PORTO - All’andata l’Inter col Porto ha vinto con la solidità, la pazienza e i cambi: organizzazione difensiva, nessuna ansia di segnare, dentro Gosens e Lukaku per Dimarco e Dzeko dopo tredici minuti del secondo tempo. E proprio il centravanti belga ha segnato in tap-in al minuto ’86. Altra chiave del match sono stati i nervi. L’Inter li ha tenuti saldi, mentre il Porto li ha persi abbastanza presto. Il cartellino rosso a Otavio per doppio giallo, otto minuti prima della rete interista, ne è stata la prova. Cosa dovranno fare ora i nerazzurri per evitare la sconfitta, e magari vincere, allo stadio Dragao? Quali sono le chiavi per uscire indenni da quella che l’allenatore Simone Inzaghi ha definito “la gara più importante della stagione” e tornare ai quarti di Champions dopo 12 anni? Vediamolo, punto per punto.
La regola dell’equilibrio
Il cerino, almeno all’inizio, lo avrà in mano il Porto, che dovrà recuperare la rete di svantaggio incassata a San Siro. Se l’Inter saprà gestire la fase difensiva con equilibrio, evitando di prendere gol nella prima mezz’ora, a quel punto i padroni di casa saranno naturalmente portati a sbilanciarsi, lasciando inevitabili spazi nella propria metà campo. Lì l’Inter dovrà essere brava a recuperare palla e ripartire venocemente, con uno o due passaggi per servire gli uomini d’attacco. È (anche) questo che Inzaghi ha provato alla Pinetina negli scorsi giorni. Importante però non cedere completamente il pallino del gioco al Porto, che a Milano è uscito sconfitto con appena il 40 per cento del possesso palla. Servirà equilibrio.
I cambi di gioco
Nelle uniche tre sconfitte subite dal Porto negli ultimi cinque mesi - con Benfica, Inter e Gil Vicente – la squadra dell’ex interista Sergio Conceição ha dimostrato di soffrire le discese palla al piede degli avversari sulle fasce. E l’Inter sulle corsie esterne ha due ottimi corridori/crossatori: Dumfries e soprattutto Dimarco. Il rammarico per Inzaghi è non potersi giocare a gara in corso la carta Gosens, come spesso ha fatto in stagione, visto che il tedesco è infortunato. Dimarco, se avrà gambe e polmoni a sufficienza, dovrà riuscire ad avere la meglio sul giocatore (potrebbe essere Pepé o André Franco) chiamato a sostituire come terzino destro Joao Mario, fermo per un guaio muscolare.
La contesa a centrocampo
I sostenitori del 3-5-2, numerosi fra gli allenatori in Italia, sostengono che il modulo con tre difensori aiuta a creare densità – e quindi strutturale superiorità numerica – a centrocampo. È ovviamente vero, almeno dal punto di vista aritmetico. Rispetto al 4-4-2 di Conceição, il suo ex compagno di squadra Inzaghi avrà stabilmente un uomo in più lì in mezzo, potendo contare su regista e due mezzali, contro i due mediani dell’avversario. Ovviamente la proporzione può mutare in base al gioco dei raddoppi e degli inserimenti, ma i giocatori in campo sono sempre undici, quindi ogni aggiunta in una porzione di campo comporta inevitabilmente una rinuncia altrove. Non è impossibile che il tecnico portoghese possa decidere di cambiare l’assetto base della sua squadra, proprio per evitare di finire in inferiorità nella porzione di campo dove, inevitabilmente, si decidono le sorti della maggior parte delle partite. La formazione base, prevede Uribe e Grujic schierati come mediani davanti alla difesa. E in ogni caso Conceição non avrà a disposizione lo squalificato Otavio, pericolosissimo folletto danzante sulla trequarti, visto che si è fatto cacciare fuori a San Siro e questa sera è squalificato.
La sfida psicologica
Ed eccolo, il punto forse più importante. Il Porto è una squadra nervosa. In tutte e tre le sconfitte subite da ottobre a oggi, ha finito la partita in dieci a causa di un’espulsione. Ad arbitrare la sfida sarà il fuoriclasse del fischietto Marciniak, che ha diretto la finale mondiale a Doha. Ha la fama di essere giusto ma duro, e di non tollerare gli interventi gratuitamente pericolosi in cui i calciatori del Porto spesso si lasciano andare. Ed è un elemento che l’Inter ovviamente potrà usare a proprio favore. Più in generale, il clima a Porto è elettrico. Il club ha surriscaldato la vigilia in ogni modo, compresa la già famosa vignetta dell’italiano-pizzaiolo spaventato dai temibili giocatori di casa. Un’operazione più sguaiata nei modi, ma simile negli intenti a quella del Barcellona nei gironi. In quel caso, il clima pesante creato dai blaugrana, a conti fatti, favorì gli ospiti.
I cambi in corsa
Se in campionato Simone Inzaghi è spesso stato criticato per i cambi, in Champions anche i suoi più severi detrattori gli riconoscono di averli indovinati (quasi) sempre. Tranne che nelle due sfide col Bayern Monaco – ma lì c’era poco da cambiare, il Bayern è il Bayern – l’allenatore nerazzurro è praticamente sempre uscito vincitore rispetto ai suoi avversari nella gestione della gara, tanto nei gironi, quanto all’andata contro il Porto. Se è vero, come sembra, che dall’inizio giocherà Dzeko, il tecnico interista avrà anzitutto la possibilità di reoplicare la mossa dell’andata, inserendo Lukaku nel momento più opportuno. E questa volta avrà da giocarsi anche un Brozovic più fresco e in forma migliore, pronto a rilevare chi fra Barella, Calhanoglu e Mkhitaryan dovesse averne bisogno, mettendo a quel punto la squadra di casa di fronte a un nuovo assetto: il modo in cui il croato e il turco interpretano il ruolo di regista è infatti molto diverso.