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Quota 100 milioni, in Premier League spendono cifre folli anche per le riserve

Savinho con la maglia del Tottenham 

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Savinho è l’ultima delle 5 operazioni da record del mercato inglese. Il brasiliano non era titolare al City e non è stato convocato da Ancelotti per il Mondiale
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Comprare un giocatore con vista Premier è come prendere un cappuccino seduti in piazza San Marco: c’è un sovrapprezzo naturale, fisiologico, esagerato e inevitabile, quasi che, se non ci fosse, ne risultasse svalutato, se non addirittura svilito, lo spettacolo attorno. È il costo dell’arte. Si sta esagerando? Sì, probabilmente a Venezia e sicuramente in Inghilterra, dove le operazioni di mercato, specie quelle interne, sono gravate da una sorta di luxury tax che fa schizzare le valutazioni verso valori assurdi: otto delle dieci operazioni più costose definite finora (e il bello forse deve ancora venire) riguardano cessioni da un club inglese all’altro, e non stiamo parlando di fuoriclasse ma di buoni giocatori che possono al massimo diventare buonissimi.

Prezzi altissimi, ma senza fuoriclasse

Rogers è andato dall’Aston Villa al Chelsea per 138 milioni, Anderson dal Forest al City per 135, Tonali dal Newcastle al Tottenham per 108, che ha preso anche Mateus Fernandes dal West Ham per 9…

Comprare un giocatore con vista Premier è come prendere un cappuccino seduti in piazza San Marco: c’è un sovrapprezzo naturale, fisiologico, esagerato e inevitabile, quasi che, se non ci fosse, ne risultasse svalutato, se non addirittura svilito, lo spettacolo attorno. È il costo dell’arte. Si sta esagerando? Sì, probabilmente a Venezia e sicuramente in Inghilterra, dove le operazioni di mercato, specie quelle interne, sono gravate da una sorta di luxury tax che fa schizzare le valutazioni verso valori assurdi: otto delle dieci operazioni più costose definite finora (e il bello forse deve ancora venire) riguardano cessioni da un club inglese all’altro, e non stiamo parlando di fuoriclasse ma di buoni giocatori che possono al massimo diventare buonissimi.

Prezzi altissimi, ma senza fuoriclasse

Rogers è andato dall’Aston Villa al Chelsea per 138 milioni, Anderson dal Forest al City per 135, Tonali dal Newcastle al Tottenham per 108, che ha preso anche Mateus Fernandes dal West Ham per 99. L’operazione più significativa, se si intende parlare di mercato dell’assurdo, riguarda ancora il Tottenham, che in primavera si è salvato per un pelo dalla retrocessione (conseguenza di anni di acquisti sbagliati) e adesso, passata la paura, a De Zerbi ha dato anche Savinho (che ora vuole essere chiamato Savio), che nella sua breve carriera di aletta ha brillato per un anno al Girona ma che quando il City lo ha richiamato alla casa madre ha avuto un ruolo marginale, tant’è che Ancelotti non lo ha preso in considerazione per il Brasile. Eppure anche Savinho verrà a costare, bonus inclusi, più di 100 milioni.

E siamo solo all’inizio…

I trasferimenti a tre cifre nella storia del calcio erano stati soltanto 20, prima che la Premier ne facesse cinque in due mesi. E mica è finita qui, perché ci si aspetta il rilancio definitivo del Liverpool per Barcola: i Reds si sono spinti fino a 130 milioni, il Psg non deflette dalla richiesta di 170. A strascico, Gakpo potrebbe passare al City, anche lui per un centone.

Ora spazio ai campioni

Però Barcola è un fuoriclasse, come lo è Bouaddi che la Manchester celeste ha scelto per rimpiazzare il monumento Rodri. Quanto è costato? Cento milioni, of course. Per quei due il prezzo è (quasi) sensato. La vera anomalia è quando gli inglesi spendono cifre mostruose per giocatori normali o non ancora eccezionali. Il Chelsea, in questo, fa scuola e buon per noi: se per Palestra l’Inter sarebbe arrivata a investire fino a 45 milioni, a Stamford Bridge ne hanno scuciti 60 e sono pronti a darne all’Atalanta altri 40 per Ahanor, il migliore dei nostri giovani difensori.

Premier e Superlega, nulla in comune

Dire che la Premier è un modello di Superlega (c’è chi l’ha fatto) è una sciocchezza, perché è un sistema aperto e non chiuso, redistribuisce equamente gli introiti e si è resa ricca non isolandosi ma migliorando di anno in anno impianti, vivai, spettacolo, fino a potersi vendere come lo spettacolo più bello del mondo: gli inglesi sono stati più bravi degli altri.

Non sempre chi spende di più vince

Il paradosso (o forse no) è che in Premier non vince chi più spende (vale anche da noi, vedi Juve e Milan). Prendendo in esame le ultime dieci sessioni di calciomercato, esclusa quella in corso, i quattro club con lo sbilancio più pesante sono stati Chelsea (-883 milioni), Manchester United (-859), Arsenal (-814) e Tottenham (-717): è chiaro come il sole che l’unico ad aver speso bene è stato l’Arsenal, che ha pazientemente assemblato, pezzo dopo pezzo e sempre con lo stesso allenatore, una formazione che oggi rasenta la perfezione e che quest’estate ha fatto un ulteriore salto di qualità con Bruno Guimarães, Konsa e Tzolis, innesti mirati dal costo adeguato al loro valore.

Liverpool, 500 milioni per una stagione scialba

Le migliori squadre degli ultimi anni non si sono svenate: il City, dopo le enormi spese nella fase iniziale della gestione emiratina, negli ultimi cinque anni è andato in rosso «solamente» per 271 milioni (un terzo dei cugini), mentre i 474 di disavanzo del Liverpool sono stati accumulati quasi tutti un anno fa, quando sfondò l’incredibile quota di 500 milioni spesi (Isak, Wirtz, Ekitike, Kerkez, Frimpong, Leoni), ricavandone la peggior stagione dei tempi recenti: è la conferma che spendere troppo fa male. Spendere bene, invece, non ha prezzo.

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