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Malagò sotto assedio. I club: “Siamo con lui”. Ma c’è il piano Galliani

 Giovanni Malagò, alle sue spalle sullo schermo Abodi

 

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Dopo le partite della Nazionale, la Giunta Coni deciderà se commissariare la Figc. Il senatore ex ad del Milan contattato per la successione
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ROMA – Nella Sala della Regina alla Camera dei deputati c’erano tutti. Tutti tranne uno: Giovanni Malagò. Di fronte alla nuova authority che controlla i bilanci delle squadre professionistiche, sfilavano un po’ annoiati i rappresentanti del pallone: Beppe Marotta e Claudio Lotito, i presidenti delle leghe, dei calciatori e dei Dilettanti. Non il capo della Federcalcio che tutte le contiene: Malagò ha preferito andare a trovare la Nazionale a Coverciano. Fin troppo facile leggervi un messaggio politico al governo avverso che, da mesi, ha una missione: mettere le mani sulla Federazione. «Ci hanno detto che il commissariamento è sicuro», confessa sconsolato, sotto il sole romano, un membro del Consiglio federale. «Ma non finirà qui, ci sono già dei consiglieri pronti a fare ricorso, sarà un’altra battaglia».

ROMA – Nella Sala della Regina alla Camera dei deputati c’erano tutti. Tutti tranne uno: Giovanni Malagò. Di fronte alla nuova authority che controlla i bilanci delle squadre professionistiche, sfilavano un po’ annoiati i rappresentanti del pallone: Beppe Marotta e Claudio Lotito, i presidenti delle leghe, dei calciatori e dei Dilettanti. Non il capo della Federcalcio che tutte le contiene: Malagò ha preferito andare a trovare la Nazionale a Coverciano. Fin troppo facile leggervi un messaggio politico al governo avverso che, da mesi, ha una missione: mettere le mani sulla Federazione. «Ci hanno detto che il commissariamento è sicuro», confessa sconsolato, sotto il sole romano, un membro del Consiglio federale. «Ma non finirà qui, ci sono già dei consiglieri pronti a fare ricorso, sarà un’altra battaglia».

Malagò, l’uomo che il mondo del calcio ha eletto a guidarlo tre mesi fa, è sotto assedio dopo che il procuratore generale dello Sport Taucer ha sostenuto la sua incandidabilità per vizio di tesseramento. Di fronte alla platea del pallone, il presidente della commissione di vigilanza sui conti di club, Massimiliano Atelli, già capo di gabinetto di Abodi, snocciolava numeri inquietanti: solo 4 società su 20 in Serie A hanno un profilo economico-finanziario “relativamente solido”, mentre 9 presentano tensione economica o fragilità: quasi la metà. In B sono tre su quattro. Senza contare l’epidemia di fallimenti delle ultime stagioni. Un sistema malato, non solo perché la Nazionale non va ai Mondiali dal 2014.

Malagò scelto da 19 club di A su 20

Il calcio aveva scelto l’ex presidente del Coni come candidato addirittura prima del naufragio in Bosnia. E Malagò aveva detto sì in un vertice d’emergenza con Marotta, l’ad dell’Atalanta Percassi e Viglione, responsabile legale della Figc, pochi giorni prima dei rigori maledetti di Zenica. Una scelta condivisa dalla Lega Serie A, come ha ricordato ieri il suo presidente Ezio Simonelli: «Malagò è stato indicato da 19 club su 20 e coerentemente con questo siamo al suo fianco». Malagò ha incassato la fiducia con soddisfazione: «Parole che mi hanno fatto enormemente piacere». Come quelle di De Laurentiis: «Malagò è l’unico capace di mettere sui binari corretti il calcio italiano, ma vogliono farlo cadere perché qualcuno mira a prendere il suo posto. Giorgetti e Abodi hanno creato sempre problemi al calcio». Ieri il numero 1 Figc, di ritorno da Coverciano, ha radunato a Roma i fedelissimi per un preconsiglio, in vista del Consiglio federale di domani.

Galliani il possibile successore di Malagò

Eppure, c’è già chi lavora sotto traccia al dopo, per non farsi trovare impreparato. Proprio come a marzo prima dei play-off mondiali. Alcuni club di Serie A, confidando in un commissariamento breve, solo per indire elezioni - hanno già avviato i contatti per trovare un successore. E lo hanno identificato in Adriano Galliani, 82 anni, senatore della Repubblica e pronto a guidare la Figc per una transizione breve, due anni, fino alle prossime elezioni. Almeno in quattro si sono mossi. «Stavolta non mi tiro indietro», avrebbe confidato lui, che aveva declinato solo pochi mesi fa.

Luciano Buonfiglio (ansa)

Il pressing di Abodi sul Coni

C’è il governo, com’è detto, dietro al piano per far fuori Malagò. Il ministro per lo Sport Abodi non fa mistero di esercitare un indiscutibile strumento di pressione sul Coni e sul suo presidente Luciano Buonfiglio: se non commissariate la Figc, sarà la politica a commissariare il Coni per omesso controllo.

Quando può arrivare il commissariamento

La chiave di tutto ora è la firma del segretario generale della Figc Brunelli sulla candidatura di Malagò, ritenuta illegittima perché non tesserato: è la “grave violazione” da contestare. Il motivo per cui Buonfiglio chiederà alla Giunta Coni il commissariamento della Federcalcio. Quando? Tra il 6 e il 10 ottobre, dopo gli impegni della Nazionale. Quasi fosse una tregua sportiva. Ai membri che ne fanno parte già arrivano pressioni: anche diffide a firma dell’avvocato Renato Miele (il caso nasce dal suo ricorso contro la candidatura di Malagò) che paventano il danno erariale per chi votasse contro il commissariamento.

La Giunta diventa decisiva

La partita quindi si giocherà davanti alla Giunta, su cui Malagò – che sta preparando una relazione con pareri giuridici da inviare ai membri per sostenere la legittimità della candidatura e quindi dell’elezione – è convinto di poter esercitare ancora la propria influenza. «Ma attenzione, la riconoscenza non è di questo mondo», ricorda un alto dirigente del calcio. Della Giunta fa parte anche lo stesso Malagò, che non potrà partecipare alla seduta.

Diana Bianchedi a Coverciano con Mancini e Larissa Iapichino (ansa)

La vicenda Bianchedi

Da capire se potrà farne parte Diana Bianchedi, la vicepresidente vicaria del Coni che lo stesso Malagò ha voluto come capo delegazione della Nazionale di Mancini: sulla compatibilità dei due ruoli è atteso un parere dell’Anac. Ma quell’incarico ha già fatto detonare le tensioni con il Coni. Oltre a incrinare i rapporti con la Serie A.

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