Roma-Bayer Leverkusen 1-0: Bove spinge Mourinho verso la finale di Europa League
di Matteo PinciROMA — Forse è un rituale, forse un gioco. Ogni volta che incontra un suo vecchio allievo, José Mourinho ostenta abbracci e baci affettuosi. Gli aveva portato fortuna, questa gestualità, contro altri fedelissimi incrociati in questi mesi come Stankovic e Thiago Motta, sconfitti impietosamente sul campo. La storia si è ripetuta identica contro Xabi Alonso, suo scudiero al Real, ieri avversario alla guida del Bayer Leverkusen, ultimo ostacolo tra lo Special e il suo terreno di caccia preferito, le finali europee, 5 giocate e altrettante vinte. Prendersene un'altra, la seconda in due anni di Roma, sarebbe il modo migliore per lasciare, se così deciderà - lo hanno avvistato a pranzo con lo sceicco del Qatar Al Thani, le persone intorno a lui smentiscono seccamente - ma per metterla in discesa all'Olimpico gli è servito il salvataggio sulla linea di Cristante e un gol del meno atteso dei suoi, uno dei "bambini" c…
ROMA — Forse è un rituale, forse un gioco. Ogni volta che incontra un suo vecchio allievo, José Mourinho ostenta abbracci e baci affettuosi. Gli aveva portato fortuna, questa gestualità, contro altri fedelissimi incrociati in questi mesi come Stankovic e Thiago Motta, sconfitti impietosamente sul campo. La storia si è ripetuta identica contro Xabi Alonso, suo scudiero al Real, ieri avversario alla guida del Bayer Leverkusen, ultimo ostacolo tra lo Special e il suo terreno di caccia preferito, le finali europee, 5 giocate e altrettante vinte. Prendersene un'altra, la seconda in due anni di Roma, sarebbe il modo migliore per lasciare, se così deciderà - lo hanno avvistato a pranzo con lo sceicco del Qatar Al Thani, le persone intorno a lui smentiscono seccamente - ma per metterla in discesa all'Olimpico gli è servito il salvataggio sulla linea di Cristante e un gol del meno atteso dei suoi, uno dei "bambini" che ha coltivato a Roma. E che ha giocato solo perché la sorte ha tolto uno dopo l'altro Smalling, Llorente, Kumbulla, e costretto Cristante a scivolare in difesa lasciando un buco a centrocampo. Un buco riempito da Edoardo Bove di anni venti, che in Europa fino a ieri non aveva segnato mai. Mica male una semifinale di Europa League per iniziare.
La semina della Roma, spesso confusa, sarebbe anche abbondante, ma il raccolto è sempre minimo. Anche perché davanti è impossibile trovare qualcuno che faccia gol: Belotti e Abraham, in due, segnano mediamente un gol ogni tre partite e mezzo. Con Dybala a sbirciare l'orologio dalla panchina, ennesima, per aspettare l'ultimo quarto d'ora - il massimo concesso dalla caviglia dolorante - la porta avversaria era diventata davvero piccola.
E allora, Bove. Un destino in qualche forma legato a quello di Mourinho: perché Bove ha debuttato in Serie A cinque giorni dopo l'annuncio che José sarebbe diventato l'allenatore della squadra, proprio sul campo che ieri lo ha benedetto come eroe. Ma era appena un ragazzo dell'Appio Latino, quartiere tra le Mura Aureliane e l'Appia Antica. In estate doveva andare via, lo avrebbe voluto il Sassuolo come moneta di cambio - insieme a una valanga di euro - per cedere Frattesi. Il veto, prima di chiunque altro, lo pose proprio José. Che ai suoi "bambini" tiene. Solo che Bove ha avuto un autunno complesso, un pomeriggio shock con l'Under 21 contro l'Inghilterra. Per un po' è quasi sparito, e in fondo l'età è quella in cui si sbaglia, tanto, ma dagli errori ancora si può imparare parecchio.