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Real, la nuova missione di Ancelotti: aggiungere Mbappé ai campioni d’Europa

Florentino Perez indirettamente conferma il passaggio dell’attaccante francese dal Psg. Il messaggio del tecnico dopo la festa di Wembley: “La nostra stagione è stata da 10 perché nessuno ha pensato al proprio ego”
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LONDRA - Noto col nomignolo di Conseguidor, “realizzatore” o più propriamente “uomo che ottiene tutto ciò che vuole”, il numero uno spagnolo delle infrastrutture Florentino Perez, presidente del Real Madrid, dopo lungo corteggiamento ha infine conquistato alla causa madridista l’attaccante più ambito del mondo: Kylian Mbappé. Lo ha di fatto annunciato lui stesso a Cadena Cope, mentre veniva celebrato per la quindicesima Coppa Campioni, con una battuta eloquente: “Risponderò su Mbappé quando arriverà”.

Il nuovo Real

Il Real non ha ancora finito di festeggiare che già pensa alla prossima stella da inserire nello spogliatoio. La conseguenza più immediata dell’ingaggio del francese — contratto quinquennale da 26 milioni netti l’anno — è che re Carlo o Carlo Magno Ancelotti (5 Champions e 29 titoli) è chiamato all’ennesima impresa da formidabile gestore di una squadra di campioni: far coesistere, tatticamente, tecnicamente e psicologicamente, Mbappé con Vinicius, Bellingham e tutti gli alt…

LONDRA - Noto col nomignolo di Conseguidor, “realizzatore” o più propriamente “uomo che ottiene tutto ciò che vuole”, il numero uno spagnolo delle infrastrutture Florentino Perez, presidente del Real Madrid, dopo lungo corteggiamento ha infine conquistato alla causa madridista l’attaccante più ambito del mondo: Kylian Mbappé. Lo ha di fatto annunciato lui stesso a Cadena Cope, mentre veniva celebrato per la quindicesima Coppa Campioni, con una battuta eloquente: “Risponderò su Mbappé quando arriverà”.

Il nuovo Real

Il Real non ha ancora finito di festeggiare che già pensa alla prossima stella da inserire nello spogliatoio. La conseguenza più immediata dell’ingaggio del francese — contratto quinquennale da 26 milioni netti l’anno — è che re Carlo o Carlo Magno Ancelotti (5 Champions e 29 titoli) è chiamato all’ennesima impresa da formidabile gestore di una squadra di campioni: far coesistere, tatticamente, tecnicamente e psicologicamente, Mbappé con Vinicius, Bellingham e tutti gli altri galacticos.

Nulla di nuovo sotto il sole del Bernabeu, che di questo passo garantirà lo sfondamento del miliardo di fatturato. D’altronde l’era Florentino cominciò nel 2000 con la promessa mantenuta di prendere Figo e da allora, fatta salva l’interruzione della sua presidenza dal 2006 al 2009, l’idea di accaparrarsi i migliori sul mercato è rimasta identica. L’elenco è esplicito: Zidane, Ronaldo, Kakà, Beckham, Cristiano Ronaldo, Bale, Benzema, Hazard, per dirne solo alcuni. Non tutti poi hanno fatto la storia del Madrid, anzi qualcuno tipo Hazard ha fatto storie. Però, al netto di qualche profittevole rivendita successiva, tutti hanno contribuito ad alimentare la fama di una squadra dedita alla bellezza, intesa come galleria di artisti del pallone.

Parametro zero

Nella ricca pinacoteca madridista Mbappé aspira a un posto di primo piano. La presentazione potrebbe perfino slittare a dopo l’Europeo, ma questo è un dettaglio. Contano di più le premesse di un affare a più riprese rinviato. Nel 2012 l’allora ragazzino Kylian, talento individuato da Zidane, si allenò per quattro giorni alla Ciudad Deportiva e ovviamente piacque, ma l’accordo sfumò. Nel 2021 fu lo stesso presidente del Real a raccontare stizzito gli ostacoli frapposti alla trattativa dallo stato del Qatar, proprietario del Psg e del cartellino del giocatore: «Ci sono club di stato che rifiutano offerte da 200 milioni. Conviene aspettare la scadenza del contratto». Così è avvenuto. Mbappé si muove a parametro zero, il che ha comportato non poche liti col Psg, più o meno sanate dall’esclusione dalla rosa al taglio dello stipendio: il divorzio non è indolore, anche perché la sospirata conquista della Champions non è mai arrivata.

“Stagione da 10”

La questione è diventata spesso di stato, col presidente Macron tutt’altro che spettatore. Prima c’era il Mondiale in Qatar, nel 2022, e non era il caso di dire addio al simbolo della Francia e della Ligue 1. Ora ci sono le Olimpiadi in vista e Macron, in una recente cena parigina, avrebbe chiesto a Florentino di evitare il braccio di ferro e di lasciare che il suo nuovo galactico prenda parte ai Giochi, anche se la rischiosa prospettiva di 72 partite sul campo (nel 2025 ci sarà pure il Mondiale per club) spaventa un po’ tutti, incluso il diretto interessato. Insomma, la collocazione tattica del favoloso Kylian (seconda punta, prima punta o esterno del 4-4-2 fluido di Ancelotti?) appare l’ultimo dei problemi. Re Carlo circumnaviga la vicenda, partendo dal concetto di altruismo. Un avviso ai naviganti, appunto: “La nostra stagione è stata da 10 in pagella perché nessuno ha pensato al proprio ego”. E ancora, sul proficuo tandem in panchina col figlio Davide assistente: “Dimostra che il Real è una famiglia e non un’industria”. Neanche l’azienda Mbappé.

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