenatore. Il 7° posto del 2015 gli attira la corte del Milan. Un anno solo, sulla panchina rossonera, interrotto da un nuovo esonero. Anche il biennio al Torino, dopo un buon 9° posto nel 2017, s’interrompe con un nuovo esonero. Nel giugno 2018 viene nominato tecnico dello Sporting Lisbona, ma viene sollevato dall'incarico appena nove giorni dopo dal nuovo presidente della squadra portoghese, non potendo di fatto iniziare la sua prima esperienza su una panchina di club non italiano. Infine le cinque stagioni al Bologna, con quattro salvezze, alcune più brillanti, altre più faticose, fino al brutale esonero del settembre scorso. Tra il 2012 e il 2013 è stato anche ct della nazionale serba.