Tocco di mano, ecco perché il Var non sempre può dare certezze
di Franco Vanni , di Franco VanniÈ successo di nuovo. Durante la partita Inter-Juve di domenica, arbitro e Var sono arrivati alla conclusione di non avere a disposizione immagini abbastanza chiare per potere affermare che ci fosse stato un fallo di mano di Rabiot, nell’azione del gol di Kostic. Niente prova, niente fallo. Per questo – per l’impossibilità tecnica di determinare l’impatto fra braccio e pallone - il designatore arbitrale Gianluca Rocchi non solo ha approvato l’operato dell’arbitro Chiffi, ma ha anche ritenuto adeguato il lavoro del var Mazzoleni: senza una conferma certa, la condotta irregolare non c’è. Secondo il designatore, i due hanno fatto quel che potevano, con gli strumenti che avevano. Una situazione differente ma simile a quella che si è verificata in Juventus-Sampdoria dello scorso 12 marzo. In quel caso gli addetti al monitor hanno ritenuto che, in assenza di un’immagine che dimostrasse oltre ogni ragionevole du…
È successo di nuovo. Durante la partita Inter-Juve di domenica, arbitro e Var sono arrivati alla conclusione di non avere a disposizione immagini abbastanza chiare per potere affermare che ci fosse stato un fallo di mano di Rabiot, nell’azione del gol di Kostic. Niente prova, niente fallo. Per questo – per l’impossibilità tecnica di determinare l’impatto fra braccio e pallone - il designatore arbitrale Gianluca Rocchi non solo ha approvato l’operato dell’arbitro Chiffi, ma ha anche ritenuto adeguato il lavoro del var Mazzoleni: senza una conferma certa, la condotta irregolare non c’è. Secondo il designatore, i due hanno fatto quel che potevano, con gli strumenti che avevano. Una situazione differente ma simile a quella che si è verificata in Juventus-Sampdoria dello scorso 12 marzo. In quel caso gli addetti al monitor hanno ritenuto che, in assenza di un’immagine che dimostrasse oltre ogni ragionevole dubbio un controllo di palla col braccio da parte di Rabiot, veniva meno l’oggettività dell’errore che avrebbe consentito di richiamare all’on-field review l’arbitro, che aveva concesso il gol al centrocampista francese bianconero.
La fotografia 3D delle situazione di gioco è ancora lontana
In futuro, grazie all’incrocio dei punti di vista di più telecamere e a un software in grado di collocare con precisione giocatori e pallone in un modello tridimensionale, arriveremo a determinare con certezza micrometrica le diverse situazioni di gioco, come già avviene con la stampa 3D, con la chirurgia robotica e con la creazione di modelli virtuali nel cinema d’animazione. Ma non ci siamo ancora. E con ogni probabilità non ci saremo nemmeno nella prossima stagione. Oggi lo standard più avanzato della produzione video della Serie A, che ha sede a Lissone, mette a disposizione della sala var le immagini di 18 telecamere, più le due della goal line tecnology e il sistema a tre occhi della telecamera tattica, che riprende il campo da lontano. Abbastanza per rivedere un episodio da numerose diverse angolazioni, ma non per affermare con assoluta certezza se un avambraccio ha o meno sfiorato un pallone. Quello deve ancora deciderlo l’arbitro.
La tecnologia oggi aiuta l'arbitro ma non lo sostituisce
La scena del pallone che roteando si avvicina al braccio di Rabiot, prima del gol di Kostic al minuto 23’ di Inter-Juve, è stata ripresa da cinque telecamere diverse, nessuna delle quali ha restituito un’immagine da cui si potesse con certezza affermare che contatto c’era stato. Chi di queste cose si occupa ogni giorno, tanto in Lega di Serie A quanto all’Aia, è convinto che anche con sette o otto telecamere le cose non sarebbero cambiate. E nemmeno con strumenti capaci di una maggiore definizione, o in grado di catturare un numero di frame al secondo superiore: un fermo immagine non determina mai l’esatta rappresentazione di una situazione dinamica. Nessuna tecnologia oggi disponibile consente di azzerare la soggettività della decisione dell’arbitro, che valuta in base a criteri empirici: il cambio di traiettoria, il cambio nella rotazione della palla, i movimenti del giocatore.
Più telecamere non risolvono il problema
Non solo al momento non si progetta di aumentare il numero delle telecamere a bordo campo, ritenuto congruo, ma anzi la Fifa lavora per prevedere protocolli Var con meno camere, di modo da rendere economicamente accessibile la tecnologia del Video assistant referee anche alle serie minori dei campionati e alle leghe dei Paesi più poveri, nella consapevolezza che con dieci occhi elettronici o con venti, tutto sommato, il problema resta: ci vuole qualcuno che alla fine decide. Vale per direttori esperti come ad esempio Orsato, che arbitrava già prima del Var, come per i giovani promettenti arbitri che Rocchi sta crescendo, come Sozza o Colombo, arrivati al calcio che conta già nell’era della revisione video degli episodi.
Presto sarà pubblico l'audio arbitro-Var di Inter-Juve
L’intenzione di Rocchi è rendere pubbliche nei prossimi giorni le registrazioni delle conversazioni fra arbitro in campo e sala Var in Inter-Juve, in modo da dimostrare la buona fede tanto del direttore di gara quanto dei suoi assistenti al monitor che – come detto - nel caso del primo controllo di Rabiot hanno ritenuto di non avere elementi per affermare che il contatto c’era stato, e che nei successivi due tocchi di Vlahovic, evidenti, hanno invece ritenuto che il giocatore non avesse cercato il pallone ma che avesse tenuto il braccio aderente al corpo nell’impossibilità di evitare il contatto. Niente fallo, quindi.
Il caso di Salernitana-Juventus
Una prova di verifica video quasi-oggettiva la si sta facendo con il fuorigioco semi-automatico, basato su un modello che scompone la posizione di ogni calciatore in 28 punti dinamici: piede, ginocchio, anca, eccetra. In base alla disposizione dinamica di questi punti, viene poi tracciata la linea in base a cui si stabilisce chi fosse avanti a chi nel momento del passaggio. La tecnologia è stata introdotta in Serie A nel girone di ritorno di questo campionato, per evitare che si verifichino pasticci come quello di Salernitana-Juventus dello scorso 11 settembre. Il gol del 3-2 bianconero fu annullato per fuorigioco di Bonucci: le telecamere a disposizione del Var non inquadravano infatti il terzino granta Candreva, che teneva in gioco il difensore bianconero. In quel caso, una telecamera in più a disposizione degli arbitri in sala video avrebbe probabilmente aiutato, visto che gli occhi elettronici delle tv hanno catturato la scena nel suo complesso. In quel caso l’errore era oggettivo: nessuno nega che Candreva tenesse in gioco Bonussi, a differenza di quanto avvenuto con il tocco di braccio di Rabiot in Inter-Juve. Resta però da chiedersi come mai l’arbitro non si sia domandato dove fosse finito il numero 87 della Salernitana durante l’azione. Ed è la prova che fidarsi troppo della tecnologia, per il livello di accuratezza attuale, può anche essere un errore.