Siviglia, con la filosofia di Emery per conquistare l'Europa
dal nostro inviato FRANCESCO SAVERIO INTORCIA
La squadra spagnola arranca in campionato ma per la terza volta conquista l'Europa League. Il discorso del tecnico nell'intervallo per scuotere i giocatori. Talento, lavoro e perseveranza sono le sue linee guida
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BASILEA - Il discorso del re, pronunciato all'intervallo nello spogliatoio del St.Jakob-Park, è stato semplice ed efficace: "Ricordatevi quanta strada abbiamo fatto per essere qui, quanta fatica abbiamo sofferto. Guardate la nostra gente che è arrivata fin qui a sostenerci. Immaginate di essere nel nostro stadio, al Pizjuàn. E ora rendetevi conto che possiamo rimontare". Con queste parole, Unai Emery ha cambiato il corso della finale di Europa League, trasformando il suo Siviglia dalla squadra timida e impacciata che soccombeva al Liverpool nel primo tempo in una gioiosa macchina da guerra scatenata nella ripresa. Non ha cambiato gli uomini, non ha mutato modulo e neppure spostato l'equilibrio nel possesso palla: ma nei primi 45' i suoi avevano fatto un tiro in porta, nel secondo tempo ne hanno prodotti dieci, trovando tre gol e sfiorandone altrettanti. "Fino all'ultima goccia di sangue", aveva chiesto. Lo hanno accontentato. Nessun club aveva mai vinto tre volte di fila la Coppa Uefa, nessun'altra squadra ne ha conquistate più di tre in tutto mentre il Siviglia vola a quota 5 in undici edizioni. Ed Emery raggiunge Trapattoni con tre successi personali.
Siviglia, un'altra Europa League: la vittoria sul Liverpool e la festa, il film
C'è un legame misterioso ed affascinante fra gli andalusi e la seconda competizione d'Europa per importanza. Il Siviglia nella Liga arranca, dal 2010 non riesce a finire fra le prime quattro, quest'anno ha chiuso settimo a 39 punti dal Barcellona, cui contenderà domenica la coppa del Re. Ma Emery considera l'Europa League (o Sevilla League, com'è ormai ribattezzata dai giornali spagnoli) come una seconda moglie e il suo ragionamento è straordinariamente semplice: se non hai i mezzi per andare avanti in Champions, perché non sfruttare la retrocessione in Europa League, l'opportunità gentilmente offerta dall'Uefa? Il Siviglia, dal primo trionfo nel 2006, è la squadra che più di tutte ha scoperto la bellezza di questa coppa piccina, snobbata invece dalle italiane. Perciò non la molla. Ha ragione Coke: sarà pur bello giocare in Champions, ma non è meglio alzare un trofeo a fine stagione?
Emery ricorda Puerta: "Antonio, è per te..."
Emery è l'artefice di questo trittico straordinario e storico. Hombre vertical, ha l'eleganza antica e fascinosa di un torero esperto, occhi chiari e magnetici, capelli impomatati, naso importante e sinuoso. Vestito sempre impeccabile - stavolta, una cravatta rossa e blu a righe -, in finale era lui quello in giacca e Klopp l'operaio in tuta: ma è stato Unai, più di Jürgen, a non rimanere fermo un attimo, sempre in piedi a ridosso della linea di confine, sempre a urlare indicazioni minuziose, scoprendo e segnalando dettagli invisibili a un normale occhio umano. Basco di Fuenterrabìa, terra di confine con la Francia sul fiume Bidasoa, soprannominato El catedràtico, Emery è stato un modesto centrocampista, un ribelle in una famiglia di portieri, ruolo ricoperto dal nonno Antonio, dal padre Juan e da uno zio, e poi un allenatore precoce: aveva 34 anni, era a fine carriera nel Lorca, prese la guida della squadra a gennaio e la portò a risalire in seconda divisione e a sfiorare, l'anno dopo, la promozione. Ha fatto bene ovunque, Almerìa, Valencia, Siviglia, "sbagliando" solo una stagione a Mosca, con lo Spartak.
La sua filosofia è raccolta in un libro, "Mentalidad ganadora", una sorta di manuale pratico che spiega agli allenatori d'oggi come riconoscere un talento, gestire un gruppo, fare tesoro delle sconfitte, e così via. Filosofo del valore del collettivo, convinto sostenitore del turnover e della perfetta gestione delle energie di una rosa, inventore del concetto di Serempatìa, l'empatia che nasce dagli incontri casuali e fortunati, amante delle tre T (Talento, Trabajo, Tenacidad, talento, lavoro e perseveranza), era stato inseguito da Milan e Napoli un anno fa. Ora assicura. "Ho un contratto col Siviglia, il mio futuro è qui". Si considera "un eletto, capace di sopravvivere e trionfare nei momenti difficili". Come nella notte di Basilea.