ROMA - Dopo i due gol di Tevez al Malmoe, lo show italiano in Europa prosegue a Roma con la cinquina sbattuta in faccia al Cska. Una marcia trionfale sull'armata (un po' disarmata, a dire il vero) russa guidata dagli assalti di Gervinho e Iturbe, Totti e Nainggolan, restituisce il sorriso al calcio di casa nostra chiudendo nel miglior modo possibile la due giorni di Champions. L'avevamo salutata ad agosto con l'addio del Napoli nella disastrosa notte di Bilbao, la ritroviamo alle porte d'autunno finalmente luminosa: prime in campionato dopo il testa a testa di un anno fa, sono ancora Juventus e Roma a restituire l'immagine migliore dell'Italia in Europa, locomotive luccicanti di questo sgangherato movimento calcistico. Lo scorso anno le tre italiane in corsa non hanno mai vinto tutte insieme nella stessa giornata: alla prima vinsero Milan e Napoli, non la Juve, alla quinta bianconeri e rossoneri ma non i partenopei. In due si sta più larghi, ma non si sta male: e se gli avversari non erano esattamente insuperabili, le affermazioni sono arrivate dopo gare giocate - finalmente - al ritmo delle big d'Europa.
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DAL 26 MAGGIO ALLA CINQUINA, CON UN MERCATO DI IDEE - Solo 480 giorni fa Totti e compagni piangevano il ko con la Lazio nella finale del 26 maggio. Oggi, 45 partite dopo, festeggiano la prima "manita" in Champions della storia della Roma. Una rincorsa a velocità folle, figlia anche della capacità di programmare, costruire, e far fruttare la valorizzazione dei giocatori cogliendo occasioni: se Iturbe, grimaldello del match, è stato il colpo più caro della serie A, nella notte dell'Olimpico il pubblico romanista ha potuto apprezzare anche - o soprattutto - il difensore Manolas. È il greco, individuato come erede di Benatia, a tenere in mano le sorti della difesa, stupendo per tempismo, pulizia di interventi, velocità e stacco aereo. Più o meno le caratteristiche del marocchino fuggiasco, che però con il Bayern ha debuttato soltanto mercoledì contro il City giocando 85 minuti dopo qualche critica preventiva e l'appellativo di "scaldapanchina" con cui avevano iniziato a battezzarlo in Germania. E pensare che dal cambio la Roma ha guadagnato anche 13 milioni di euro. In fondo, era andata benino anche con Gervinho, preso per 8 milioni nel 2013 dall'Arsenal e autentico trascinatore nelle prime uscite stagionali dopo una stagione d'esordio da 12 gol. Uno "scarto" della Premier che ora brilla suscitando più di un rimpianto in chi l'ha frettolosamente messo alla porta,
DA PIRLO A TEVEZ E EVRA: LA FORZA DELLE OCCASIONI - Un po' come Tevez, tornato al gol in Europa dopo i 21 gol della stagione scorsa, la prima dopo l'acquisto per appena 9 milioni dal City che magari, nel ko contro il Bayern, avrebbe avuto bisogno della sua freddezza. E come non pensare a Evra, abbagliante martedì e arrivato per poco più di una mancia dal Manchester Utd, che per sostituirlo ha dovuto sborsare invece quasi 60 milioni (38 per Shaw, 19 per Blind). L'ultimo di una schiera di campioni arrivati praticamente a costo zero come Pirlo, Pogba, Llorente. Insomma, dietro i successi di Roma e Juve, si nasconde anche la capacità di fare affari lowcost e di cogliere - ora che i fuoriclasse viaggiano su rotte lontane dal nostro paese - le occasioni che offre il mercato, costruendo squadre funzionali a valorizzare le qualità delle stelle (o stelline) che ancora sgambettano da queste parti.
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PALLA A INTER, NAPOLI, FIORENTINA E TORO - In attesa di capire se tra due settimane le notti europee saranno altrettanto generose, o si porteranno via le esaltazioni di queste ore, la palla passa a Inter, Napoli, Fiorentina e Torino. Chiamate oggi a sfruttare anche in Europa League l'onda lunga dei successi in Champions. Un trofeo che le italiane non hanno mai alzato al cielo: l'ultima affermazione continentale italiana è vecchia di oltre 4 anni, con la Champions vinta dall'Inter di Mourinho nel 2010, la Uefa (non aveva ancora cambiato nome) manca addirittura dal '99, anno del successo del Parma. Stavolta, con tante grandi di casa nostra in corsa, l'impresa non pare impossibile. E le avversarie non proprio irresistibili del primo turno (Dnipro, Sparta Praga, Guingamp e Bruges) offrono l'occasione giusta per non tagliare il filo riannodato da Roma e Juventus. E restaurare il feeling tra l'Italia e l'Europa che, da anni ormai, si frequentano senza più riuscire ad andare d'accordo.
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DAL 26 MAGGIO ALLA CINQUINA, CON UN MERCATO DI IDEE - Solo 480 giorni fa Totti e compagni piangevano il ko con la Lazio nella finale del 26 maggio. Oggi, 45 partite dopo, festeggiano la prima "manita" in Champions della storia della Roma. Una rincorsa a velocità folle, figlia anche della capacità di programmare, costruire, e far fruttare la valorizzazione dei giocatori cogliendo occasioni: se Iturbe, grimaldello del match, è stato il colpo più caro della serie A, nella notte dell'Olimpico il pubblico romanista ha potuto apprezzare anche - o soprattutto - il difensore Manolas. È il greco, individuato come erede di Benatia, a tenere in mano le sorti della difesa, stupendo per tempismo, pulizia di interventi, velocità e stacco aereo. Più o meno le caratteristiche del marocchino fuggiasco, che però con il Bayern ha debuttato soltanto mercoledì contro il City giocando 85 minuti dopo qualche critica preventiva e l'appellativo di "scaldapanchina" con cui avevano iniziato a battezzarlo in Germania. E pensare che dal cambio la Roma ha guadagnato anche 13 milioni di euro. In fondo, era andata benino anche con Gervinho, preso per 8 milioni nel 2013 dall'Arsenal e autentico trascinatore nelle prime uscite stagionali dopo una stagione d'esordio da 12 gol. Uno "scarto" della Premier che ora brilla suscitando più di un rimpianto in chi l'ha frettolosamente messo alla porta,
DA PIRLO A TEVEZ E EVRA: LA FORZA DELLE OCCASIONI - Un po' come Tevez, tornato al gol in Europa dopo i 21 gol della stagione scorsa, la prima dopo l'acquisto per appena 9 milioni dal City che magari, nel ko contro il Bayern, avrebbe avuto bisogno della sua freddezza. E come non pensare a Evra, abbagliante martedì e arrivato per poco più di una mancia dal Manchester Utd, che per sostituirlo ha dovuto sborsare invece quasi 60 milioni (38 per Shaw, 19 per Blind). L'ultimo di una schiera di campioni arrivati praticamente a costo zero come Pirlo, Pogba, Llorente. Insomma, dietro i successi di Roma e Juve, si nasconde anche la capacità di fare affari lowcost e di cogliere - ora che i fuoriclasse viaggiano su rotte lontane dal nostro paese - le occasioni che offre il mercato, costruendo squadre funzionali a valorizzare le qualità delle stelle (o stelline) che ancora sgambettano da queste parti.
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PALLA A INTER, NAPOLI, FIORENTINA E TORO - In attesa di capire se tra due settimane le notti europee saranno altrettanto generose, o si porteranno via le esaltazioni di queste ore, la palla passa a Inter, Napoli, Fiorentina e Torino. Chiamate oggi a sfruttare anche in Europa League l'onda lunga dei successi in Champions. Un trofeo che le italiane non hanno mai alzato al cielo: l'ultima affermazione continentale italiana è vecchia di oltre 4 anni, con la Champions vinta dall'Inter di Mourinho nel 2010, la Uefa (non aveva ancora cambiato nome) manca addirittura dal '99, anno del successo del Parma. Stavolta, con tante grandi di casa nostra in corsa, l'impresa non pare impossibile. E le avversarie non proprio irresistibili del primo turno (Dnipro, Sparta Praga, Guingamp e Bruges) offrono l'occasione giusta per non tagliare il filo riannodato da Roma e Juventus. E restaurare il feeling tra l'Italia e l'Europa che, da anni ormai, si frequentano senza più riuscire ad andare d'accordo.