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Dzeko e Mkhitaryan, in Milan-Inter la vampata dei vecchi draghi. Al ritorno Leao potrebbe non bastare

Edin Dzeko, 37 anni, dopo il gol dell'1-0 (ansa)
Il commento alla semifinale d'andata di Champions, derby vinto 2-0 dai nerazzurri
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Un insostituibile e due irrefrenabili decidono un derby che è stato un gran falò di legna secca, un rogo immediato e tremendo, meno di undici minuti per la vampata nerazzurra che può essere già definitiva, dunque finale (di Champions). L'insostituibile è Leao: la sua assenza, una voragine. Gli irrefrenabili, il trentasettenne Dzeko e il trentaquattrenne Mkhitaryan: è bastata una loro spintarella per mettere a sedere ogni gioventù e velleità altrui. Bello quando quella somma di vita e di esperienze che si chiama carriera rende fermo il tempo e scintillante il senso di ogni gesto. La sapienza formidabile dei due interisti si è tradotta in tiri perfetti: Dzeko, che sembrava un po' Ibra e un po' Zizou, e poi il vecchio marpione armeno: un armeno in più.

L'Inter è più squadra del Milan, più completa e ampia nell'organico. Superiore, ma anche il Napoli lo era rispetto ai rossoneri…

Un insostituibile e due irrefrenabili decidono un derby che è stato un gran falò di legna secca, un rogo immediato e tremendo, meno di undici minuti per la vampata nerazzurra che può essere già definitiva, dunque finale (di Champions). L'insostituibile è Leao: la sua assenza, una voragine. Gli irrefrenabili, il trentasettenne Dzeko e il trentaquattrenne Mkhitaryan: è bastata una loro spintarella per mettere a sedere ogni gioventù e velleità altrui. Bello quando quella somma di vita e di esperienze che si chiama carriera rende fermo il tempo e scintillante il senso di ogni gesto. La sapienza formidabile dei due interisti si è tradotta in tiri perfetti: Dzeko, che sembrava un po' Ibra e un po' Zizou, e poi il vecchio marpione armeno: un armeno in più.

L'Inter è più squadra del Milan, più completa e ampia nell'organico. Superiore, ma anche il Napoli lo era rispetto ai rossoneri, però non è bastato. Da una parte, Dzeko e Lautaro più Lukaku, rigenerato; dall'altra, solo Giroud che è stato l'unico ultratrentenne a non iscriversi al club dei senzatempo. Il maggior peso nerazzurro si è visto anche a occhio nudo: esemplare l'azione del vantaggio, con il corpaccione di Dzeko che soffia via quel fuscello di Calabria. La stessa differenza di sostanza si è notata a centrocampo, dove il Milan ha montato la panna per oltre mezza partita (possesso palla attorno al 60 per cento), ma poi l'Inter quella panna se l'è mangiata tutta, usando benissimo la somma degli attimi oltre a quella dei chili.

Il punteggio è solenne, e il Milan può ipotizzare di rovesciarlo martedì solo se torna Leao, ma anche in quel caso saremmo al limite dell'impresa himalayana. Una grandiosa parata di Maignan, e il palo centrato da Çalhanoglu nel momento della paralisi rossonera, hanno impedito all'Inter di sentirsi già a Istanbul, città peraltro più nel destino del Milan, anche se non proprio un ricordo felice. Sorprende la perfezione quasi assoluta dell'Inter in Champions, che scava nuovi rimpianti per il campionato. Ma è un'altra perfezione ad avere chiuso il discorso, quella di due draghi d'area, due classici degli anni Ottanta.