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Dino Baggio: "Diserbanti e integratori, noi calciatori tenuti all'oscuro. Ora ho paura"

L'ex centrocampista della Nazionale: "Mai fatto uso di doping in carriera. Ma, dopo la morte di un amico come Gianluca Vialli e di tanti altri calciatori della mia generazione, vorrei sapere se nel tempo le sostanze che ho assunto e gli erbicidi sparsi sui campi dove ho giocato possano aver causato le loro malattie". E sugli allarmi di Zeman: "Dobbiamo ringraziarlo, ora gli atleti possono dire no"
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"Quando entravo in campo, ricordo che l'erba aveva un odore strano, non naturale, certamente diverso da quello che senti quando la tagli nel giardino di casa tua. Ecco, vorrei sapere cosa c'era nei pesticidi che usavano per la manutenzione dei campi da gioco o magari nei coloranti che facevano rimanere il manto di un bel verde". È preoccupato, Dino Baggio, 51 anni, ex calciatore di Torino, Inter, Juventus, Parma e Lazio, a cavallo tra gli anni '90 e il 2000. Sessanta presenze e sette gol con la maglia azzurra, Baggio è rimasto molto colpito dalle morti premature, in questi anni, dei suoi ex colleghi. Di Vialli, per esempio, è stato compagno nella Juve dal 1992 al 1994: "Luca era al top. Come calciatore ma molto di più come uomo. Vederlo andarsene così è stato terribile".

"Quando entravo in campo, ricordo che l'erba aveva un odore strano, non naturale, certamente diverso da quello che senti quando la tagli nel giardino di casa tua. Ecco, vorrei sapere cosa c'era nei pesticidi che usavano per la manutenzione dei campi da gioco o magari nei coloranti che facevano rimanere il manto di un bel verde". È preoccupato, Dino Baggio, 51 anni, ex calciatore di Torino, Inter, Juventus, Parma e Lazio, a cavallo tra gli anni '90 e il 2000. Sessanta presenze e sette gol con la maglia azzurra, Baggio è rimasto molto colpito dalle morti premature, in questi anni, dei suoi ex colleghi. Di Vialli, per esempio, è stato compagno nella Juve dal 1992 al 1994: "Luca era al top. Come calciatore ma molto di più come uomo. Vederlo andarsene così è stato terribile".

Come sa bene, l'argomento è delicatissimo.

"E io non voglio lanciare accuse alla cieca. Non parlo di doping: non ho mai preso sostanze proibite e nessuno me le ha mai proposte. Eravamo controllatissimi: dovevi passare per tutto dal medico sociale, anche per prendere i medicinali contro la tonsillite che mi ha accompagnato per tutta la carriera. Ci seguivano con grandissima attenzione, a me per esempio dicevano sempre di non esagerare col caffé, che mi piace tanto ma che rischia di farti risultare positivo ai controlli, se esageri".

E allora, dove è il problema?

"Ho preso solo integratori tipo Polase, quando giocavo. C'era una tabella da rispettare e io l'ho sempre seguita alla lettera. Ero in campo ogni tre giorni, ovvio che dovessi reintegrare le energie spese nelle partite. Chiedo risposte scientifiche: vorrei sapere nel lungo termine gli effetti di questi prodotti chimici sul mio corpo. Nulla di illecito, ripeto: ma è chiaro che quello che si prendeva negli anni '90 ora non si prende più".

Lo vede anche con i suoi figli, tutti e due calciatori?

"Certo, loro giocano in Serie D. Alessandro, 21 anni nel Casale, in Piemonte; Leonardo, 19 anni, nella Luparense, qui vicino, a pochi chilometri da Padova. Sono ragazzi molto più consapevoli di quanto lo fossi io allora: prendono soltanto prodotti naturali, dicono no anche a una banale aspirina per un mal di testa. Ai miei tempi non c'era questa sensibilità".

Cosa è cambiato?

"Un ragazzo nel 2023 ha molte più possibilità di non rimanere all'oscuro. Accende il computer a casa e accede a informazioni di cui noi non potevamo essere in possesso. Ma dobbiamo ringraziare anche Zeman. Con le sue parole ('il calcio deve uscire dalle farmacie') secondo me ha fatto del bene alle nuove generazioni. La mia ora attende risposte e, non lo nego, guarda con paura alla morte dei nostri ex colleghi".

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"Una persona fantastica. Il meglio come giocatore ma, soprattutto, come uomo. Io avevo 21 anni nel 1992, lui era già un campione. Ma non mi ha fatto mai pesare il suo status. Anzi, con Roberto Baggio aiutava noi giovani a integrarci, organizzava le cene di gruppo. Super professionale ma anche allegro e alla mano. Insomma, lo definirei un Cristiano Ronaldo simpatico. L'ho ammirato profondamente per come ha affrontato la malattia, una vicenda terribile che mi ha segnato".

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Ha pensato di contattare altri ex calciatori, per chiedere insieme chiarezza?

"Non è semplice, ognuno pensa con la testa sua. Immagino che tutti, come me, si spaventino leggendo dei tanti casi di Sla, delle leucemie, dei tumori. E chissà quanti altri che hanno giocato a pallone, magari nelle serie minori, si sono ammalati. Io ora vivo nel modo più naturale possibile, mangio prodotti non trattati, disintossico il mio corpo. Ma il passato mi fa paura. E chiedo risposte".

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