John Stones: "Il City non sottovaluterà l'Inter. Dopo la finale persa con l'Italia il periodo più difficile della mia carriera"
dal nostro inviato Antonello GuerreraMANCHESTER — Due anni fa John Stones ha perso la finale degli Europei contro l’Italia e pure il posto al Manchester City, Guardiola non lo vedeva più. Stava andando via. E invece. Redemption, Still I rise, Maya Angelou. Oggi, il 29enne difensore inglese è una colonna della corazzata sinfonica dell’allenatore catalano, che gli ha scovato un nuovo ruolo: centrale di difesa che diventa mediano nella fase offensiva, quando il City dal 4-3-3 passa allo spregiudicato 3-2-1-4. La rivincita è completa: nessuno tra i citizens sa interpretare questa vita da mediano-difensore come lui. E allora Stones si racconta, a cuore umile e aperto, con Repubblica e altri giornali inglesi arrivati a Manchester prima della finale di Champions League di sabato contro l’Inter a Istanbul.
John Stones, che riscossa.
“Già. Due anni fa è stato il periodo più difficile della mia carriera. Allora mi sono guardato dentro, sono diventat…
MANCHESTER — Due anni fa John Stones ha perso la finale degli Europei contro l’Italia e pure il posto al Manchester City, Guardiola non lo vedeva più. Stava andando via. E invece. Redemption, Still I rise, Maya Angelou. Oggi, il 29enne difensore inglese è una colonna della corazzata sinfonica dell’allenatore catalano, che gli ha scovato un nuovo ruolo: centrale di difesa che diventa mediano nella fase offensiva, quando il City dal 4-3-3 passa allo spregiudicato 3-2-1-4. La rivincita è completa: nessuno tra i citizens sa interpretare questa vita da mediano-difensore come lui. E allora Stones si racconta, a cuore umile e aperto, con Repubblica e altri giornali inglesi arrivati a Manchester prima della finale di Champions League di sabato contro l’Inter a Istanbul.
John Stones, che riscossa.
“Già. Due anni fa è stato il periodo più difficile della mia carriera. Allora mi sono guardato dentro, sono diventato ipercritico di me stesso, ho iniziato a curare ogni dettaglio: il cibo, gli allenamenti supplementari, non andare a dormire mai tardi. Così è iniziata la mia rivincita”.
La Champions sarebbe il coronamento di questa sua rinascita?
“Sarebbe dolcissimo, sì. Ma di questo parliamone sabato notte perché è sempre difficile, ogni partita”.
A Milano, nel covo dei tifosi del Manchester City, il club "Italia Blue Moon"
“No, quello mai. Con una mentalità del genere, sei già morto dentro. Sono voluto rimanere al City e dimostrare che ero all’altezza. Non agli altri, ma a me stesso, che è la cosa piu importante”.
Guardiola ora la utilizza in questo strano ruolo, da difensore ma anche da centrocampista, a seconda delle situazioni. Complicato?
“Sinceramente, quando ero ragazzino molti mi vedevano in quel ruolo da mediano. Amo giocare da centrale ma mi piace tanto anche questo nuovo ruolo e ho dimostrato di saperlo fare. Tuttavia, erano qualità che non credevo di avere a questa età. Ma l’allenatore le ha viste, è riuscito a coglierle. Anche questa è una sua bravura”.
“Sì, altrimenti non sarebbero in finale. Io approccio la partita sempre allo stesso modo, non conta di che serie siano gli avversari. Massimo rispetto a chiunque, anche nella FA cup quando una squadra di categoria inferiore vuole fare l’impresa contro una di Premier League. Se abbiamo vinto così tanto negli ultimi sei anni è perché il City ha sempre mostrato questa umiltà. Certo, l’Inter ha giocatori di grande qualità, incredibili. Nel derby in semifinale contro il Milan mi hanno impressionato per maturità e concretezza. Hanno tutto il mio rispetto. Ma ora tocca a noi fare la storia”.