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Un pezzo alla volta e il fiuto di Klopp, così nasce il metodo Liverpool

Luis Diaz (afp)
Spende molto ma senza mai esagerare e soprattutto cerca giocatori la cui grandezza non è ancora acclarata, bravi calciatori senza ancora la patente del fuoriclasse. L'ultimo è Luis Diaz, l'uomo che ha messo fine al sogno del Villarreal e trascinato i Reds in finale di Champions
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MADRID - Il Liverpool ha una sua grandezza perché ha il suo modo di fare: aggiunge un pezzo alla volta, spende molto ma senza mai esagerare, difatti è appena 17° per sbilancio di mercato negli ultimi dieci anni, e soprattutto cerca giocatori la cui grandezza non è ancora acclarata, bravi calciatori senza ancora la patente del fuoriclasse. L'ultimo della serie è Luis Diaz, l'uomo che ha martedì sera ha interrotto l'estasi mistica del Villarreal: è arrivato a gennaio dal Porto, non è giovanissimo (25 anni) e nemmeno troppo conosciuto (nella squadra di Conceicao è diventato titolare fisso solo in questa stagione), aveva un prezzo molto alto però non esagerato né sproporzionato (45 milioni), in quattro mesi si è già conquistato un ruolo chiave nel tridente e gioca come se fosse un soldato di Klopp da sempre. Continua a non esserci notizia di un acquisto sbagliato dal Liverpool, da quando a …

MADRID - Il Liverpool ha una sua grandezza perché ha il suo modo di fare: aggiunge un pezzo alla volta, spende molto ma senza mai esagerare, difatti è appena 17° per sbilancio di mercato negli ultimi dieci anni, e soprattutto cerca giocatori la cui grandezza non è ancora acclarata, bravi calciatori senza ancora la patente del fuoriclasse. L'ultimo della serie è Luis Diaz, l'uomo che ha martedì sera ha interrotto l'estasi mistica del Villarreal: è arrivato a gennaio dal Porto, non è giovanissimo (25 anni) e nemmeno troppo conosciuto (nella squadra di Conceicao è diventato titolare fisso solo in questa stagione), aveva un prezzo molto alto però non esagerato né sproporzionato (45 milioni), in quattro mesi si è già conquistato un ruolo chiave nel tridente e gioca come se fosse un soldato di Klopp da sempre. Continua a non esserci notizia di un acquisto sbagliato dal Liverpool, da quando a deciderli è l'allenatore tedesco. Fa eccezione il tragico portiere Karius.

L'incastro perfetto di un pezzo alla volta

Klopp arrivò ad Anfield nell'ottobre del 2015, al posto dell'esonerato Brendon Rodgers. Gli acquisti ha cominciato a dettarli dell'estate successiva, indicando criteri semplici ma inderogabili: giocatori giovani ma non giovanissimi, senza un curriculum trionfale alla spalle e quindi con molta voglia di scriversene uno, tatticamente adatti al calcio ad alto ritmo e verticale dei Reds e selezionati appositamente per il ruolo in cui c'è necessità. La rosa non è mai troppo larga, la formazione titolare è ben definita (soltanto a centrocampo c'è qualche sfumatura, con quattro uomini a ruotare nei tre posti), le riserve sono poche ma affidabilissime e ogni elemento deve rappresentare un incastro perfetto. Non hanno sbagliato un colpo.

Il metodo Van Dijk

L'unico titolare che in questi anni il Liverpool abbia strappato a una big è Thiago Alcantara, venuto via dal Bayern dove era in declino e in definitiva pagato una cifra irrisoria: 22 milioni. Per il resto, i Reds setacciano la classe media del calcio europeo, stanno alla larga dalle aste furibonde, evitano anche i parametri zero (l'unico è stato Matip, che era a fine contratto con Schalke) e in pratica cercano di individuare nel calciatore già forte le potenzialità del fuoriclasse. Spesso pagano moltissimo, perché quando hanno inquadrato il calciatore perfetto non lo vogliono mollare per nessuna ragione: gli 84 milioni versati nel 2017 al Southampton per Van Dijk sembravano una scandalosa follia, ma negli anni l'olandese si è affermato come il difensore di gran lunga più forte al mondo (nel 2019 avrebbe meritato il Pallone d'oro), sicuramente migliore di tanti colleghi pagati poco di più o non molto di meno tipo Maguire, Ruben Dias, Laporte, Lucas Hernandez, De Ligt.

Quando Mané e Salah costavano come Bernardeschi

Dal Southampton arrivò, ma l'anno prima, Sadio Mané (41 milioni), il miglior giocatore assieme a Salah: oggi i due contendono il Pallone d'oro a Benzema e De Bruyne, ma quando l'egiziano venne preso per 42 milioni dalla Roma nessuno l'avrebbe creduto possibile. Quell'estate (2017), per la stessa cifra la Juve comprò dalla Fiorentina Bernardeschi, che dopo cinque anni e appena 12 gol ha un contratto scaduto che non verrà rinnovato. Dalla Roma è arrivato anche Alisson per 62 milioni: è stato il secondo portiere più costoso al mondo. Però il più caro, Kepa, è una riserva del Chelsea.

La pesca nel bacino Red Bull

Klopp ha pescato più di una volta dal bacino Red Bull, dove si pratica un calcio molto affine ai suoi metodi: Keita e Konaté vengono dal Lipsia, Minamino dal Salisburgo e il prossimo potrebbe essere il mancino Angeliño. Fabinho venne invece prelevato dal Monaco, dove faceva il terzino destro: ad Anfield è stato trasformato in un formidabile centrocampista di corsa e lucidità. L'ultimo colpo prima di Luis Diaz era stato Diogo Jota, acquistato due anni fa dal Wolverhampton: non era il centravanti cui l'Europa dei ricchi avrebbe fatto la corte, ma nei meccanismi del Liverpool si è integrato alla perfezione alternandosi a Firmino, altro numero 9 senza velleità di copertina, benché l'arrivo di Diaz stia spingendo spesso Mané al centro dell'attacco.

Da Liverpool non scappa nessuno, eccetto il pentito Wijnaldum

In questi anni, il colpo più sensazionale rimane l'acquisto del terzino sinistro scozzese Robertson, scovato nel 2017 nell'Hull City e pagato appena 9 milioni. Altro dettaglio importantissimo, addirittura fondamentale e senz'altro dimostrativo: a parte Shaqiri e Karius, tutti gli acquisti di Klopp son ancora al Liverpool e ne formano l'ossatura. La sola eccezione è Wijnaldum, arrivato nel 2016 dal Newcastle: l'estate scorsa ha preferito i soldi con cui il Psg l'ha ricoperto. Pentendosene, probabilmente, visto che è finito a fare la riserva in una squadra scombiccherata.

La storia di Luis Diaz, bambino malnutrito e ala affamata

Luis Diaz è destinato a una carriera non inferiore a quella di Salah, anche se la sua storia è del tutto diversa. Nato a Barrancas, nella zona più povera e isolata della Colombia (la città più vicina è Barranquilla, a sette ore di strada), è cresciuto in una famiglia povera e ha sofferto di malnutrizione a causa della terribile carestia che aveva colpito quella regione, ai confini con il Venezuela, tra e il 2008 e il 2013 e che ha causato la morte di quasi 5000 bambini. Perciò la sua affermazione è stata lenta: quando è arrivato al Barranquilla, nella B colombiana, era pelle e ossa. C'è una foto del 2015 che lo ritrae nella competizione che lo ha rivelato, il campionato sudamericano dei popoli indigeni (lui appartiene all'etnia Wayuu e la sua rappresentativa era allenata da Valderrama): la sua magrezza è impressionante. Il Porto lo ha scovato nel 2019 nell'Atletico Junior e in Europa è cresciuto poco per volta: dopo due stagioni positive ma senza il posto fisso (nel doppio confronto con la Juve dell'anno scorso, per dire, è partito dalla panchina), in questa è esploso. Ha segnato due gol al Milan nei gironi di Champions e il Liverpool non si è negato una spesa importante per portarlo ad Anfield già a gennaio: è stato l'acquisto più costoso del mercato invernale dopo Vlahovic.

Klopp e il suo nuovo pupillo: "È esattamente quello che volevo"

L'impatto con i Reds è stato devastante. Si è rivelato nell'ottavo di finale in casa del Benfica, dove ha realizzato una rete e fatto impazzire i difensori avversari con i suoi dribbling che sembrano sgraziati e invece sono implacabili, con le sue acrobazie sbilenche ma sempre in perfetta sincronia con la necessità dell'azione (tipo il gol di testa al Villarreal) e con il  suo spirito ruggente che è perfetto per Klopp, già entusiasta di lui: "È esattamente quello che volevo e che ci serviva, per il modo di giocare e per lo spirito che ha. Migliorerà ancora tantissimo". Al Liverpool, tutti migliorano tantissimo.