✕

Processo al capo degli arbitri Zappi: il 18 febbraio l’udienza d’appello per evitare la decadenza

Il presidente Zappi e il suo vice Massini (ansa)

Ascolta l'audio

In caso di condanna il Consiglio federale della Figc potrebbe commissariare l’Aia
1 minuti di lettura

ROMA – Il destino del capo degli arbitri si deciderà il 18 febbraio. È il giorno in cui è stato fissata l’udienza d’appello alla Corte federale per Antonio Zappi, numero 1 dell’Aia condannato dal Tribunale federale della Federcalcio a 13 mesi di inibizione: la squalifica dei dirigenti.

Zappi, l’appello contro la squalifica di 13 mesi si discuterà il 18 febbraio.

Il presidente Zappi si gioca molto più che la credibilità, intaccata dall’accusa di aver fatto pressioni per ottenere le dimissioni dei due designatori della Can C e della Can D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi. Se l’inibizione a 13 mesi fosse confermata, infatti, Zappi decadrebbe dalla carica di presidente. O meglio: il consiglio federale sarebbe costretto a votarne la decadenza, come prevede lo Statuto della Figc per chiunque superi i 12 mesi di inibizione o squalifica. E Zappi ha già collezionato, in carriera, 10 mesi di stop: vuol dire che basterebbe una pena di 2 mesi e un giorno per farlo decadere. Con lui cadrebbe l’…

ROMA – Il destino del capo degli arbitri si deciderà il 18 febbraio. È il giorno in cui è stato fissata l’udienza d’appello alla Corte federale per Antonio Zappi, numero 1 dell’Aia condannato dal Tribunale federale della Federcalcio a 13 mesi di inibizione: la squalifica dei dirigenti.

Zappi, l’appello contro la squalifica di 13 mesi si discuterà il 18 febbraio.

Il presidente Zappi si gioca molto più che la credibilità, intaccata dall’accusa di aver fatto pressioni per ottenere le dimissioni dei due designatori della Can C e della Can D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi. Se l’inibizione a 13 mesi fosse confermata, infatti, Zappi decadrebbe dalla carica di presidente. O meglio: il consiglio federale sarebbe costretto a votarne la decadenza, come prevede lo Statuto della Figc per chiunque superi i 12 mesi di inibizione o squalifica. E Zappi ha già collezionato, in carriera, 10 mesi di stop: vuol dire che basterebbe una pena di 2 mesi e un giorno per farlo decadere. Con lui cadrebbe l’intero Comitato nazionale dell’Aia, decapitando quindi la governance degli arbitri: sarebbe inevitabile un commissariamento in atteso di nuove elezioni. Ma Zappi è convinto di avere argomenti difensivi solidi, nonostante le parole durissime spese dal Tribunale federale per condannarlo.

Cosa dice la sentenza di primo grado

Per il Tribunale presieduto da Sica, infatti, Zappi ha indotto alle dimissioni i designatori Ciampi e Pizzi. Le dimissioni sarebbero state richieste senza un progetto tecnico condiviso, alla vigilia della riunione per le nomine, senza motivazioni valide e accompagnate da rassicurazioni sull’assenza di conseguenze economiche: elementi che, secondo il Tribunale, dimostrano come la scelta non sia stata realmente volontaria. Il caso, peraltro, non sarebbe isolato: la Procura Federale ha raccolto dichiarazioni analoghe dai presidenti dei Comitati regionali arbitri di Toscana e Sardegna, anche loro destinatari di richieste di dimissioni da parte di Zappi il 3 luglio. Un vero e proprio “modus operandi”, per Sica, confermato – secondo i giudici – dai messaggi inviati dal presidente Aia, dai quali emerge il tentativo di far apparire le dimissioni come condivise, nella consapevolezza di averle in realtà forzate e con l’intento di mascherare quanto accaduto.

Leggi i commenti