BARCELLONA - L'ultimo allenamento alla Ciutat Esportiva, sul campo dedicato a Tito Vilanova, fra i giochi d'acqua mai interrotti dell'impianto di irrigazione, ha restituito a Luis Enrique tre uomini chiave in vista del Clásico di sabato pomeriggio. Su tutti, Iniesta: don Andrés è fuori da 40 giorni, dopo la botta rimediata a Valencia da Enzo Pérez, il suo recupero è stato lento ma sembra completato. Acciaccati, ma arruolati, pure Jordi Alba, alle prese con una contusione al ginocchio sinistro, e Gerard Piqué, che sempre a Valencia si era infortunato alla caviglia e da settimane convive col dolore. Ma forse la grande forza di questo Barça ferito ma non domo, in ritardo di sei punti dal Real e dalla vetta della Liga, sta nella serenità impressionante di Lucho, capace di mescolare il disappunto per le critiche "esagerate" - "e non mi illudo che spariranno, anche se dovessimo vincere" - alle improvvise freddure che spezzano la tensione ("Stasera come sempre andrò a cena con mia moglie e un paio di amici, stanotte dormirò e farò sogni tranquilli. Controllare le emozioni è fondamentale, altrimenti non potrei chiedere lo stesso ai giocatori. E la mattina della partita non sarò da solo, mi accompagneranno 100mila tifosi"). "Quando recuperi giocatori prima di una partita così - sospira Luis Enrique - è sempre una notizia importante. Se poi si tratta anche del nostro capitano, lo è ancora di più. Anche Piqué e Alba sono disponibili e in condizioni di giocare. Abbiamo diverse opzioni, devo valutare le scelte. Al Real mancherà Bale? Inutile parlare delle assenze, succede a tutti, gli infortuni fanno parte del calcio e i nostri avversari hanno giocatori di classe mondiale in ogni ruolo. Come sempre, giocheranno corti, ci lasceranno il pallone e sfrutteranno i loro attaccanti, decisivi nei metri finali".
L'ESPERIENZA DI LUCHO - Specialista del Clásico, Luis Enrique ne conta già quattro da allenatore e 29 da giocatore, disputati con le due maglie. È uno dei transfughi, o, per qualcuno, dei traditori: cinque stagioni al Real, otto al Barcellona. "Però ad essere sincero non c'è un Clásico che ricordi in modo particolare. Mi sento uno della casa, uno di qui, dal momento che ho vissuto tanti anni a Barcellona e sono stato sempre trattato bene. Oddio, magari qui dentro in sala stampa no... ma fuori sempre...", e così strappa una risata alla platea. L'ultima sfida, ad aprile, l'ha perso in casa contro Zidane, 2-1, nella serata dedicata al ricordo di Cruyff. "Incontreremo lo stesso Real, ben organizzato in difesa, che non punta al possesso ma sfrutta le transizioni offensive e le palle inattive. Per noi è l'opportunità di accorciare le distanze dalla vetta, per loro di andare a +9. Però siamo alla giornata numero 14, non si può dire che sia decisiva. Non so se effettivamente ci sono sei punti di distanza fra noi e loro e neanche mi interessa: la classifica è questa, alla fine ognuno avrà i punti che si è meritato durante la stagione. Siamo sfavoriti? Giochiamo davanti al nostro pubblico, è un vantaggio, vogliamo dare una gioia ai tifosi".
L'OTTIMISMO DEL BARÇA - Concordano i grandi ex di questa sfida, da Puyol a Morientes, che la partita sia più importante per i culés, per restare in corsa, che per le merengues. Però Luis non sembra uno che sta per giocarsi l'ultima carta. "Io sono ottimista perché guardo come la mia squadra si allena tutti i giorni, vedo come gioca: in Europa ci sono molte avversarie di alto livello, ma nessuna è superiore al nostro". Nella frenesia della vigilia, c'è lo spazio per un pensiero alla Chapecoense, la squadra spezzata dalla tragedia aerea in Colombia: una proposta popolare suggerisce di invitare i brasiliani al prossimo trofeo Gamper, tradizionale appuntamento estivo al Camp Nou. Lucho è d'accordo: "Sono sicuro che la società troverà il modo più opportuno per esprimere la nostra solidarietà al club".
L'ESPERIENZA DI LUCHO - Specialista del Clásico, Luis Enrique ne conta già quattro da allenatore e 29 da giocatore, disputati con le due maglie. È uno dei transfughi, o, per qualcuno, dei traditori: cinque stagioni al Real, otto al Barcellona. "Però ad essere sincero non c'è un Clásico che ricordi in modo particolare. Mi sento uno della casa, uno di qui, dal momento che ho vissuto tanti anni a Barcellona e sono stato sempre trattato bene. Oddio, magari qui dentro in sala stampa no... ma fuori sempre...", e così strappa una risata alla platea. L'ultima sfida, ad aprile, l'ha perso in casa contro Zidane, 2-1, nella serata dedicata al ricordo di Cruyff. "Incontreremo lo stesso Real, ben organizzato in difesa, che non punta al possesso ma sfrutta le transizioni offensive e le palle inattive. Per noi è l'opportunità di accorciare le distanze dalla vetta, per loro di andare a +9. Però siamo alla giornata numero 14, non si può dire che sia decisiva. Non so se effettivamente ci sono sei punti di distanza fra noi e loro e neanche mi interessa: la classifica è questa, alla fine ognuno avrà i punti che si è meritato durante la stagione. Siamo sfavoriti? Giochiamo davanti al nostro pubblico, è un vantaggio, vogliamo dare una gioia ai tifosi".
L'OTTIMISMO DEL BARÇA - Concordano i grandi ex di questa sfida, da Puyol a Morientes, che la partita sia più importante per i culés, per restare in corsa, che per le merengues. Però Luis non sembra uno che sta per giocarsi l'ultima carta. "Io sono ottimista perché guardo come la mia squadra si allena tutti i giorni, vedo come gioca: in Europa ci sono molte avversarie di alto livello, ma nessuna è superiore al nostro". Nella frenesia della vigilia, c'è lo spazio per un pensiero alla Chapecoense, la squadra spezzata dalla tragedia aerea in Colombia: una proposta popolare suggerisce di invitare i brasiliani al prossimo trofeo Gamper, tradizionale appuntamento estivo al Camp Nou. Lucho è d'accordo: "Sono sicuro che la società troverà il modo più opportuno per esprimere la nostra solidarietà al club".