Per noi abbonati a “Guardiola Channel” è iniziata l’ottava stagione della serie Pep & the City e ancora una volta le prime puntate sono riuscite a sorprenderci. Il cast ha avuto due nuovi ingressi: Gvardiol e Doku. Il primo, passi: è uno dei difensori più forti del mondo, anche se qui viene impiegato molto più alto e decentrato. Il secondo, invece, non sarebbe mai stato scritturato anni fa: un improvvisatore che addirittura duetta con l’omologo Grealish, uno per fascia. Nel penultimo episodio il City ha affrontato il Brighton di De Zerbi. Giocavano, tutti insieme: Haaland, Alvarez, Foden, Bernardo Silva e Doku.
Chi se lo può permettere? Guardiola. Perché? Perché sistema Rodri e Stones a fare da cerniera (i due giocatori più preziosi, ma che soltanto con lui giocano così). Perché se Doku o Foden perdono palla in un tentativo di dribbling, chi prova a ripartire si trova davanti Gvardiol o Akanji, due muri. Negli schemi pre-partita indicano un 3-2-4-1, ma nessuna combinazione numeric…
Per noi abbonati a “Guardiola Channel” è iniziata l’ottava stagione della serie Pep & the City e ancora una volta le prime puntate sono riuscite a sorprenderci. Il cast ha avuto due nuovi ingressi: Gvardiol e Doku. Il primo, passi: è uno dei difensori più forti del mondo, anche se qui viene impiegato molto più alto e decentrato. Il secondo, invece, non sarebbe mai stato scritturato anni fa: un improvvisatore che addirittura duetta con l’omologo Grealish, uno per fascia. Nel penultimo episodio il City ha affrontato il Brighton di De Zerbi. Giocavano, tutti insieme: Haaland, Alvarez, Foden, Bernardo Silva e Doku.
Chi se lo può permettere? Guardiola. Perché? Perché sistema Rodri e Stones a fare da cerniera (i due giocatori più preziosi, ma che soltanto con lui giocano così). Perché se Doku o Foden perdono palla in un tentativo di dribbling, chi prova a ripartire si trova davanti Gvardiol o Akanji, due muri. Negli schemi pre-partita indicano un 3-2-4-1, ma nessuna combinazione numerica può spiegare dove e come si pone Alvarez, né come lui e Bernardo Silva riempiano il vuoto lasciato dall’infortunato De Bruyne o dai trasferiti Gundogan e Mahrez. Nel finale della quinta stagione Pep & the City persero la Champions contro il Chelsea senza schierare all’inizio un centravanti, il solo attaccante puro (più o meno) era Sterling. E guarda adesso.
E riguarda l’ultimo episodio: avversario lo Young Boys. Pep ne cambia 7 su 11. Dei 4 confermati, Akanji e Doku si spostano. Inamovibili: Rodri e Haaland, gli unici perni. Questa domenica c’è il derby di Manchester. Nessuno può immaginare come lo giocherà il City. E non è più overthinking (riflessione ossessiva) è il think different (pensiero alternativo) di una vecchia pubblicità, che ora fluisce naturale.
Le vittorie, soprattutto quella con cui ha chiuso la settima stagione, hanno liberato Guardiola anche da sé stesso. Stupire non è più un dovere, ma un diritto condiviso con i suoi uomini. Sennò, tra di loro non ci sarebbe Doku. C’è chi ha inventato la palla, chi la fa rotolare e c’è Guardiola. C’è chi ha suonato sempre la stessa canzone e c’è stato Lucio Dalla. Chi ha scritto la stessa storia e c’è stato Italo Calvino. Ci sono commissari seriali e ci sono dieci romanzi contenuti nell’undicesimo. Non l’hanno firmato Inzaghi o Allegri. È scritto: “Proprio perché lo hai escluso in ogni altro campo, credi che sia giusto concederti ancora questo piacere giovanile dell’aspettativa in un settore ben circoscritto, come quello”, del calcio. Se una notte d’inverno un allenatore.