ROMA - Uno ha quasi il doppio dell’età dell’altro, e per prendersi parte della scena si è dovuto inventare un gol in rovesciata. Altrimenti, dopo il martedì di Champions i riflettori sarebbero stati tutti per il secondo. Olivier Giroud e Jamal Musiala, generazioni diverse ma con il gol in comune. Straordinario quello del francese – una rovesciata dai 16 metri eseguita con eccezionale rapidità e con il brivido del Var – che ha piegato l’Atletico Madrid e messo il suo Chelsea nella condizione di favorito in ottica quarti di finale. Più semplice, ma non scontata, la rete del giovane centrocampista del Bayern, bravo a farsi trovare libero al limite dell’area e a battere Reina con un destro precisissimo. In questo caso, a fare rumore non è la bellezza del gol, ma chi lo ha realizzato.
Musiala, il gioiello del Bayern
All’Olimpico a Jamal, che deve ancora compiere 18 anni (lo farà venerdì), non tremavano le gambe. Eppure, ne avrebbe avuto tutto il diritto: esordio da titolare in Champions League in un match a eliminazione diretta, in cui ogni errore pesa il doppio (vero, Musacchio?). Ma Musiala, primo 2003 a segnare in Champions e secondo più giovane in rete in una gara da dentro o fuori dopo Bojan Krkic, è fatto così: dopo il suo debutto in Bundesliga contro il Friburgo dello scorso 20 giugno, che lo aveva reso il più precoce nella storia del Bayern, aveva ammesso che no, prima di entrare in campo non era affatto nervoso. “Ero semplicemente eccitato per il fatto di giocare con questo grande club e accanto a giocatori straordinari”. Come Thomas Muller, un po’ il suo riferimento nella squadra bavarese: il buon Thomas ci ha messo poco a perdonare a Musiala lo sgarbo per non averlo servito dopo che gli aveva dettato il passaggio nella prima giornata di campionato contro lo Schalke. Jamal si era messo in proprio e aveva realizzato il suo primo gol con la maglia del Bayern, superando Roque Santa Cruz e diventando il più giovane marcatore in Bundesliga nella storia dei bavaresi.
Lotta Germania-Inghilterra: Musiala sceglie i tedeschi
Numeri da predestinato, per questo ragazzo nato a Stoccarda da padre nigeriano e madre tedesca, trasferitosi in Inghilterra con la famiglia all’età di sette anni e cresciuto nell’Academy del Southampton e poi in quella del Chelsea, dove è rimasto per otto anni specializzandosi nel ruolo di centrocampista offensivo. Ma nel 2019, anche a causa della Brexit, i Musiala hanno deciso di rientrare in Germania e Jamal ha accettato l’offerta del Bayern Monaco. E certo il ct inglese Southgate potrà recriminare con il premier Boris Johnson: dopo aver fatto tutta la trafila nelle categorie Under dei Tre Leoni, con il ritorno in Germania il rischio che Jamal ceda al corteggiamento di Joachim Loew, che lo vuole fortemente nella sua Mannschaft già a partire dai prossimi Europei, è diventato realtà. Egli stesso infatti ha comunicato di voler giocare con la nazionale tedesca. Al Bayern ha iniziato con l’Under 17, ma l’allenatore Miroslav Klose, uno che di gol se ne intende (è il miglior marcatore nella storia dei Mondiali), ci ha messo pochissimo a capire che lì era sprecato: per questo, dopo l’arrivo sulla panchina della prima squadra di Hansi Flick e la sua promozione a vice-allenatore, gli ha consigliato di puntare su Musiala. Detto, fatto: anche se, per fargli capire l’antifona, lo stesso Flick in allenamento lo ha buggerato con un tunnel (“Ci sono rimasto male”, ha raccontato tra il divertito e l’amareggiato lo stesso Jamal) e gli ha consigliato di mettere su massa muscolare. Per questo, il mingherlino Musiala il rimedio ce l’ha già in casa: basta chiedere al compagno con il fisico da body-builder Leon Goretzka.
La cattiva fama di Giroud
E a proposito di aspetto fisico, Olivier Giroud da anni è ai vertici delle classifiche dei calciatori più belli del mondo. Forse anche per questo, si tende a sottovalutare il 34enne centravanti francese e a fare passare in secondo piano i suoi numeri sul campo. Che certo sono in calo da quattro stagioni a questa parte, ma perché non è più considerato un titolare inamovibile: meglio, nel Chelsea che nel gennaio 2018 lo acquistò dall’Arsenal, non lo è praticamente mai stato. E di conseguenza, il suo score ne ha risentito: mai in doppia cifra in campionato, dopo sette anni consecutivi con almeno dieci gol a stagione tra Montpellier e Gunners. A contribuire alla narrazione dell’attaccante che segna poco ha contribuito il Mondiale 2018, vinto dalla Francia ma in cui Giroud, che pure era la punta titolare, non solo non ha segnato ma non ha tirato nemmeno una volta in porta. La rovesciata all’Arena Nationala di Bucarest è il ruggito del vecchio leone che non si arrende ai giovani rampanti. Lazio e Inter lo avevano tentato a gennaio 2020, lui sarebbe anche andato via ma il Chelsea decise di tenerselo e di esercitare l’opzione per il rinnovo del contratto in scadenza. Saggia decisione: perché dopo un’estate in cui per i cartellini di Ziyech, Havertz e Werner i Blues hanno speso più di 170 milioni di euro, se la squadra di Tuchel vede i quarti di finale deve ringraziare il vecchio Olivier. L’attaccante che, vox populi, non segna: eppure, in questa stagione grazie anche al poker realizzato contro il Siviglia ha più gol (6) che presenze (5) in Champions League. E scusate se è poco.