Alberto Zaccheroni: "Il Napoli merita. Spalletti è astuto, ma attenti al Milan"
di Franco Vanni , di Franco VanniAlberto Zaccheroni ha quasi settant'anni e sempre la valigia in mano. Rientrato dal Qatar, dove ha analizzato le partite per conto della Fifa, si prepara a ripartire per il Giappone. "Ci torno volentieri. A Yokohama parlerò di tattica a una platea di mille allenatori".
I giapponesi le riconoscono il merito di avere fatto crescere la nazionale, come ct, fra il 2010 e il 2014. Cosa resta oggi del suo Giappone?
"Di giocatori, pochi. E anche lo spirito è cambiato. Hanno qualità, ma difendono basso. Ai miei tempi erano più coraggiosi. Fra l'altro, battemmo in amichevole l'Argentina di Messi".
Il mondo si è stupito per le immagini dei tifosi giapponesi che pulivano gli spalti a fine partita.
"In Giappone l'ordine è un modo per ringraziare per l'ospitalità. In spogliatoio i giocatori lasciano le maglie sporche piegate. Li ho apprezzati per questo, e per come giocavano. Vincemmo la Coppa d'Asia e andarono a ruba in Europa: Yoshida, Hasebe, Sakai, Okazaki. Molti sono finiti Bundesliga. Giapponesi e tedeschi si somigliano: pignoli, seri, affidabili".
Ha tifato Giappone al Mondiale?
"È inevitabile, anche se il ruolo di analista non me lo avrebbe consentito. Ho visto 60 partite. L'Argentina ha meritato, ha letto le gare meglio di tutti, è partita con un approccio difensivo poi è mutata".
Fra i giocatori, chi le ha rubato l'occhio?
"Gakpo dell'Olanda. Gvardiol, il centrale della Croazia. Bellingham e Saka nell'Inghilterra. Poi Akanji difensore della Svizzera. E Kim del Napoli".
Potendo scegliere, preferirebbe allenare Messi o Mbappé?
"Sono diversi. Se hai Messi, che è ancora il numero uno, devi giocare per lui. Con Mbappé gli altri non scompaiono".
Quando non viaggia per la Fifa, cosa fa?
"Alleno la nazionale no profit, un progetto sociale di valore. Siamo appena partiti. Sono lusingato che abbiano scelto me".
Le manca la panchina di un club?
"Non può non mancarmi, ma ho fatto la mia scelta. Oggi la priorità sono mia moglie e mio figlio".
Pensa che il Napoli vincerà lo scudetto?
"Ha tutto per vincerlo, e meriterebbe addirittura più punti di quelli che ha. Spalletti è astuto, conosce i giocatori, ne nasconde i difetti e ne esalta i pregi".
Lei ha allenato Milan, Inter e Juve. Chi sarà la vera anti-Napoli?
"Il Milan è tanta roba, dipende da quante energie porterà via la Champions. Ha entusiasmo, intelligenza, esperienza. Maldini ha carisma. Pioli gestisce meravigliosamente".
Questo Milan potrebbe vincere le ultime sette di fila, come fece il suo?
"Il calcio non si ripete. Non esistono due stagioni uguali".
L'Italia ha mancato per due volte consecutive la qualificazione al Mondiale. Qual è il problema?
"La Serie A funziona, il problema è della Nazionale. Dopo la vittoria dell'Europeo è mancata la sicurezza e siamo diventati prevedibili".
Da dove si riparte?
"Da Mancini. È bravo, non va messo in discussione".
Guardando alla sua lunga carriera, di cosa va più fiero?
"Di essere partito dal basso e avere vinto campionati di ogni rango, come Sarri. Mi manca la B solo perché il Cosenza fu penalizzato per ragioni fiscali. Non avevamo una lira, andavamo in trasferta in pullman in Veneto. Sono fiero di non avere mai avuto un agente. E di non essermi mai portato dietro un giocatore spostandomi da un club all'altro".
Di cosa invece si pente?
"Nulla. Sono sempre stato me stesso".
Perché si dimise dall'Inter dopo averla portata in Champions?
"Alcuni giocatori erano vicini alla fine e con la proprietà non c'era sintonia. Ho rinunciato ai soldi, ma era giusto così".
Oggi tante squadre in Serie A utilizzano quella difesa a tre che fece la fortuna della sua Udinese.
"A tre gioca solo Gasperini, gli altri difendono a cinque. Nel mio 3-4-3 le punte non si allontanavano dalla porta avversaria. E invertivo gli esterni d'attacco: il mancino a destra e vice versa. Non piaceva a tutti i giocatori. Ma il calcio cambia, come il mondo".