L'anomalia del Napoli, unica sorpresa in Europa
di Paolo CondòLa gara fra Juventus e Milan ha concluso il mini-torneo degli scontri diretti fra le prime sette della classifica, un indicatore prezioso del valore tecnico e tattico di una squadra. Succede spesso che una formazione meno dotata supplisca con la concentrazione, e facendo il pieno contro le rivali della parte destra della classifica - quelle chiaramente inferiori - arrivi più in alto rispetto alla sua qualità netta. Ma se perdi i duelli con le pari grado lo scudetto non lo vinci, e infatti anche questo torneo è andato al Napoli: con nove vittorie e tre sconfitte, la squadra di Spalletti ha raccolto 27 punti, sei in più della Lazio che almeno una volta ha battuto tutte le avversarie della fascia nobile, il che spiega il secondo posto sul campo ritrovato ieri. E l'ammirevole lavoro di Sarri.
La Roma è ultima nel mini torneo delle prime
Vincendo a Torino il Milan ha raggiunto la Lazio in questa graduatoria. Qui, dunque, il distacco dal Napoli…
La gara fra Juventus e Milan ha concluso il mini-torneo degli scontri diretti fra le prime sette della classifica, un indicatore prezioso del valore tecnico e tattico di una squadra. Succede spesso che una formazione meno dotata supplisca con la concentrazione, e facendo il pieno contro le rivali della parte destra della classifica - quelle chiaramente inferiori - arrivi più in alto rispetto alla sua qualità netta. Ma se perdi i duelli con le pari grado lo scudetto non lo vinci, e infatti anche questo torneo è andato al Napoli: con nove vittorie e tre sconfitte, la squadra di Spalletti ha raccolto 27 punti, sei in più della Lazio che almeno una volta ha battuto tutte le avversarie della fascia nobile, il che spiega il secondo posto sul campo ritrovato ieri. E l'ammirevole lavoro di Sarri.
La Roma è ultima nel mini torneo delle prime
Vincendo a Torino il Milan ha raggiunto la Lazio in questa graduatoria. Qui, dunque, il distacco dal Napoli è limitato: diventa enorme quando si tratta di battere le squadre meno capaci, a riprova che la profondità dell'organico è stato il vero problema stagionale. Pioli ha raggiunto la sospirata qualificazione in Champions, con uno splendido gol di Giroud e una difesa del risultato mai affannosa; ma sul mercato non deve dimenticare che si tratta di un quinto posto, e che la coppa nobile arriva per la penalizzazione della Juve. Battendo l'Atalanta, l'Inter è salita a quota 18 nel mini-torneo, ed è quarta. In coda ci sono appunto i bergamaschi con 11 punti e la Roma con 9: quando Mourinho denuncia i limiti del suo organico, può portare questa pezza d'appoggio.
Juve, male con le forti
Nel torneo delle più forti la Juve è soltanto quinta con 14 punti: 4 vittorie, 2 pareggi, 6 sconfitte. Lo "stillicidio" delle sentenze denunciato da Allegri ha certamente un peso anche qui, ma non spiega tutto. Quando affronta una squadra che gioca un calcio codificato con uomini di qualità, la Juve è impotente: lo si è visto col Benfica nel tremendo girone di Champions, lo si è visto col Siviglia soprattutto nella semifinale d'andata di Europa League, lo si era visto col Villarreal negli ottavi di Champions dell'anno scorso, lo si è notato a Napoli, a Roma contro la Lazio, più all'andata che ieri col Milan. È il problema che era costato ad Allegri la sua prima Juve, l'ineluttabilità del ko contro l'Ajax - che giocava un gran calcio, imprendibile dai bianconeri - e che il ritorno a Torino non ha risolto, anzi. La Juve quest'anno ha fatto bene contro la classifica di destra, e in coppa ha eliminato la 17ª della Ligue 1 (Nantes), la quinta della Bundesliga (Friburgo) e la quarta della Primeira Liga (Sporting). Ma appena l'asticella si alza, la squadra non si solleva. Mai.
Napoli, i divorzi in un clima più sereno
Alla fine quella del Napoli è rimasta l'unica (esaltante) anomalia nella stagione che la pausa mondiale ha reso a lungo imprevedibile. Estendendo l'analisi ai 7 campionati principali, il Bayern col fiatone e Manchester City e Paris St.Germain più in scioltezza hanno prolungato le loro serie, Barcellona e Benfica hanno vinto quattro anni dopo l'ultima volta, il Feyenoord ci è riuscito dopo sei. Niente di paragonabile ai 33 anni di distanza dall'ultimo scudetto del Napoli, ed è anche nel rispetto di un'impresa così bella che la separazione fra i suoi protagonisti dovrebbe avvenire in un clima più sereno. Bene ha fatto Spalletti a non aggiungere altra legna al fuoco delle frecciate di De Laurentiis, mentre si intuisce la durezza del braccio di ferro economico dietro il (tentato) congedo silenzioso di Giuntoli per andare alla Juve. Molti divorzi si consumano fra partner che ormai si odiano, ma in genere lo sguardo che posano sui figli li acquieta: lo scudetto è il prodotto di un grande lavoro comune, e come un figlio dovrebbe essere visto. Questo non vuol dire che la vittoria cancelli per forza tutto, come il Bayern ha dimostrato licenziando i suoi dirigenti malgrado la Bundesliga salvata in extremis. Ma un po' di stile è sempre il benvenuto.
Baroni e Terzic, le lacrime del calcio umano
La penultima giornata ha ristretto a Spezia e Verona la caccia all'ultimo posto utile per la salvezza. A 31 punti non è realistico parlare di volata: sono squadre che si trascinano esauste, destinate allo spareggio a meno che una di loro non s'inventi un risultato nell'ultimo turno contro una grande. Ieri si è salvato il Lecce, e le lacrime di Marco Baroni per la vittoria si sono mischiate a quelle di sabato di Edin Terzic per lo scudetto mancato col Dortmund: momenti di intensità emotiva fortissima, di intimità non più trattenuta davanti a migliaia di spettatori coinvolti. Calcio in purezza.