La malattia di Vialli e la convivenza con il tumore: cinque anni di lotta e sofferenza
di Francesco Carci
Il capo delegazione della Nazionale è morto a Londra a 58 anni. Ha raccontato la sua sofferenza con coraggio, senza vergogna, in tv e in un libro
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Lo aveva definito un "ospite indesiderato" e un "compagno di viaggio che avrei evitato volentieri". Gianluca Vialli non ha mai perso dignità e compostezza quando si è trovato a parlare della malattia, il maledetto tumore al pancreas, scoperto nel 2017. Il capo delegazione della Nazionale è morto oggi a Londra, aveva 58 anni.
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La Fondazione Vialli e Mauro per la ricerca
Proprio l'ex attaccante di Cremonese, Sampdoria, Juventus e Chelsea nel 2003, insieme all'amico Massimo Mauro, aveva creato la "Fondazione Vialli e Mauro per la Ricerca e lo Sport onlus" con l'obiettivo di destinare fondi alla prevenzione e la cura del cancro e alla ricerca medico scientifica sulla Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), la malattia che si è portata via Stefano Borgonovo.
Vialli, il libro e le interviste: il coraggio di parlare della malattia
Vialli, nelle interviste rilasciate e nel libro autobiografico Goals. 98 storie + 1per affrontare le sfide difficili, ha raccontato senza vergogna la sua convivenza con il brutto male, compresi i momenti più duri. "Indossavo un maglione sotto la camicia per mascherare la perdita di peso", effetto collaterale inevitabile dopo lunghi e complicati mesi di chemioterapia. Nel dicembre del 2018, ospite da Fabio Fazio, aveva rimarcato l'amore per la famiglia: "Sapevo che uno dei momenti più complicati sarebbe stato dirlo ai miei cari. Mi sono posto due obiettivi: non morire prima dei miei genitori e portare le mie figlie (Oliva e Sofia) all'altare".
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Vialli, la Nazionale e il trionfo a Euro2020
Nel 2019 il quadro clinico era in netto miglioramento, tant'è che Vialli fu nominato dalla Figc capo delegazione della nazionale azzurra, prendendo il posto di Gigi Riva e riformando quella coppia magica con Roberto Mancini che aveva fatto sognare i tifosi della Sampdoria agli inizi degli Anni 90 (indimenticabile lo scudetto nel '91). Gabriele Gravina chiamò Vialli in uno dei periodi più bui del nostro calcio, con la mancata qualificazione al Mondiale 2018 in Russia dopo il drammatico spareggio perso contro la Svezia con Ventura in panchina. Da lì però ci fu la risalita sia di Vialli, che nel 2020 annunciò che gli ultimi esami "non hanno evidenziato segni di malattia", sia della Nazionale stessa, culminata nell'estate 2021 con il trionfo all'Europeo del 2020 (giocato nel 2021 a causa del Covid). Oltre ai rigori parati da Donnarumma contro l'Inghilterra e all'esultanza del presidente Mattarella sugli spalti di Wembley, uno dei momenti più emozionanti rimasti nell'immaginario collettivo è stato proprio l'abbraccio a fine partita tra Vialli e Mancini, entrambi in lacrime. "In quel gesto c'erano tanti sentimenti in un colpo solo: non solo la gioia per aver raggiunto un traguardo inaspettato, ma anche il ricordo della finale di Coppa Campioni persa nel '92 contro il Barcellona (decisa da una punizione di Koeman ai supplementari) e la paura per le mie condizioni di salute. È stato un abbraccio più bello degli assist che gli facevo da calciatore".
Vialli e la recidiva della malattia: "L'ospite indesiderato è tornato"
Nel dicembre 2021, il nuovo annuncio dell'ex calciatore: "L'ospite indesiderato è tornato, a volte è presente, altre meno. Spero mi possiate sopportare per tanti altri anni". Fu un nuovo campanello d'allarme che mise in apprensione tutti i tifosi. Un altro brutto segnale, il più recente, è arrivato il 14 dicembre quando, tramite un tweet della Figc, Vialli ha comunicato di "sospendere temporaneamente il ruolo federale per utilizzare tutte le energie psico-fisiche per aiutare il mio corpo a superare questa fase della malattia in modo da essere in grado al più presto di affrontare nuove avventure e condividerle con tutti voi". Dopo la morte di Sinisa Mihajlovic un'altra tragedia difficile da accettare.