Arbitri al voto, il Tar respinge Zappi: voleva fermare l’elezione del nuovo presidente
di Matteo PinciROMA – L’ex presidente degli arbitri prova – senza successo - a bloccare l’elezione del suo sostituto. Per quanto paradossale possa essere, è esattamente quello che è successo. Al Tar, dove sta discutendo i 13 mesi di inibizione per aver spinto alle dimissioni due designatori, Antonio Zappi ha chiesto di sospendere l’elezione del nuovo presidente dell’Associazione italiana arbitri: richiesta respinta. Il voto è in programma sabato, candidati alla poltrona che fu sua, prima della squalifica, Carlo Pacifici, Narciso Pisacreta e Francesco Massini.
Il caso del contratto di Zappi
Durante l’udienza, è emerso anche altro. Un contratto supplementare che Zappi aveva firmato con la Federcalcio ai tempi governata da Gravina. E che gli garantiva, oltre …
ROMA – L’ex presidente degli arbitri prova – senza successo - a bloccare l’elezione del suo sostituto. Per quanto paradossale possa essere, è esattamente quello che è successo. Al Tar, dove sta discutendo i 13 mesi di inibizione per aver spinto alle dimissioni due designatori, Antonio Zappi ha chiesto di sospendere l’elezione del nuovo presidente dell’Associazione italiana arbitri: richiesta respinta. Il voto è in programma sabato, candidati alla poltrona che fu sua, prima della squalifica, Carlo Pacifici, Narciso Pisacreta e Francesco Massini.
Il caso del contratto di Zappi
Durante l’udienza, è emerso anche altro. Un contratto supplementare che Zappi aveva firmato con la Federcalcio ai tempi governata da Gravina. E che gli garantiva, oltre alla retribuzione da presidente Aia (30 mila euro all’anno) anche un altro emolumento: 60 mila euro – portando quindi il compenso totale a 90 mila – per “Strutturare e definire i nuovi processi gestionali ed organizzativi per l'Aia”. Nell’anno di maggiore sofferenza economica per gli arbitri, con risorse quasi esaurite già lo scorso autunno e la cancellazione di raduni, consulenze, preparatori e qualunque costo oltre l’ordinario, il presidente triplicava la propria busta paga. In udienza al tribunale amministrativo ha usato questo contratto per dimostrare che indurre alle dimissioni i due designatori era in realtà un modo per svolgere quel ruolo che prevedeva tra i compiti anche “l’efficientamento delle attività tecniche” dell’associazione.
Sabato il voto Aia: si rischia lo stop
Tutta l’Associazione degli arbitri è in subbuglio. Anche perché, curiosamente, l’Aia non si è costituita nel giudizio: di fatto, non ha preso una posizione contro il suo ex presidente ritenuto colpevole dai tribunali federali. Anzi: quando lunedì ha distribuito le nuove benemerenze, non ha tolto la sua, nonostante lo stop forzato. E la benemerenza è il presupposto per una nuova candidatura.