Juve e Inter, l’arte della perseveranza per prendersi la testa della classifica
di Paolo CondòGiacomo Raspadori
(ansa)Siamo in piena restaurazione. Portate a spasso la scorsa stagione da un Napoli irripetibile — ma ieri ci ha provato, e dal fondo del pozzo è risalito almeno al pareggio — le tre grandi del Nord viaggiano in fila indiana verso una lotta per lo scudetto che pare riservata. A loro. Stasera Fiorentina e Atalanta proveranno a issarsi nella zona grigia già abitata dal Napoli, ma Inter, Juve e Milan sembrano ormai al di là delle nuvole.
Napoli-Milan, qualità e intensità
Lo scontro diretto del Maradona è stato un duello di qualità e alta intensità, che il Milan nel primo tempo ha tirato dalla propria parte con la rabbia fredda di chi si sente in discussione (ed era ora) e il Napoli ha recuperato con l’orgoglio caldo di chi non vuol chiudere qui con la gloria. Giroud è tornato al gol su azione, Raspadori ha trasformato la prima punizione dell’anno, Calabria nel finale ha sfiorato il 2-3 e all’ultimo secondo Maignan ha ribattuto il potenziale 3-2. La distanza fra i due ultimi campioni d’Italia…
Siamo in piena restaurazione. Portate a spasso la scorsa stagione da un Napoli irripetibile — ma ieri ci ha provato, e dal fondo del pozzo è risalito almeno al pareggio — le tre grandi del Nord viaggiano in fila indiana verso una lotta per lo scudetto che pare riservata. A loro. Stasera Fiorentina e Atalanta proveranno a issarsi nella zona grigia già abitata dal Napoli, ma Inter, Juve e Milan sembrano ormai al di là delle nuvole.
Napoli-Milan, qualità e intensità
Lo scontro diretto del Maradona è stato un duello di qualità e alta intensità, che il Milan nel primo tempo ha tirato dalla propria parte con la rabbia fredda di chi si sente in discussione (ed era ora) e il Napoli ha recuperato con l’orgoglio caldo di chi non vuol chiudere qui con la gloria. Giroud è tornato al gol su azione, Raspadori ha trasformato la prima punizione dell’anno, Calabria nel finale ha sfiorato il 2-3 e all’ultimo secondo Maignan ha ribattuto il potenziale 3-2. La distanza fra i due ultimi campioni d’Italia è rimasta di 4 punti, che oggi è anche il disavanzo fra il treno delle prime tre e le altre.
Juve e Inter non mollano mai
L’arte preziosa della perseveranza disegna così la testa della classifica (e non solo quella, se pensiamo a quanto accaduto a Cagliari). La perseveranza è la dote che viene riconosciuta a chi supplisce con fatica, tigna e determinazione alla carenza di creatività: senza talenti in grado di saltare l’uomo con continuità, l’Inter con la Roma e la Juve col Verona hanno martellato l’incudine fino a spezzarla. La Juve ce l’ha fatta appena in tempo con la giocata Milik-Cambiaso, l’Inter ha aperto la cassaforte con qualche minuto di margine in più, quando Dimarco ha trovato la precisione nei cross per Thuram: ma al di là del gap tecnico favorevole a Inzaghi, colpisce il modo in cui si sono entrambe ribellate a risultati mediocri che pure, a un certo punto, parevano scolpiti nella pietra. Certo, ci sono delle differenze: la Roma è una squadra “europea”, nel senso che gioca abitualmente le coppe, dunque una rivale di altro livello rispetto al Verona che, dopo la fiammata di agosto, è tornato nei bassifondi. La perseveranza necessaria per batterle, però, è stata simile. Ormai accomunate dallo stesso obiettivo — per il quale è giusto ribadire che esistono una favorita e due aspiranti — Inter e Juve in questo turno hanno superato un esame. Era il decimo, il campionato diventa maggiorenne e i segnali che manda vanno interpretati.
Lukaku non si è visto
Inter-Roma è stata una partita giocata col campo in pendenza. Rui Patricio e la difesa della Roma aspettavano in fondo a una discesa, tanto facilmente l’Inter arrivava sulla linea dei 16 metri, salvo impantanarsi nel gran traffico dell’area. Viceversa Sommer attendeva la Roma in cima a una parete di vetro, sulla quale inerpicarsi sembrava impossibile, e infatti soltanto Cristante è arrivato a guardarlo una volta negli occhi. Sono anni che vediamo — ed è capitato di ammirarle — le squadre di Mourinho: in modo più o meno efficace hanno spesso replicato l’atteggiamento del serpente a sonagli, raggomitolato su se stesso in posa inoffensiva per scattare invece all’improvviso, e mordere mortalmente il rivale. Ieri il serpente si è limitato a difendere il suo territorio, ma se non si rende mai minaccioso è fatale che alla fine soccomba. La grande storia della vigilia, la domenica di Lukaku, non è stata praticamente raccontata.
Il risultato di Allegri: la Juve non prende gol
Al terzo anno di lavoro, dopo le ruggini sue (stagione 1) e i problemi giudiziari del club (stagione 2), Massimiliano Allegri ha raggiunto un risultato importante: la difesa della Juve non subisce più gol. Dei 6 presi fin qui, infatti, ben 4 attengono alla notte di Halloween anticipata col Sassuolo, un vero film dell’orrore; ora la serie aperta è di 5 partite senza reti al passivo (e le ultime due senza il totem Danilo). Delle 8 stagioni complessive di Allegri a Torino, solo la prima dopo 10 giornate suonava così rassicurante per chi è convinto che con gli attacchi si vendano i biglietti ma con le difese si vincano i campionati: era il 2014, e la Juve ereditata da Antonio Conte (e dunque ricca dei migliori Buffon, Bonucci e Chiellini) subì soltanto 4 gol. Rispetto ai ritmi dei vecchi scudetti siamo ancora in ritardo nei punti e nei gol realizzati, ma la Juve a gennaio verrà certamente migliorata in un centrocampo che ha perso Pogba — mai avuto, peraltro — e Fagioli. Questa sarà una mossa chiave, perché la scelta fra un mediano multiuso (Hojberg) o una mezzala offensiva (Samardzic) svelerà i piani di Allegri.