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Juventus, Allegri e il Siviglia: "Abbiamo una corazza che non ci sposta più niente"

Massimiliano Allegri
Massimiliano Allegri  (ansa)
Il tecnico alla vigilia della semifinale di andata: "Tutti parlano e tutti sanno tutto, ma noi ne usciamo fortificati"
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TORINO - Rispetto per il Siviglia, "squadra esperta che ha vinto sei volte l'Europa League". Ma l'obiettivo non può che essere uno soltanto: "Vogliamo la finale". Max Allegri torna con la sua Juventus in una semifinale internazionale sei anni dopo quella vittoriosa con il Monaco in Champions League: stessi colori del Siviglia, ma un una Juve completamente diversa. Domani non ci sarà Bremer, fermato da un affaticamento muscolare: il brasiliano è uno degli indisponibili insieme a De Sciglio e Kaio Jorge, quest'ultimo assente nella lista Champions. La squadra è in ottime condizioni, come dimostrato nella partita di Bergamo che ha rilanciato le ambizioni Champions nonostante la possibile penalizzazione: "Non so cosa succederà - ha raccontato il tecnico -. Abbiamo una corazza che non ci sposta più niente. Tutti parlano e tutti sanno tutto, ma noi ne usciamo fortificati. Bisogna fare il massimo, cercare di arrivare in finale di Europa League: ci siamo guadagnati il secondo posto sul campo e dobbiamo mantenerlo". Bergamo è stata, per la qualità dell'avversaria, la partita del rilancio dopo la vittoria con il Lecce, ma anche quella degli insulti razzisti a Vlahovic che hanno portato alla chiusura della curva Pisani: "Non ho parlato con Dusan, capisco che non è bello essere insultati per forme di razzismo, ma sarebbe meglio ignorare e lasciar punire chi di dovere".

La forza del gruppo, le condizioni dei calciatori

L'esultanza di Vlahovic è stata quella più chiacchierata, visti i cori razzisti di una parte della curva atalantina. Eppure è passata sotto traccia la festa del gruppo squadra dopo la rete di Vlahovic, il mucchio selvaggio che ha accolto la rete della sicurezza: "È stata una domenica meravigliosa, soprattutto a livello di emozioni - ha raccontato qualche minuto prima il tecnico ai microfoni di Sky -. Era una gara difficile e i ragazzi hanno giocato una partita di squadra, poi l'esultanza dopo lo 0-2 è stata meravigliosa. Tra mille difficoltà i ragazzi hanno dimostrato di non aver mai mollato". Forti di testa ma anche fisicamente, un momento felice per la Juventus proprio nella primavera dei verdetti e dopo un mese, quello di aprile, disastroso dal punto di vista dei risultati: "Tutta la squadra sta bene, le gambe girano bene. Anche per me sarà difficile fare delle scelte. Domenica chi è entrato ha aiutato i compagni, Vlahovic ha fatto gol, c'è chi si è messo a disposizione. Uno può giocare 60-70 minuti, un altro 30, l'importante è che siano decisivi".

La qualità dei singoli contro la forza del collettivo

Inevitabile il raffronto tra due squadre diverse per struttura e peculiarità, tra il collettivo di Mendilibar e i singoli a disposizione di Allegri. Tra questi spicca sicuramente Di Maria, l'uomo delle partite decisive e delle finali, colui che ha firmato personalmente un gol in finale di Coppa America e del Mondiale: "Sa già cosa deve fare, nelle partite secche, dove c'è bisogno di risultato e prestazione, c'è sempre stato. Parla la sua carriera". Parla anche la storia del Siviglia, che in quindici partecipazione in Coppa Uefa/Europa League è riuscito ad alzare sei volte il trofeo. Anche se in questa stagione le sofferenze sono state più delle gioie, con tre allenatori avvicendatisi sulla panchina andalusa, il passato non si può scordare ma neanche spiegare: "È una cosa così, difficile da spiegare. Non scordiamoci che la Juve negli ultimi 7 anni (8 in realtà, ndr) ha giocato due finali, un quarto, è stata eliminata due volte agli ottavi tra i minuti finali e supplementari. Quest'anno giochiamo un'altra semifinale: magari arriviamo in finale e magari vinciamo. Non sarà semplice, il Siviglia è molto forte". 

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