PARIGI - Chi lo conosce bene giura che Ibrahimovic stia vivendo gli ultimi mesi della stagione da separato in casa Psg, pronto a lasciare la Ligue francese, troppo stretta per le sue ambizioni, magari per tornare alla serie A, che non ha mai dimenticato, oppure per tentare l’avventura nella Premier League. Intanto, però, il campione svedese fiuta la grande serata, il duello dell’andata dei quarti di finale di Champions League contro il Barcellona. E mentre Ancelotti scherza con i giornalisti catalani sul presunto invio di un video anti-Barça da parte di Mourinho, nemico dichiarato dei blaugrana ("ma questo famoso video non mi è ancora arrivato, bisogna che si sbrighi, perché qui la partita sta per cominciare"), il campione svedese, in una conferenza stampa serratissima al Parco dei Principi, cancella momentaneamente tutto - dalle dichiarazioni contro di lui del compagno brasiliano Lucas (poi ritrattate) agli screzi col pubblico parigino troppo esigente - per lanciare la sfida alla squadra che abbandonò prima di trasferirsi al Milan. E naturalmente per duellare con Messi, il fuoriclasse simbolo del Barça, che non fu certo ininfluente nella decisione di Ibra di lasciare la Catalogna.
Zlatan, lei ha rischiato di non giocare questa partita, per le due giornata di squalifica, poi ridotte a una, dopo l’espulsione nell’andata degli ottavi di finale col Valencia, decisa dall’arbitro italiano Tagliavento.
"Sarebbe stata una delusione, per me, non esserci. Credo che il cartellino rosso sia stato eccessivo e che lo sia stata, di conseguenza, anche la squalifica. Ma rispetto la decisione dell’arbitro e naturalmente sono felice di giocare una partita che ogni calciatore sogna di giocare".
Perché l’avversario è la squadra più forte del mondo?
"E’ una partita molto difficile. Il Barça è la squadra più forte del mondo, anzi forse è la squadra più forte di tutti i tempi. Ha un possesso palla formidabile, ma proprio per questo è ancora più stimolante cercare soluzioni per metterla in difficoltà. Sarà una bella sfida per il nostro allenatore".
In questa squadra di Ancelotti lei è il numero uno, cosa che sembra le sia necessaria per rendere al meglio: se tornasse indietro, al Barcellona, cambierebbe il suo atteggiamento nello spogliatoio?
"Io non mi sento il numero uno del Psg, perché quello che faccio lo posso fare soltanto grazie ai miei compagni. Il calcio non è uno sport individuale: nessuno, per quanto bravo, può vincere da solo. In ogni caso, se potessi tornare indietro, mi comporterei esattamente nella stessa maniera. Non cambierei proprio nulla. Questa è la mia personalità, io sono fatto così e non cambio, né rimpiango quello che mi è successo da quando ho lasciato il Barcellona: le mie soddisfazioni me le sono prese".
I calci di punizione li lascerà a Beckham o li batterà lei?
"Beckham ha avuto subito un grande impatto sulla squadra. Crossa molto bene e può aiutarci, poi i calci di punizione li tira chi li tira. Io, Alex, Beckham, non importa. Basta che il pallone non finisca fuori dallo stadio".
Il Milan, negli ottavi di finale, ha battuto in casa il Barcellona a San Siro e gli ha creato tanti problemi tattici: può essere un buon punto di riferimento, per il Psg?
"Il Milan ha giocato benissimo, tatticamente: non è stato soltanto il Barcellona a giocare male, quella sera. Vanno sempre riconosciuti i meriti dell’avversario. Ora siamo noi a giocare in casa, è un’altra partita. Dobbiamo sfruttare l’occasione".
L’anno scorso, nei quarti di finale, lei fu eliminato proprio dal Barcellona, quando giocava nel Milan.
"Ogni partita è diversa, non vedo punti di contatto. Qui ho altri compagni, a parte Thiago Silva. Gioco per un altro club, vesto un’altra maglia, ho un altro allenatore. Vivrò altre emozioni. E’ un quarto di finale di Champions, non è la prima volta che ci arrivo. So che cosa devo fare".
Magari usare il contropiede, l’arma che funziona di più contro il Barcellona?
"E’ molto complicato giocare contro una squadra che si conosce alla perfezione da anni, come il Barça. Se fosse così semplice studiare le contromisure, lo farebbero tutti. Io credo che in partenza abbiamo le stesse possibilità di entrare in semifinale: vincerà chi farà meno errori".
Considera Messi il migliore calciatore di tutti i tempi?
"Di sicuro il più forte oggi. Credo che gli dovrebbero intitolare il Pallone d’oro, visto che lo vince da quattro anni e che ne vincerà altri ancora. Sul fatto che sia il più forte di tutti i tempi non mi sento di rispondere. Chiedetemelo quando avrà smesso di giocare e avrò le idee più chiare. Ora mi pare prematuro".
Lei esordiva in Champions 10 anni fa, con la maglia dell’Ajax: quale calciatore sente di essere diventato, nel frattempo?
"Ogni anno sono migliorato. Ora mi godo il calcio ed esco sempre soddisfatto dal campo, che è la cosa più importante. Quando ho giocato la mia prima Champions, ho affrontato squadre di primo livello, come il Valencia e il Lione, con l’aspirazione di arrivare a quel livello. Poi sono passato dall’altra parte della barricata, in squadre che, come adesso il Psg, sono di prima fascia. E sono diventato il calciatore completo che volevo essere dieci anni fa".
BARCELLONA, TORNA IN PANCHINA TITO VILANOVA - A Parigi sarà in panchina l'allenatore del Barcellona Tito Vilanova, rientrato in Spagna la scorsa settimana da New York, dove è stato curato per il riacutizzarsi di un tumore ad una ghiandola salivare. L'annuncio sul sito del club: "L'allenatore, che ha già diretto gli allenamenti di venerdì e domenica, è la grande novità della trasferta a Parigi". La conferma del suo vice, Jordi Roura: "Tito è l'allenatore, il capo, quello che comanda. Da un punto di vista professionale il suo ritorno è importante perchè segna il ritorno alla normalità dopo un periodo difficile". Nel gruppo dei giocatori partiti per Parigi c'è anche il difensore francese Eric Abidal, 33 anni, guarito da un tumore al fegato grazie al trapianto subito nell'aprile 2012. Venerdì scorso era stato convocato per la prima volta dall'operazione, contro il Celta Vigo, in campionato. Senza però scendere in campo.
Zlatan, lei ha rischiato di non giocare questa partita, per le due giornata di squalifica, poi ridotte a una, dopo l’espulsione nell’andata degli ottavi di finale col Valencia, decisa dall’arbitro italiano Tagliavento.
"Sarebbe stata una delusione, per me, non esserci. Credo che il cartellino rosso sia stato eccessivo e che lo sia stata, di conseguenza, anche la squalifica. Ma rispetto la decisione dell’arbitro e naturalmente sono felice di giocare una partita che ogni calciatore sogna di giocare".
Perché l’avversario è la squadra più forte del mondo?
"E’ una partita molto difficile. Il Barça è la squadra più forte del mondo, anzi forse è la squadra più forte di tutti i tempi. Ha un possesso palla formidabile, ma proprio per questo è ancora più stimolante cercare soluzioni per metterla in difficoltà. Sarà una bella sfida per il nostro allenatore".
In questa squadra di Ancelotti lei è il numero uno, cosa che sembra le sia necessaria per rendere al meglio: se tornasse indietro, al Barcellona, cambierebbe il suo atteggiamento nello spogliatoio?
"Io non mi sento il numero uno del Psg, perché quello che faccio lo posso fare soltanto grazie ai miei compagni. Il calcio non è uno sport individuale: nessuno, per quanto bravo, può vincere da solo. In ogni caso, se potessi tornare indietro, mi comporterei esattamente nella stessa maniera. Non cambierei proprio nulla. Questa è la mia personalità, io sono fatto così e non cambio, né rimpiango quello che mi è successo da quando ho lasciato il Barcellona: le mie soddisfazioni me le sono prese".
I calci di punizione li lascerà a Beckham o li batterà lei?
"Beckham ha avuto subito un grande impatto sulla squadra. Crossa molto bene e può aiutarci, poi i calci di punizione li tira chi li tira. Io, Alex, Beckham, non importa. Basta che il pallone non finisca fuori dallo stadio".
Il Milan, negli ottavi di finale, ha battuto in casa il Barcellona a San Siro e gli ha creato tanti problemi tattici: può essere un buon punto di riferimento, per il Psg?
"Il Milan ha giocato benissimo, tatticamente: non è stato soltanto il Barcellona a giocare male, quella sera. Vanno sempre riconosciuti i meriti dell’avversario. Ora siamo noi a giocare in casa, è un’altra partita. Dobbiamo sfruttare l’occasione".
L’anno scorso, nei quarti di finale, lei fu eliminato proprio dal Barcellona, quando giocava nel Milan.
"Ogni partita è diversa, non vedo punti di contatto. Qui ho altri compagni, a parte Thiago Silva. Gioco per un altro club, vesto un’altra maglia, ho un altro allenatore. Vivrò altre emozioni. E’ un quarto di finale di Champions, non è la prima volta che ci arrivo. So che cosa devo fare".
Magari usare il contropiede, l’arma che funziona di più contro il Barcellona?
"E’ molto complicato giocare contro una squadra che si conosce alla perfezione da anni, come il Barça. Se fosse così semplice studiare le contromisure, lo farebbero tutti. Io credo che in partenza abbiamo le stesse possibilità di entrare in semifinale: vincerà chi farà meno errori".
Considera Messi il migliore calciatore di tutti i tempi?
"Di sicuro il più forte oggi. Credo che gli dovrebbero intitolare il Pallone d’oro, visto che lo vince da quattro anni e che ne vincerà altri ancora. Sul fatto che sia il più forte di tutti i tempi non mi sento di rispondere. Chiedetemelo quando avrà smesso di giocare e avrò le idee più chiare. Ora mi pare prematuro".
Lei esordiva in Champions 10 anni fa, con la maglia dell’Ajax: quale calciatore sente di essere diventato, nel frattempo?
"Ogni anno sono migliorato. Ora mi godo il calcio ed esco sempre soddisfatto dal campo, che è la cosa più importante. Quando ho giocato la mia prima Champions, ho affrontato squadre di primo livello, come il Valencia e il Lione, con l’aspirazione di arrivare a quel livello. Poi sono passato dall’altra parte della barricata, in squadre che, come adesso il Psg, sono di prima fascia. E sono diventato il calciatore completo che volevo essere dieci anni fa".
BARCELLONA, TORNA IN PANCHINA TITO VILANOVA - A Parigi sarà in panchina l'allenatore del Barcellona Tito Vilanova, rientrato in Spagna la scorsa settimana da New York, dove è stato curato per il riacutizzarsi di un tumore ad una ghiandola salivare. L'annuncio sul sito del club: "L'allenatore, che ha già diretto gli allenamenti di venerdì e domenica, è la grande novità della trasferta a Parigi". La conferma del suo vice, Jordi Roura: "Tito è l'allenatore, il capo, quello che comanda. Da un punto di vista professionale il suo ritorno è importante perchè segna il ritorno alla normalità dopo un periodo difficile". Nel gruppo dei giocatori partiti per Parigi c'è anche il difensore francese Eric Abidal, 33 anni, guarito da un tumore al fegato grazie al trapianto subito nell'aprile 2012. Venerdì scorso era stato convocato per la prima volta dall'operazione, contro il Celta Vigo, in campionato. Senza però scendere in campo.