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Barcellona, Griezmann: ''Le assenze? Troveremo la formula giusta per vincere''

Antoine Griezmann (ansa)
Il francese è tra i più attesi nella sfida contro l'Inter: ''Godin un amico ma sono pronto a fregarlo''
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BARCELLONA - Per Griezmann, campione del mondo ed ex stella dell'Atletico Madrid, ancora incompiuto al Barcellona, questa con l'Inter è una partita speciale: "Lo è perché tutte le partite di Champions lo sono, ma anche perché è la mia prima al Camp Nou. Ho molta voglia di giocarla. Faremo un grande lavoro di squadra. I tre punti sono la cosa più importante". Le assenze e gli infortuni, soprattutto in attacco, possono rendere più difficile la sfida: "Certo, non è facile fare a meno di giocatori così importanti oppure degli allenamenti di chi è stato a lungo fermo. Ma abbiamo una grande rosa con grandi giocatori e  troveremo la formula giusta per vincere". La questione del suo adattamento non è secondaria: "Serve tempo, ma mi sento sempre meglio in campo e nei movimenti col pallone. Sto bene, ci sono cose che si possono migliorare giocando sulle fasce. Io so che mi mancano ancora particolari per essere il migliore Griezmann possibile. Ma sono in cammino".

L'intesa con Messi

Il sottinteso è il feeling con Messi, non ancora sbocciato anche perché i due, complici gli infortuni dell'argentino, non hanno avuto quasi la possibilità di giocare insieme. Fuori dal campo, poi, il carattere taciturno di entrambi non accelera il processo: "Alla fine lui non parla molto e io nemmeno, ma siamo sulla strada giusta. E' stato a lungo infortunato. Io sto provando movimenti nuovi e in due mesi non lo puoi fare al 100 per cento. Esigo da me stesso il massimo, come lo esigono i miei compagni. Leo ed io siamo tutti e due brave persone, io sono qui per avere buone relazioni con tutti". Il rapporto è già buono col connazionale Dembélé, il giovane francese frenato dai ripetuti infortuni: "Si allena, arriva prima degli altri per curarsi e allenarsi. Ma quando entri in una spirale di infortuni, è difficile uscirne. Ousmane ha il sostegno di tutti e siamo qui per aiutarlo. Quando sta bene, continui ad avere cura di sé".

Il potere dello spogliatoio

Dall'Atletico al Barcellona, è vero che i giocatori del Barça hanno più potere? La domanda è quasi scontata, date le polemiche di queste settimane: "Il potere lo avevano anche all'Atletico giocatori come Gabi e Godin. Ci sono giocatori qui da un sacco di tempo e ovviamente li si ascolta di più, ma poi le decisioni vengono sempre prese ai massimi livelli, dal presidente. Se alcuni, come in tutte le squadre, sono più ascoltati, non è una cosa anormale". Né le sue responsabilità nel gruppo, assicura, sono accresciute dagli altrui infortuni: "No, io sono appena atterrato in una filosofia di gioco nuova. Devo imparare".Vincere la Champions è un sogno: "Lo è di tutti i calciatori ed è anche uno tra i molti che ho io, un sogno molto importante. Non so se quella con l'Inter sia la mia partita più dura finora. Dipende se parliamo di difesa o di attacco. Conte è un grande allenatore, ha sempre ottenuto grandi risultati ovunque. Sarà una partita difficile, in cui dovremo dare il meglio. E' stato importante vincere fuori col Getafe, era tanto che non ci riuscivamo".

Il dilemma del ruolo e il duello con Godin

Fascia sinistra o centro: questo è il dilemma, ma non sarebbe meglio a destra? "Non lo so, sono appena arrivato. Non posso fare altro che cercare il massimo, accettando la tattica del mio allenatore". Con Godin, suo compagno all'Atletico, sarà un duello nel duello: "E' stato un grande esempio per me all'Atletico, è un grande amico e il padrino di mia figlia. Però, se ci sarà occasione di "fregarlo" sul campo, lo farò. Io qui sono contento. Barcellona mi piace tanto e piace anche alla mia famiglia, a mio padre. Sto conoscendo un'altra visione del calcio, è una miscela". L'accoglienza del Camp Nou è stata, finora, la cosa più bella: "Cantano il mio nome, mi incitano, mi stimolano. Vorrei restituire l'affetto attraverso i gol. Questo lavoro richiede tempo". L'obiettivo personale per la stagione? "Giocare tutte le partite, tutti i minuti. Essere importante per la squadra, per i tifosi. Per tutti, anche fuori dal campo".
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