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Inghilterra: Wigan, dalla coppa alla retrocessione. Di Canio, missione compiuta

I Latics passano in tre giorni dal trionfo di Wembley al discesa in Championship: non era mai successo nella storia del calcio d'Oltremanica. La squadra di Martinez nel destino di due tecnici italiani: prima provoca il licenziamento di Mancini, poi fa contento il Sunderland dell'ex laziale, che si salva
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

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LONDRA - Prima gli altari, poi la polvere. Prima la Coppa d'Inghilterra, poi la retrocessione in "serie B". Prima una gioia mai provata, poi un dolore indicibile. Non era mai successo, nella storia del calcio inglese, che una squadra vincesse la F.A. Cup e venisse retrocessa dalla Premier alla Championship League, come si chiamano ora, insomma dalla massima serie all'equivalente della nostra serie cadetta. Ora è accaduto. Il Wigan ha vinto a sorpresa la Coppa d'Inghilterra, battendo il Manchester City con un gol all'ultimo minuto a Wembley sabato scorso. E ieri sera è stato battuto 4-1 dall'Arsenal all'Emirates Stadium di Londra, vedendo così segnata la sua sorte: a un turno dal termine del campionato è terz'ultimo, a quattro punti di distacco dalla quart'ultima, il Sunderland.

Un crudele destino, per gli undici di Roberto Martinez, che tra l'altro è uno degli allenatori più apprezzati della Premier League e che anche per questo potrebbe non restare al Wigan relegato nella serie minore, ricevendo offerte da qualche altra parte. Per un po' il Wigan ha mantenuto la speranza, rispondendo al gol iniziale dei padroni di casa con un gol del pareggio al termine del primo termine, ma nella ripresa è stato travolto da una squadra nettamente più forte, con l'Arsenal che ha segnato altre tre reti nello spazio di sette minuti, chiudendo la partita. E alla fine, la disperazione dei giocatori per la retrocessione era ancora più forte perché messa a contrasto con la festa di pochi giorni prima, la conquista della Coppa d'Inghilterra, ma vinta prima dal Wigan.

Per coincidenza, la vittoria nella finale di Coppa e la retrocessione ormai matematica in Premier hanno segnato il destino, oltre che del Wigan, anche di due allenatori italiani. Perdere una Coppa che sarebbe stata una vittoria di consolazione in un anno andato storto in campionato e in Champions ha contribuito a determinare il licenziamento di Roberto Mancini dal Manchester City: un allenatore italiano di meno, l'anno prossimo, nella Premier League inglese. Ma la retrocessione del Wigan ha garantito la salvezza del Sunderland, affidato a sei giornate dalla fine a Paolo Di Canio, alla sua prima esperienza nella massima serie dopo avere brillato, in mezzo a qualche polemica, nell'equivalente inglese della nostra serie C. L'obiettivo è stato dunque raggiunto e l'anno prossimo Di Canio potrebbe essere l'unico italiano che allena in Premier. Oppure gli italiani (sempre che non ne arrivi qualcun altro nel mercato estivo) potrebbero essere due, se il Watford allenato da Gianfranco Zola vincerà la finale dei play-off della Championship contro il Crystal Palace per l'ultimo posto rimasto a disposizione per la Premier. Le iniziali proteste per la nomina di Di Canio al Sunderland, dovute al suo saluto romano e ad altri gesti di sapore fascista nel suo passato laziale, appaiono a questo punto dimenticate: perlomeno non ne parla più nessuno. Stampa e tivù inglesi sembrano invece conquistati dagli show che Di Canio fa a bordo campo, gettandosi in ginocchio con le braccia al cielo ogni volta che il Sunderland segnava un gol e faceva un passo verso la salvezza. Che ora ha raggiunto. La prossima stagione lui avrà l'occasione di dimostrare veramente quello che vale, su uno dei palcoscenici più importanti del calcio mondiale, che ha peraltro già calcato con successo (e un'indimenticata espulsione per atterramento dell'arbitro) come giocatore.
 
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