Sport

Confederations Cup, la porta diventa tecnologica
Chip e 7 telecamere contro i gol fantasma

In Brasile per la prima volta utilizzato il sistema elettronico tedesco Goal Control che avviserà l'arbitro se il pallone ha superato o meno la linea di porta. Quasi certamente sarà utilizzato anche nei mondiali del prossimo anno

2 minuti di lettura
RIO DE JANEIRO – La rivoluzione è di marca tedesca, e alla Fifa giurano che sia sinonimo di affidabilità. In fondo, sono stati proprio i tedeschi le vittime del gol fantasma più famoso della storia, quello convalidato a Geoff Hurst nella finale mondiale del 1966 e visto da un uomo soltanto, il guardalinee sovietico Bakhramov, che indusse in errore l’arbitro Dienst: la palla, dopo aver colpito la traversa, era tornata sulla linea e poi balzata fuori.  Il gol non c’era. I fantasmi, sì. E non se ne sono mai andati.

La Confederations Cup è la prima manifestazione Fifa in cui viene aperta la porta alla tecnologia. Un sistema elettronico, Goal Control, dirà se la palla è entrata o meno. I test effettuati finora hanno convinto i vertici del calcio mondiale: funziona. Un esperimento fugace, in realtà, c’era stato al mondiale per club a dicembre, quando vennero adoperati due modelli insieme. L’Occhio di falco, adoperato già nel tennis, e il GolRef, il chip messo nel pallone. Messi da parte e sostituiti. Adesso, la Fifa ha deciso di promuovere e adottare il brevetto della tedesca GoalControl-4D in tutte le gare della competizione. E quasi certamente lo confermerà al mondiale, fra un anno. Quattordici telecamere, sette per ogni porta, sono state piazzate in ognuno dei sei stadi della competizione. Dall’alto, e da diverse angolazioni, riprendono il campo e il pallone, ne registrano la velocità, possono stabilire in ogni secondo dove si trova, anche se davanti alla traiettoria dovesse esserci un giocatore. Un sistema di telecamere collegate a un software che avvisa l’arbitro e i suoi assistenti sull’orologio (lampeggia la scritta: Goal).

La decisione spetta sempre al direttore di gara. Che deve sempre vigilare sul funzionamento degli strumenti a sua disposizione: è libero di decidere diversamente dalla macchina, ipotesi remota, certo, ma praticabile, se è convinto che ci sia un guasto al marchingegno. “Non siamo robot e non dobbiamo trasformarci, la tecnologia è un aiuto e bisogna fidarsi, ci sono dei casi di tre o quattro centimetri in cui non possiamo essere infallibili”, dice Massimo Busacca, ex arbitro svizzero, oggi capo dei fischietti Fifa. “Nelle prove che abbiamo fatto, la macchina ha rilevato che mancavano tre centimetri a un pallone per essere completamente dentro, mentre gli arbitri a due metri avrebbero dato il gol”.

Il costo di ogni installazione è di circa 200mila euro, altri 4mila circa ne servono per far funzionare il sistema in ogni partita. Thierry Weil, direttore marketing della Fifa,  spiega: “L'occhio umano percepisce 40 immagini al secondo. La telecamera ne cattura 500: la precisione garantita dalla tecnologia è superiore a quella che offrirebbero 4 arbitri”. E’ un sistema che gode della licenza della Fifa e quindi potrà essere adottato anche dalle singole federazioni. Resta la dialettica fra le scelte di Blatter e quelle di Platini, dal momento che l’Uefa ha preferito rafforzare il controllo umano con l’introduzione dell’arbitro di porta. L’eterna sfida fra l’uomo e la macchina. Se il progresso fosse arrivato prima, nessuno parlerebbe di Hurst, l’inglese che colpì una traversa nella finale mondiale.
I commenti dei lettori