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Wenger: "Non chiedo scusa". Mou: "Ha sbagliato lui", animi ancora tesi

Il giorno dopo la sfida tra Chelsea e Arsenal, in cui i due tecnici si sono addirittura spintonati, ancora non si registrano passi indietro. Emerge per l'annesima volta la rivalità tra i due, che romani si trascina da anni
dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

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LONDRA - Era una rissa annunciata, forse perfino desiderata da media e pubblico come uno spettacolo nello spettacolo, una sfida tra gladiatori all'insegna del mors tua vita mea. Qualche volta i duelli troppo prevedibili risultano in un nulla di fatto, perché i protagonisti stanno attenti a non realizzare le aspettative. Ma nel caso di Arsene Wenger e Josè Mourinho la tentazione alla rissa è irresistibile. E rissa è stata, ieri, nel derby londinese Chelsea-Arsenal: tanto che le scintilla continuano a sprizzare anche il giorno dopo, nelle reazioni dei due allenatori e nei commenti dei media.
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L'episodio lo hanno visto in tanti in diretta durante la partita e ancora di più dopo, nei filmati riportati dai siti internet. Siamo nel primo tempo. Il risultato è ancora sullo 0-0. Ma si avverte che il Chelsea ha una marcia in più, la sua impostazione tattica è migliore, l'Arsenal non riesce a produrre gioco: Wellbeck, nuova stella del club, autore di una tripletta da record nell'ultimo incontro in Champions, è del tutto inesistente. E' a questo punto che il fallo di un difensore dei padroni di casa sugli ospiti fa andare Wenger su tutte le furie. Forse il tecnico francese stava già ribollendo di nervoso, timori e frustrazioni. Il suo gesto può apparire esagerato. Fatto sta che corre via dal rettangolo a lui riservato a bordo campo e invade lo spazio analogo di Mourinho, per avvicinarsi alla zona dell'azione e all'arbitro, urlando a squarciagola per ottennere l'ammonizione del difensore del Chelsea o addirittura la sua espulsione. Ma sul suo cammino incontra Mou, che lo apostrofa dicendo più o meno "dove credi di andare?" e per tutta risposta si becca due spintoni. Il portoghese, inferiore di dimensioni ma non certo per grinta, si attacca alla cravatta svolazzante di Wenger e la tira. Sembra una scena alla Ridolini, uno che spinge, l'altro che tira, ma non c'è niente da ridere. Partecipano anche i vice-allenatori, gridandosi insulti a perdifiato. Finché non intervengono gli addetti a separare i contendenti e torna la calma.
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"Non ho niente di cui chiedere scusa, non sono affatto pentito di quanto ho fatto", dice l'allenatore dell'Arsenal a mente più fredda. E non aggiunge molto altro. Mou invece si dilunga volentieri sull'argomento: "Wenger è venuto nella nostra area e questo chiaramente non si può fare, il regolanento parla chiaro. Io mi sono limitato a fronteggiarlo per impedirgli di andare oltre. Voleva chiedere all'arbitro un'ammonizione, ma non poteva farlo passando di lì. Ammetto che di sbagli ne ho fatti tanti in vita mia in situazioni simili, ma questa volta non c'è dubbio che a sbagliare è stato lui".

Commentatori televisivi e giornali concordano con il coach del Chelsea. Primo, perché effettivamente il regolamento gli dà ragione. Secondo, perché l'intemperanza di Wenger appare sproporzionata al fatto, che l'ammonizione ci stesse oppure no. Terzo, per come è finita la partita: vittoria 2-0 per il Chelsea, meritatissima, prima con un rigore di Hazard, quindi con un gol da favola di Diego Costa (un altro gol di Costa!), cross di Fabregas che finisce con precisione millimetrica sul petto del centravanti, il quale stoppa, lascia fare due rimbalzi al pallone, semina i difensori e insacca. Morale: la furia di Wenger sembra il prodotto di una maledizione senza fine. Contro il Chelsea, in particolare contro il Chelsea allenato da Mou, il francese non riesce a vincere. Stavolta almeno ha evitato l'umiliante 6-0 rimediato nella scorsa stagione allo Stamford Bridge. Ma il suo nervosismo tradisce amarezza. Mou, furbo e un po' crudele come sa sempre essere, aveva sparso sale sulle ferite di Wenger già alla vigilia del match, dicendo che Fabregas, a lungo un eroe dell'Arsenal prima di trasferirsi al Barcellona, si trova ora benissimo al Chelsea e non ha alcuna nostalgia per la sua vecchia squadra londinese. Come dire che ha dimenticato il primo amore, quello che lo rese grande, e spasima solo per il nuovo, ossia per Mou: che a giudizio degli osservatori, in effetti, sta contribuendo a portare il regista spagnolo alla forma migliore, forse la migliore di sempre.

"Sembra già difficile portare via al Chelsea il titolo di Premier League di quest'anno", scrive il Guardian. Certo il campionato è ancora lungo e i 5 punti di vantaggio in classifica dei Blues sul Manchester City al secondo posto possono evaporare. Ma sembra difficile che sarebbe l'Arsenal ad approfittarne. E per Arsene Wenger, padrone di Londra nei primi anni Duemila quando vinceva campionati a ripetizione, non resta che metterla in rissa. Anche se è con se stesso e con i suoi giocatori, o con la propria campagna acquisti, che forse dovrebbe prendersela.
 
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