MADRID - Madrid brucia, e Florentino Perez è il suo "Nerone". Finirà col farne le spese Carlo Ancelotti, mai come in queste ore nelle vesti di capro espiatorio. Perché sì, pare proprio che Carletto, nonostante sia l'allenatore campione d'Europa e del mondo in carica, possa essere vicino all'esonero dalla panchina del Real. I giornali spagnoli più vicini al presidente del Real, che non ha mai amato Ancelotti e che l'avrebbe esonerato già nel maggio 2014 se non fosse arrivata la vittoria nella finale di Champions League, fanno sapere con una certa chiarezza il destino che attende il tecnico italiano: per lui ci sarebbe un vero e proprio ultimatum, con scadenza a breve, il 22 marzo. Quel giorno è in programma il Clasico al Camp Nou, Barcellona-Real: se il Madrid uscisse sconfitto, per Ancelotti sarebbe il passo d'addio. Addirittura. Con soluzioni interne già pronte: Fernando Hierro traghettatore fino a giugno, poi subentrerebbe il pupillo di Florentino, Zinedine Zidane, oppure in alternativa un'altra gloria madridista, Michel, da un paio di mesi esonerato dall'Olympiakos. Quanto ad Ancelotti, certo il lavoro non gli mancherà. Sono almeno tre anni che il Manchester United gli ronza intorno, e non parliamo delle suggestioni italiane: qualcuno vagheggia un suo ritorno al Milan, soprattutto se ci saranno corpose novità sul piano degli investimenti, ma anche la Roma potrebbe compiere qualche sondaggio esplorativo.
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Ma intanto a Madrid la situazione si è molto complicata dopo il 3-4 con lo Schalke dell'altra sera, preceduto dalla sconfitta con l'Athletic in campionato che aveva fatto perdere al Real il primo posto nella Liga, a vantaggio del Barcellona. Anche se ai nostri occhi può sembrare assurdo che Ancelotti rischi la panchina nemmeno tre mesi dopo aver vinto il Mondiale per club, eppure la situazione è questa. Perché Florentino Perez è un presidente molto particolare, segue idee e linee di pensiero tutte sue, gli interessano i successi del club ma anche ciò che il Real rappresenta o deve rappresentare nel mondo, tiene moltissimo al senso di appartenenza al club e all'orgoglio madridista. Insomma chi lo conosce bene sostiene che Perez abbia ancora nel cuore Mourinho, che con le sue terribili polemiche contro il Barcellona aveva tenuto alto l'onore del club contro il suo più grande avversario anche se non era mai riuscito a vincere la Champions (ma un campionato con punteggio record e una memorabile finale di Copa del Rey contro il Barça, sì), mentre Ancelotti è sempre stato troppo low profile per i gusti di Florentino, mai una polemica, mai un attacco a chicchessia, mai ha fatto vibrare il popolo con qualche sparata di puro orgoglio blanco. Troppo molle fuori dal campo, Carletto, anche se proprio lui, l'altro giorno, ironizzava: "Avrò anche la mano molle, ma con questa mano ho vinto tre Champions League". Ma tanto è inutile. Per quanto bizzarra possa apparire la posizione del presidente, in ogni caso è la sua, cioè quella di chi decide tutto nel Real. E a Florentino, Ancelotti non piace così tanto. Per questo la scorsa estate gli ha venduto Di Maria e Xabi Alonso, cioè i due giocatori cui Carletto teneva di più per gli equilibri tattici, e li ha sostituiti con James Rodriguez, per il quale l'allenatore non impazziva. Per questo, a ogni risultato non entusiasmante del Real a inizio stagione, Florentino caricava l'ambiente attraverso i suoi giornali di riferimento, contribuendo ad allentare qualche bullone sulla panchina di Ancelotti, che però poi ha preso il volo con le incredibili 22 vittorie consecutive tra ottobre e dicembre.
Ma a fine gennaio la crisi si è ripresentata, come al solito è stata cavalcata dai media che hanno creato un ambiente tellurico, favorito da un paio di grosse fesserie combinate dal Real e da Cristiano Ronaldo (sconfitta per 4-0 nel derby di coppa con l'Atletico poi tutti a festeggiare il compleanno di Cristiano in discoteca, e giù critiche), fino all'oceano di fischi e all'improvvisata panolada che hanno salutato la fine di Real-Schalke 3-4, martedì sera. Mercoledì Florentino si è recato a Valdebebas e ha tenuto a rapporto la squadra, perché il momento è di quelli drammatici. La squadra che, per inciso, è assolutamente dalla parte del suo allenatore, amatissimo da tutti: "Con lui ci alleniamo con maggiore intensità che con Mourinho", ha detto ad esempio Pepe. Poi il presidente ha incontrato a tu per tu Ancelotti, e anche in questo caso, chissà come mai, sono state fatte trapelare le virgolette del presidente nel riservatissimo incontro: "Sei l'allenatore, decidi tutto ciò che vuoi, i cambi che vuoi, i giocatori che vuoi. Ma questa situazione la devi aggiustare tu", avrebbe detto Florentino. E la si dovrà aggiustare nei prossimi due appuntamenti di Liga: domenica in casa contro il Levante, e si temono altre contestazioni della folla: poi il 22 marzo il Clasico, quello dell'ultimatum.
In ogni caso, anche se Ancelotti superasse ogni tagliola e arrivasse più o meno indenne a fine stagione, tutti i segnali fanno capire che la sua avventura al Real comunque terminerà, perché non si può continuare a lavorare in un ambiente simile, dove ad esempio è impossibile lasciare Iker Casillas in panchina (come meriterebbe da un paio d'anni, visto che il grande Iker è in paurosa involuzione) altrimenti tutta la stampa del regno ti insulta perché San Iker non si tocca, è gloria di Spagna e basta. Comunque al più tardi da giugno Ancelotti salperà per altri lidi. L'approdo più credibile, almeno stando ai contatti del passato, è quello del Manchester United. Bisognerà vedere come terminerà la stagione Louis Van Gaal, che tra l'altro sta vivendo un periodo difficilissimo dopo l'eliminazione in Fa Cup per mano dell'Arsenal: se il grande olandese venisse esonerato, la strada per Ancelotti sarebbe in discesa, visti i suoi ottimi rapporti con Alex
Ferguson e il suo desiderio di allenare, prima o poi, la squadra che gioca nel Teatro dei Sogni, il commovente Old Trafford dove Carletto colse il suo primo enorme successo da tecnico, la Champions 2003. In alternativa a Manchester ci potrebbero essere sirene italiane, ma teniamo sempre presente che Ancelotti è arrivato a guadagnare ormai oltre 7 milioni a stagione e il suo stipendio non è sostenibile dai nostri club. Eppure i nomi di Roma e Milan bisogna sempre tenerli da conto. Perché sono due club che stanno nel cuore di Carlo, e prima o poi potremmo vederlo da quelle parti, sempre che qualcuno riesca a compiere lo sforzo economico che serve, perché al cuor non si comanda, d'accordo, ma anche i bonifici bancari hanno la loro importanza. Insomma, la grande corsa al futuro di Ancelotti riparte. Altro giro, altro regalo: la Spagna non è più gradita. E pensare che nemmeno nove mesi fa era l'eroe di Madrid, e nella notte di piazza Cibeles brandiva la Champions appena vinta a Lisbona. Ma nel calcio le cose vanno così, quando il tuo presidente è Florentino Perez.
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Ma intanto a Madrid la situazione si è molto complicata dopo il 3-4 con lo Schalke dell'altra sera, preceduto dalla sconfitta con l'Athletic in campionato che aveva fatto perdere al Real il primo posto nella Liga, a vantaggio del Barcellona. Anche se ai nostri occhi può sembrare assurdo che Ancelotti rischi la panchina nemmeno tre mesi dopo aver vinto il Mondiale per club, eppure la situazione è questa. Perché Florentino Perez è un presidente molto particolare, segue idee e linee di pensiero tutte sue, gli interessano i successi del club ma anche ciò che il Real rappresenta o deve rappresentare nel mondo, tiene moltissimo al senso di appartenenza al club e all'orgoglio madridista. Insomma chi lo conosce bene sostiene che Perez abbia ancora nel cuore Mourinho, che con le sue terribili polemiche contro il Barcellona aveva tenuto alto l'onore del club contro il suo più grande avversario anche se non era mai riuscito a vincere la Champions (ma un campionato con punteggio record e una memorabile finale di Copa del Rey contro il Barça, sì), mentre Ancelotti è sempre stato troppo low profile per i gusti di Florentino, mai una polemica, mai un attacco a chicchessia, mai ha fatto vibrare il popolo con qualche sparata di puro orgoglio blanco. Troppo molle fuori dal campo, Carletto, anche se proprio lui, l'altro giorno, ironizzava: "Avrò anche la mano molle, ma con questa mano ho vinto tre Champions League". Ma tanto è inutile. Per quanto bizzarra possa apparire la posizione del presidente, in ogni caso è la sua, cioè quella di chi decide tutto nel Real. E a Florentino, Ancelotti non piace così tanto. Per questo la scorsa estate gli ha venduto Di Maria e Xabi Alonso, cioè i due giocatori cui Carletto teneva di più per gli equilibri tattici, e li ha sostituiti con James Rodriguez, per il quale l'allenatore non impazziva. Per questo, a ogni risultato non entusiasmante del Real a inizio stagione, Florentino caricava l'ambiente attraverso i suoi giornali di riferimento, contribuendo ad allentare qualche bullone sulla panchina di Ancelotti, che però poi ha preso il volo con le incredibili 22 vittorie consecutive tra ottobre e dicembre.
Ma a fine gennaio la crisi si è ripresentata, come al solito è stata cavalcata dai media che hanno creato un ambiente tellurico, favorito da un paio di grosse fesserie combinate dal Real e da Cristiano Ronaldo (sconfitta per 4-0 nel derby di coppa con l'Atletico poi tutti a festeggiare il compleanno di Cristiano in discoteca, e giù critiche), fino all'oceano di fischi e all'improvvisata panolada che hanno salutato la fine di Real-Schalke 3-4, martedì sera. Mercoledì Florentino si è recato a Valdebebas e ha tenuto a rapporto la squadra, perché il momento è di quelli drammatici. La squadra che, per inciso, è assolutamente dalla parte del suo allenatore, amatissimo da tutti: "Con lui ci alleniamo con maggiore intensità che con Mourinho", ha detto ad esempio Pepe. Poi il presidente ha incontrato a tu per tu Ancelotti, e anche in questo caso, chissà come mai, sono state fatte trapelare le virgolette del presidente nel riservatissimo incontro: "Sei l'allenatore, decidi tutto ciò che vuoi, i cambi che vuoi, i giocatori che vuoi. Ma questa situazione la devi aggiustare tu", avrebbe detto Florentino. E la si dovrà aggiustare nei prossimi due appuntamenti di Liga: domenica in casa contro il Levante, e si temono altre contestazioni della folla: poi il 22 marzo il Clasico, quello dell'ultimatum.
In ogni caso, anche se Ancelotti superasse ogni tagliola e arrivasse più o meno indenne a fine stagione, tutti i segnali fanno capire che la sua avventura al Real comunque terminerà, perché non si può continuare a lavorare in un ambiente simile, dove ad esempio è impossibile lasciare Iker Casillas in panchina (come meriterebbe da un paio d'anni, visto che il grande Iker è in paurosa involuzione) altrimenti tutta la stampa del regno ti insulta perché San Iker non si tocca, è gloria di Spagna e basta. Comunque al più tardi da giugno Ancelotti salperà per altri lidi. L'approdo più credibile, almeno stando ai contatti del passato, è quello del Manchester United. Bisognerà vedere come terminerà la stagione Louis Van Gaal, che tra l'altro sta vivendo un periodo difficilissimo dopo l'eliminazione in Fa Cup per mano dell'Arsenal: se il grande olandese venisse esonerato, la strada per Ancelotti sarebbe in discesa, visti i suoi ottimi rapporti con Alex
Ferguson e il suo desiderio di allenare, prima o poi, la squadra che gioca nel Teatro dei Sogni, il commovente Old Trafford dove Carletto colse il suo primo enorme successo da tecnico, la Champions 2003. In alternativa a Manchester ci potrebbero essere sirene italiane, ma teniamo sempre presente che Ancelotti è arrivato a guadagnare ormai oltre 7 milioni a stagione e il suo stipendio non è sostenibile dai nostri club. Eppure i nomi di Roma e Milan bisogna sempre tenerli da conto. Perché sono due club che stanno nel cuore di Carlo, e prima o poi potremmo vederlo da quelle parti, sempre che qualcuno riesca a compiere lo sforzo economico che serve, perché al cuor non si comanda, d'accordo, ma anche i bonifici bancari hanno la loro importanza. Insomma, la grande corsa al futuro di Ancelotti riparte. Altro giro, altro regalo: la Spagna non è più gradita. E pensare che nemmeno nove mesi fa era l'eroe di Madrid, e nella notte di piazza Cibeles brandiva la Champions appena vinta a Lisbona. Ma nel calcio le cose vanno così, quando il tuo presidente è Florentino Perez.