Klopp e la falsa partenza da ct. Germania già sotto esame: “Siamo diventati mediocri”
di Luigi PanellaL’importanza di chiamarsi Klopp. Quel cappellino con scritto ‘’Uno su 83 milioni”, le parole sull’orgoglio tedesco da non lasciare nelle mani sbagliate (riferimento inequivocabile all’ascesa dell’AfD), l’empatia con giocatori e pubblico quasi totalmente sconosciute nel predecessore Nagelsmann, un cantiere innegabilmente aperto da più parti nella costruzione della nuova nazionale tedesca. È uno dei motivi, probabilmente il motivo, per il quale all’esultanza sfrenata dei greci presenti ad Augsburg che festeggiavano la prima vittoria storica contro la Germania non si è unita, salvo alcuni fischi neanche esagerati (fresco il ricordo dell’Olimpico per Italia-Belgio) la contestazione del pubblico di casa.
Schweinsteiger: “Siamo diventati mediocr…
L’importanza di chiamarsi Klopp. Quel cappellino con scritto ‘’Uno su 83 milioni”, le parole sull’orgoglio tedesco da non lasciare nelle mani sbagliate (riferimento inequivocabile all’ascesa dell’AfD), l’empatia con giocatori e pubblico quasi totalmente sconosciute nel predecessore Nagelsmann, un cantiere innegabilmente aperto da più parti nella costruzione della nuova nazionale tedesca. È uno dei motivi, probabilmente il motivo, per il quale all’esultanza sfrenata dei greci presenti ad Augsburg che festeggiavano la prima vittoria storica contro la Germania non si è unita, salvo alcuni fischi neanche esagerati (fresco il ricordo dell’Olimpico per Italia-Belgio) la contestazione del pubblico di casa.
Schweinsteiger: “Siamo diventati mediocri”
Ma è proprio per questa mancata ‘indignazione’ che una gloria come Bastian Schweinsteiger, campione del mondo a Rio 12 anni fa, ha tuonato ai microfoni di Ard: “Siamo scesi in basso, ci siamo adagiati al livello della mediocrità”. Giusto dargli torto? Klopp prende tempo, parla di futuro e invita tutti a prendersela con lui (“se volete criticare qualcuno, criticate me”) e non con i giocatori. Però, con tutte le scusanti del caso, la sconfitta con la Grecia, passo indietro rispetto al pari d’orgoglio contro l’Olanda è un campanello d’allarme.
Vero, gli ellenici nella storia hanno creato qualche problema alla Mannschaft (un doppio pareggio contro i campioni mondiali del 74 verso Euro 76 e uno 0-0 in Italia a Euro 80) e hanno una giovane generazione molto interessante. Ma va anche sottolineato che pochi mesi la nazionale di Jovanovic era stata battuta in casa dai ragazzi che Silvio Baldini nel suo interregno azzurro aveva promosso alla nazionale maggiore.
La stampa estera boccia Klopp
Insomma, c’è la scusante dei tantissimi giocatori convocati (44, la seconda tranche giocherà contro la Serbia e poi di nuovo con la Grecia) e di un undici titolare definitivo ancora assai lontano. Ma dal ritorno di Klopp in Germania da allenatore di una squadra tedesca (l’ultima il 30 maggio di 11 anni fa con il Dortmund, sconfitto in Coppa di Germania dal Wolfsburg), c’era da aspettarsi di più. La pensano così in buona parte dell’Europa. Il Guardian ad esempio parla di estrema delusione, As addirittura di tragedia greca.
Adeyemi tra le note liete
Indubbiamente la partita con la Grecia ne ha ricordate tante di Nagelsmann, con giocatori a caccia del ricamo ma dimentichi del concetto di concretezza e una difesa spesso esposta alle punte avversarie (capitan Kimmich a centrocampo va supportato meglio). Però Klopp nelle prime uscite ha proposto cose interessanti. Su tutti Adeyemi, che vede poco la porta ma rigenerato anche caratterialmente a Barcellona da Hansi Flick (altro ex ct tedesco) crea spesso la superiorità numerica e il terzino destro Treu, che ad Amsterdam ha dato molta più sicurezza di Vagnoman, impiegato nello stesso ruolo con la Grecia.
Il problema del centravanti
Resta poi il problema del centravanti. In attesa di capire la considerazione per lo juventino Woltemade e con Havertz non proprio in linea con la tradizione dei Hrubesch per intenderci, il ct sta insistendo su Ebnoutalib. Dice che gli ricorda il primo Lewandowski. Il giocatore dell’Eintracht ha i movimenti per fare da punto di riferimento offensivo. Ancora però in pochi farebbero a scambio, nonostante le 38 primavere, con il vecchio Robert.