Daniele Orsato, il miglior arbitro del Mondiale: "Promuovo la tecnologia e perdono Modric. E non scordo quel giallo a Maldini"
dal nostro inviato Enrico Currò , dal nostro inviato Enrico CurròLUGANO — "Modric mi ha attaccato per il rigore che ho dato all'Argentina nella semifinale con la Croazia? Magari avrà detto qualche parola in più, però è comprensibile, visto quello che lui e i suoi compagni si giocavano quel giorno. Quando ci ritroveremo in campo, sarà tutto passato. Perché in Serie A ci sono tante polemiche sul Var? Non siamo certo noi a farle. Per noi è un sostegno prezioso, anche se poi bisogna arbitrare come se non ci fosse: pensate al mio amico Marciniak, che nella finale Argentina-Francia, con tre rigori e una simulazione, non ne ha avuto bisogno. L'Europeo 2024 come obiettivo, a 47 anni? Il mio obiettivo è la prossima partita e quella dopo". Le confessioni di un italiano, l'unico al Mondiale mancato dagli azzurri ma vinto da lui, Daniele Orsato le ha fatte in territorio neutrale. Il migliore arbitro del torneo - lo certifica il premio intitolato a Giulio Campanati, antenat…
LUGANO — "Modric mi ha attaccato per il rigore che ho dato all'Argentina nella semifinale con la Croazia? Magari avrà detto qualche parola in più, però è comprensibile, visto quello che lui e i suoi compagni si giocavano quel giorno. Quando ci ritroveremo in campo, sarà tutto passato. Perché in Serie A ci sono tante polemiche sul Var? Non siamo certo noi a farle. Per noi è un sostegno prezioso, anche se poi bisogna arbitrare come se non ci fosse: pensate al mio amico Marciniak, che nella finale Argentina-Francia, con tre rigori e una simulazione, non ne ha avuto bisogno. L'Europeo 2024 come obiettivo, a 47 anni? Il mio obiettivo è la prossima partita e quella dopo". Le confessioni di un italiano, l'unico al Mondiale mancato dagli azzurri ma vinto da lui, Daniele Orsato le ha fatte in territorio neutrale. Il migliore arbitro del torneo - lo certifica il premio intitolato a Giulio Campanati, antenato illustre - ha scelto la Svizzera per raccontare se stesso e non è stato un caso: a Lugano, nel 2009, diresse la sua prima importante partita tra rappresentative nazionali Under 20, e non poteva esserci luogo più adatto per parlare dell'apice di una carriera ("parola che non mi piace, preferisco vita arbitrale, per distinguerla dalla vita vera, che è quella di tutti i giorni") ormai da star, complementare ai campioni idolatrati dai tifosi. Orsato è appena tornato dall'Arabia, dove il 5 gennaio ha arbitrato a Gedda Al-Ittihad-Al-Hilal: i sauditi non vogliono soltanto Cristiano Ronaldo.
Orsato, l'elettricista col fischietto
Lunedì sera, cinema Lux di Massagno, collina con vista sul lago di Lugano. La commissione arbitrale della Ftc, la federazione calcistica ticinese, ha organizzato l'incontro, aperto al pubblico. Sarebbe anche una lezione tecnica per i giovani aspiranti fischietti della regione, ma presto diventa il trascinante racconto, quasi un un'ora di monologo fatto anche di aneddoti inediti, dell'ascesa inarrestabile e non programmata dai campetti di periferia del vicentino agli stadi fantasmagorici del Mondiale. "Io ero un ragazzo di un piccolo paese, Recoaro Terme, che voleva fare l'elettricista. Avevo in testa solo quello, fin da bambino. Giocavo anche a pallone. Arrivai fino alla prima categoria, nel giugno 1992, ma la squadra fallì".
Come Orsato è diventato arbitro
Lo consolò il diploma: "Non avevo ancora 18 anni, quando mi misi la tuta blu con le cerniere. Toccavo il cielo con un dito, come Messi quando ha alzato la Coppa del mondo. E proprio quel giorno incontrai un amico: senti, Daniele, se non puoi più giocare a pallone con la squadra, perché non fai il corso per arbitri?". La reazione non fu esattamente entusiasta: "Gli risposi se era matto: l'arbitro, per me, era solo uno sfigato che prendeva insulti. Ma lui mi convinse a provare, io chiesi a mio padre se mi accompagnava al corso a Vicenza e scegliemmo Schio, che in auto era più vicina. Iniziai nell'ottobre 1992 e chiesi al mio amico Checco: quanto tempo ci vuole per arrivare in Serie A?". Sedici anni almeno: la prospettiva non scoraggiò il ragazzo: "Andai a casa e dissi a mia madre che in 16 anni avrei arbitrato in A, lei stava riposando e si voltò dall'altra parte. Lo dissi a mio fratello e lui scrisse su un foglietto la data, la mia affermazione e il suo commento: cazzata di mio fratello". Invece, il 4 luglio 2006, ben prima del progetto, sarebbe arrivata la telefonata di Luigi Agnolin, commissario straordinario dell'Aia, l'associazione arbitri: "Io stavo montando un impianto e lui, che non era di molte parole, mi disse solo: complimenti, Orsato, vieni a Sportilia, sei nella Can di Serie A. Allora mio fratello tirò fuori il famoso foglietto. E io cominciai a pensare quello che vedete scritto alle mie spalle". Il calciatore ideale da arbitrare per Orsato? "Javier Zanetti. Una volta il capitano dell'Inter mi disse: 'Hai sbagliato, ma non ti preoccupare, continua ad arbitrare tranquillo'".
Orsato e quel cartellino giallo a Maldini
Sullo schermo del cinema Lux compare un aforisma a lettere cubitali: "Non permettete a nessuno di dire che non potete fare qualcosa. Proteggete i vostri sogni". Il messaggio è rivolto ai giovani arbitri, numerosi tra le duecento persone del pubblico: "Vi grideranno di tutto, vi insulteranno. Ma voi ricordatevi: gridano perché loro non saprebbero mai fare quello che fate voi. E non lasciatevi abbattere dagli ostacoli. A me dissero che non avrei potuto fare carriera internazionale perché non sapevo l'inglese: beh, per due anni ho fatto un corso intensivo con insegnante madrelingua. E a 46 anni sono stato selezionato per il Mondiale insieme a gente più giovane anche di 12-13 anni. Beh, ho fatto in modo di essere in grado di stare al passo con loro, nei test fisici".
Orsato: "Ecco cosa serve per diventare un buon arbitro"
I requisiti del buon arbitro sono pochi: "Umiltà, capacità di mettere da parte l'arroganza, voglia di ascoltare i consigli dei più esperti. Io lo faccio ancora adesso, eppure uno dei miei consiglieri preferiti ha arbitrato al massimo nelle categorie inferiori". Il resto lo fa soprattutto l'autorevolezza, necessaria per mantenere la disciplina: "Quando eliminate le proteste dei giocatori, il 50% è fatto". Primo aneddoto: "Era il 10 febbraio 2008 a San Siro, Milan-Siena. Ammonisco Paolo Maldini per un fallo e lui mi si avvicina: un cartellino giallo per una cosa del genere? Quando lo rivedrai alla tivù, ti renderai conto dell'errore. E io: mi dispiace, abito un piccolo paese, la tivù non è ancora arrivata. La sudditanza psicologica non esiste, esiste semmai la pressione dello stadio, dei grandi stadi: mi accorsi presto che a Napoli, quando la squadra faceva gol, tutto tremava". Aneddoto numero due, introdotto da un video in cui si vede un giovane Orsato ammonire per un'entrata dura a centrocampo Paolo Cannavaro. Il difensore del Napoli gli si fa incontro minaccioso e l'arbitro lo allontana. Orsato conferenziere interroga sul palco un giovane arbitro: "Tu, che cosa avresti fatto al mio posto?". Secondo video, ancora un'entrata di Paolo Cannavaro a un solo mese di distanza, in un'altra partita, e ancora un'ammonizione. Ma stavolta le proteste non ci sono più. La domanda, a un altro aspirante direttore di gara, sintetizza tutto: "Che cosa è cambiato, tra le due scene?". Il cambiamento sta nel rispetto, che l'arbitro si è guadagnato nel frattempo. L'invito, alla critica e agli osservatori arbitrali, è dunque quello di aspettare i giovani: "Non solo i giocatori, anche gli arbitri. Ogni errore fa parte del percorso".
Arbitri, la crisi di vocazioni e il movimento femminile
La crisi di vocazioni è il problema evidente dell'arbitraggio nel terzo millennio e dalla platea ci s'informa: un arbitro deve avere giocato a calcio? "Se ha giocato, è avvantaggiato. Marciniak, l'arbitro della finale del Mondiale, ha giocato a livello alto, in Polonia. Però è sempre tutto relativo: se tu il vantaggio non lo sfrutti, con la voglia di impegnarti, di faticare e di migliorare, avere giocato a pallone non serve a un bel niente". Il calcio cambia spesso regole, al Mondiale si sono visti i recuperi extralarge: "Nessuno ci ha fatto la lista della spesa. Siamo stati un po' più attenti, più precisi, meno superficiali: tutto qui". Il Var, però, è stato una rivoluzione epocale e la accentuerà il fuorigioco semiautomatico, che per la Serie A verrà battezzato il 18 gennaio a Riad dal derby di Supercoppa Milan-Inter: "Ai miei assistenti, scherzando, dico che a poco a poco gli toglieranno anche la bandierina. In realtà queste innovazioni hanno innalzato il livello dell'arbitraggio: gli assistenti si sono allenati al fuorigioco ritardato e adesso devono imparare a essere più bravi anche su tutto il resto, a perfezionarsi sulle questioni tecniche".
Orsato: "Da Ferrieri Caputi una lezione"
L'importante è non sentirsi mai arrivati: "Dopo la finale di Champions io ho subito arbitrato in Serie B e sapevo di dovere essere più che mai all'altezza, perché se avessi sbagliato le squadre si sarebbero lamentate: ma chi ci avete mandato, noi volevamo l'arbitro della Champions". Quello delle donne arbitro, secondo Orsato, è un falso problema: "Diventa perfino assurdo parlarne. Sono arbitri, punto e basta, e Maria Sole Caputi non poteva dirlo meglio di come l'ha detto a tutti noi al raduno: voglio essere trattata come tutti gli altri. Una donna viene valutata per come arbitra la partita, se è andata bene o male lo sa lei per prima, come ognuno di noi". L'ultimo quesito è inevitabile: scusi, Orsato, le è mai capitato di pensare: ma chi me l'ha fatto fare? "Certo. Ho vissuto tanti momenti del genere, da giovane, e so che la violenza e gli insulti inammissibili contro gli arbitri restano una costante. Ma non ha senso arrendersi. Io ero un ragazzo timido, fino alle medie avevo paura ad andare a scuola per terrore dei professori. Poi l'arbitraggio mi ha reso più forte. E se sono arrivato fin qui, come dico sempre ai miei due figli, è perché a nessuno ho permesso di distruggermi il sogno".