MADRID - Preoccupazione ma anche fiducia, timore ma anche speranza. E' un frullato di stati d'animo, quello che accompagna la Juventus al fischio d'inizio del Bernabeu, contro una montagna da scalare chiamata Real Madrid. In questi casi, di solito ci si concentra sull'avversario: grande, pericoloso, aggressivo, anche se con Ancelotti il Real è un cantiere ancora aperto. Dopo la caduta di Firenze, però, la Juve è rivolta soprattutto a se stessa. Quasi una seduta di autoanalisi per scavarsi dentro, e capire se quel quarto d'ora di buio abbia radici più profonde rispetto ad un'inspiegabile mancanza di corrente elettrica.
Due sono i percorsi che, nell'attesa del Real, la Juve ha deciso di affrontare. Il primo è psicologico, il secondo è tattico. Un allenatore di cervelli come Antonio Conte, in questo erede di Lippi, sa che il vero rischio bianconero è il calo motivazionale. La Juve, dopo due stagioni di pazzesca intensità agonistica e dunque emotiva, forse ha assimilato tempi di reazione più lenti e livelli di attenzione più bassi. Nessuna delle due cose, però, sarà concessa al Bernabeu, dove Conte ha già immaginato (e rivelato) lo scenario: ci saranno inevitabili momenti di sofferenza, ma anche spazi per ferire i blancos. Una Juventus compatta e "antica" li potrà sfruttare, mentre una Juventus distratta e squilibrata li potrebbe patire moltissimo, con danni incalcolabili.
Il secondo percorso, forse persino più interessante del primo, perché inedito, è quello tattico. Come raramente gli accade, Conte ha deciso di cucire addosso alla sua squadra un vestito diverso, aumentando il numero dei difensori da tre a quattro (ma con Ogbonna al posto di Bonucci). Questo, per proteggere meglio Buffon (confermatissimo, e ci mancherebbe altro) e per disegnare un centrocampo con i soliti tre titolari (Pirlo, Vidal e Pogba) e con Marchisio a ridosso di Tevez e Llorente, anche se non sono da escludere sorprese in extremis. Il realismo dell'allenatore bianconero non è figlio soltanto della sconfitta fiorentina, ma anche dei notevoli imbarazzi difensivi mostrati dalla Juve in questo avvio di stagione. Poi, è pur vero che tanti errori sono stati causati da leggerezze individuali più che da debolezza collettiva.
E qui si ricade nel primo aspetto, ovvero la concentrazione. Come si può ben capire, Real Madrid-Juve diventa anche una battaglia di nervi e mente, dove i neuroni non conteranno meno dei muscoli. La risposta che i bianconeri sono chiamati a dare, in primo luogo a loro stessi, non vale solo per la classifica di Champions, peraltro già guastata da due evitabilissimi pareggi contro danesi e turchi: diventa, piuttosto, un possibile snodo per tutta la stagione, un bivio per capire se la Juventus può essere ancora padrona in Italia e recuperabile in Europa, come un anno fa. Tutto questo tra pochissimo al Santiago Bernabeu, luogo di meravigliosi ricordi azzurri e di non meno intensi pericoli.
Due sono i percorsi che, nell'attesa del Real, la Juve ha deciso di affrontare. Il primo è psicologico, il secondo è tattico. Un allenatore di cervelli come Antonio Conte, in questo erede di Lippi, sa che il vero rischio bianconero è il calo motivazionale. La Juve, dopo due stagioni di pazzesca intensità agonistica e dunque emotiva, forse ha assimilato tempi di reazione più lenti e livelli di attenzione più bassi. Nessuna delle due cose, però, sarà concessa al Bernabeu, dove Conte ha già immaginato (e rivelato) lo scenario: ci saranno inevitabili momenti di sofferenza, ma anche spazi per ferire i blancos. Una Juventus compatta e "antica" li potrà sfruttare, mentre una Juventus distratta e squilibrata li potrebbe patire moltissimo, con danni incalcolabili.
Il secondo percorso, forse persino più interessante del primo, perché inedito, è quello tattico. Come raramente gli accade, Conte ha deciso di cucire addosso alla sua squadra un vestito diverso, aumentando il numero dei difensori da tre a quattro (ma con Ogbonna al posto di Bonucci). Questo, per proteggere meglio Buffon (confermatissimo, e ci mancherebbe altro) e per disegnare un centrocampo con i soliti tre titolari (Pirlo, Vidal e Pogba) e con Marchisio a ridosso di Tevez e Llorente, anche se non sono da escludere sorprese in extremis. Il realismo dell'allenatore bianconero non è figlio soltanto della sconfitta fiorentina, ma anche dei notevoli imbarazzi difensivi mostrati dalla Juve in questo avvio di stagione. Poi, è pur vero che tanti errori sono stati causati da leggerezze individuali più che da debolezza collettiva.
E qui si ricade nel primo aspetto, ovvero la concentrazione. Come si può ben capire, Real Madrid-Juve diventa anche una battaglia di nervi e mente, dove i neuroni non conteranno meno dei muscoli. La risposta che i bianconeri sono chiamati a dare, in primo luogo a loro stessi, non vale solo per la classifica di Champions, peraltro già guastata da due evitabilissimi pareggi contro danesi e turchi: diventa, piuttosto, un possibile snodo per tutta la stagione, un bivio per capire se la Juventus può essere ancora padrona in Italia e recuperabile in Europa, come un anno fa. Tutto questo tra pochissimo al Santiago Bernabeu, luogo di meravigliosi ricordi azzurri e di non meno intensi pericoli.