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Diogo Jota, pupillo di Klopp e punta universale. L’ultimo post: “Sono fortunato”

L'immagine di Diogo Jota a Anfield 

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L’infanzia in periferia, la nazionale e quel pallone non passato a Ronaldo. Sulla maglia aveva la lettera J: divenne il suo soprannome
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Diogo Jota era un giocatore speciale perché non aveva niente di speciale ma sapeva fare tutto, con un piede e con l’altro (preferiva il destro, ma non si notava), di testa anche se non arrivava a un metro e ottanta, con i muscoli anche se non aveva le cosce tornite.

Era perfetto per coprire qualunque mancanza: non è mai stato un titolarissimo, né nel Liverpool né nel Portogallo, ma un posto l’ha sempre trovato perché poteva essere un centravanti di rapina o di rientro, un’ala da contropiede ma anche da dribbling, un esterno sinistro (il suo ruolo preferito) ma anche destro. Klopp lo prese dal Wolverhampton per coprire le spalle al mitico tridente Salah-Firmino-Mané e lui fece le veci di tutti e tre.

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Diogo Jota era un giocatore speciale perché non aveva niente di speciale ma sapeva fare tutto, con un piede e con l’altro (preferiva il destro, ma non si notava), di testa anche se non arrivava a un metro e ottanta, con i muscoli anche se non aveva le cosce tornite.

Era perfetto per coprire qualunque mancanza: non è mai stato un titolarissimo, né nel Liverpool né nel Portogallo, ma un posto l’ha sempre trovato perché poteva essere un centravanti di rapina o di rientro, un’ala da contropiede ma anche da dribbling, un esterno sinistro (il suo ruolo preferito) ma anche destro. Klopp lo prese dal Wolverhampton per coprire le spalle al mitico tridente Salah-Firmino-Mané e lui fece le veci di tutti e tre.

L'immagine di Diogo Jota su uno schermo allo stadio del Porto 

Un giocatore che sapeva sostituire tutti

Era uno che sapeva sostituire tutti, dote rara. La qualità più spiccata, poi, era difficile da cogliere, ma Klopp ne andava pazzo: era il più bravo ad animare il pressing e a trasformare con immediatezza in offensiva un’azione di recupero della palla. Era rock & roll, ma non quello che schitarrava. Una batteria, magari.

Sulla maglia Diogo J.

Jota aveva uno di quei nomi portoghesi lunghi che si poteva riassumere in Diogo Silva: per distinguersi dalle frotte di omonimi si tenne l’iniziale del suo secondo nome, José. Jota è come i portoghesi denominano la J, così sul dorso della maglietta c’era scritto semplicemente Diogo J. Cresciuto nel quartiere universitario di Porto, Massarelos, è stato un raro esempio di forte calciatore portoghese estraneo ai grandi vivai: cominciò al Gondomar, alla periferia di Porto, dove il Paços de Ferreira scovò lui e il fratello minore André Silva, che ha avuto una vita diversa (giocava nel Penafiel, seconda divisione portoghese) ma lo stesso destino.

(afp)

Fonseca lo fece esordire a 18 anni

Fu Paulo Fonseca a farlo esordire diciottenne e Nuno Espírito Santo, il mentore, a battezzarlo titolare. Simeone invece non lo capì: l’Atletico lo prese nel 2016, ma lo girò in prestito al Porto e l’anno dopo lo vendette ai Wolves dove nel frattempo si era insediato proprio Espírito Santo. È sempre costato molto (8 milioni all’Atletico, 14 al Wolverhampton, 45 al Liverpool), ma quei soldi dimostrò di valerli. Klopp dopo un paio d’anni ammise: «È un giocatore molto migliore di quanto pensassi».

Diogo Jota festeggia della vittoria della Premier (afp)

Specializzato in triplette

Jota si era specializzato in triplette: ne fece due di seguito in Europa League e una la piazzò pure all’Atalanta, in Champions. Con la maglia del Liverpool segnò 65 reti in 182 partite e nel Portogallo, con il quale ha vinto due Nations League (l’ultima neanche un mese fa), 14 in 49. Molti ricorderanno il memorabile cazziatone che gli fece Ronaldo a Euro 2020 perché contro l’Ungheria tirò in porta invece di passargli la palla, ma poi Diogo diventò essenziale per Cristiano, perché se CR7 voleva andare a sinistra lui si spostava al centro, o viceversa. E pressava per tutti e due. Gli volevano bene perché sapeva rendere protagonisti gli altri, e se capitava a lui di esserlo non si dava arie da fenomeno. Come nel suo ultimo post: «Sono un uomo fortunato»

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