Sport

La campagna, il giocatore d'azzardo, lo scrittore e la tecnologia: lo strano mondo del Midtjylland

(afp)
Herning, piccolo centro della penisola dello Jutland, è teatro di un esperimento calcistico. Il proprietario del club è un gambler inglese che possiede anche il Brentford, il presidente scrive best seller, molti giocatori vengono scelti con l'uso dei Big Data, sul modello del baseball Usa. Il frutto di tutto ciò è l'esordio in Champions: mercoledì la sfida all'Atalanta
3 minuti di lettura
Ormai è abituata alle cose eccezionali l'Atalanta, capace la scorsa stagione, quella di Bergamo assediata dal Covid, di diventare all'esordio in Champions la migliore squadra italiana: l'unica nella Final Eight di Lisbona, chiusa a un passo dal trionfo col Psg di Neymar e Mbappé, poi sconfitto soltanto in finale dal Bayern. Ma stavolta di eccezionale, nella sua nuova campagna europea, la macchina da gol di Gasperini trova subito una cosa diversa dal solito: il primo avversario, domani sera a Herning, nella penisola dello Jutland, davanti ai 150 spettatori invitati, come da protocollo Uefa sotto la pandemia. Non inganni infatti lo status dei campioni di Danimarca, matricole del torneo proprio come l'anno scorso l'Atalanta. Il giovane Midtjylland, nato nel 1999 dalla fusione tra l'Herning Fremad e l'Ikast BK, è il club più avveniristico e tecnologico della Champions: è figlio legittimo dei Big Data e non fa nulla per nasconderlo. Anzi il presidente Rasmus Ankersen, 37 anni, già motivatore di professione e scrittore di best seller sul tema, illustra molto volentieri il manifesto: "I Big Data li usiamo per compensare il divario economico e tecnico che ci separa dalle grandi. Li usiamo per costruire la rosa sul mercato, per migliorare i calciatori anche con l'aiuto degli psicologi e per sviluppare le azioni di gioco. Funziona piuttosto bene, direi".

Una squadra di campagna

Così, in effetti, dicono i risultati, da quando nel 2014 è arrivata la svolta filosofica. Ai tre titoli della Superligaen, la serie A danese in cui il duello classico è con l'Fc Copenaghen, si accompagna la stabile presenza nelle coppe europee. Il fiore all'occhiello era la vittoria in casa col Manchester United (2-1, e pazienza per l'1-5 al ritorno) nei sedicesimi di finale dell'Europa League 2014-15, edizione in cui aveva incrociato nella fase a gironi anche il Napoli, arrendendosi in entrambe le partite. Ma in questa stagione il Midtjylland si è già superato: ha ottenuto la storica qualificazione alla Champions grazie alle vittorie, tra preliminari e play-off, contro i bulgari del Ludogorets, gli svizzeri dello Young Boys e i cechi dello Sparta Praga. Il sorteggio gli ha destinato il girone con Atalanta, Ajax e Liverpool: la novità del calcio europeo e due giganti della storia. Ankersen, che è nato a Herning dove la squadra gioca alla MCH Arena (stadio da poco meno di 12 mila posti),  esibisce tutto l'orgoglio per l'impresa: "Siamo una giovane squadra di campagna, dello Jutland, lontano dalle grandi città e con un budget inferiore. Non abbiamo alternative: dobbiamo pensare all'innovazione. Lo abbiamo fatto da subito, da quando Matthew Benham, un grande gambler inglese, ha preso il club".

L'azzardo del "gambler" Matthew

Benham il gambler, il giocatore d'azzardo, ha 52 anni, ed è diventato ricco con le sue app per gli scommettitori. Nel 2012 ha realizzato il suo primo sogno, diventando proprietario del Brentford, il club della periferia ovest di Londra per il quale tifa fin da ragazzino: lo ha portato a un più che dignitoso ruolo in Championship, la B inglese (attualmente è decimo) e ha appunto applicato al calcio l'uso avanzato dei Big Data. Ankersen, ex calciatore del Midtjylland costretto al ritiro a soli 21 anni per un serio infortunio a un ginocchio e poi anche allenatore, condivideva le idee di Benham. Dalla loro amicizia e dall'investimento di Benham per acquisire il club danese nel 2014 (8,5 milioni di euro) è nato l'attuale binomio, con Ankersen presidente della squadra della sua città e direttore sportivo del Brentford. Il gambler, però, pose una condizione: che alla base di ogni scelta, tecnica ed economica, ci fosse l'analisi statistica dei dati. Il suo riferimento sportivo era il baseball professionistico americano e in parte il basket. Il travaso racconta Ankersen, è puntualmente avvenuto: sono gli algoritmi a indirizzare la campagna acquisti: "Con questo tipo di analisi riusciamo ad anticipare sul mercato la concorrenza: prendiamo ottimi giocatori quando ancora non sono noti e poi li rivendiamo. Non bisogna mai fidarsi soltanto dei propri occhi".

La psicologia contro il Papu Gomez

Nella storia del Midtjylland, da ragazzo cresciuto nelle giovanili, c'è anche il trentunenne difensore del Milan Simon Kjaer, ma in verità il sistema dei Big Data era di là da venire, quando nel 2008 fu ceduto al Palermo per 4 milioni di euro. Più recente, del 2016, è stata la cessione per 6 milioni al Celta Vigo del centrocampista nazionale danese di origini ugandesi Pione Sisto, ora rientrato a casa. Ma i giocatori delle varie nazionali sono 8 e anche quelli delle Under danesi abbondano: "Lo scouting è il nostro punto di forza, però non è certo il solo campo di applicazione dell'analisi dei dati. Ci siamo resi conto che ogni calciatore ha tempi e modi di apprendimento diversi". Gli psicologi servono a questo, a coordinare gli allenamenti in base alle singole esigenze. Il resto lo fanno gli schemi specifici, coordinati dall'attuale tecnico, il quarantatreenne Brian Priske: il Midtjylland ha un'altissima percentuale di gol segnati sui calci piazzati e da qualche tempo ha un allenatore perfino per le rimesse in gioco con le mani: "L'Atalanta di Gasperini, col suo gioco spregiudicato e la sua capacità di prendersi dei rischi calcolati, è un modello al quale ci ispiriamo. L'abbiamo studiata bene e sappiamo quanto vale in attacco, col Papu Gomez, che noi chiamiamo il Capo, e con Zapata. Pensiamo che la batosta di Napoli sia stata solo un episodio. Ma non abbiamo paura e pensiamo di potercela giocare". Così parlò Rasmus Ankersen, gambler acquisito. In uno dei suoi libri, "L'effetto miniera d'oro", teorizza che ogni azienda, organizzazione o squadra possa eliminare gli errori dovuti agli stereotipi e all'idea che il talento sia un fattore genetico o ereditario. Il talento, sostiene, si può coltivare. Da domani col piccolo Midtjylland insegue l'utopia: sfidare coi suoi Big Data le big del calcio europeo.                 
 
I commenti dei lettori