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Il passionale Conte contro il filosofo Guardiola, City-Chelsea accende la Premier

A Manchester il confronto tra seconda e prima del massimo campionato inglese, duello in campo ma soprattutto in panchina tra due tecnici con idee calcistiche opposte

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LONDRA - L'anello di congiunzione è Pedro. Cresciuto a pane, tikitaka e Pep Guardiola, ora riconvertito al credo di Antonio Conte, Pedrito parla così del suo allenatore al Chelsea, dopo aver passato molti mesi di guai sotto la gestione di Josè Mourinho, un anno fa: "Antonio è un grande tecnico. Oltre a essere un uomo dal carattere forte e dalla mentalità vincente, ha idee calcistiche eccellenti. Vuole che pressiamo alto, rimanendo compatti". Quindi, all'osso, le stesse idee di Guardiola, anche se ci arriva da strade diverse. La sfida dell'Etihad Stadium è lanciata. Sabato pomeriggio, ore 13.30, sobborghi di Manchester: va in scena City-Chelsea, la seconda contro la prima della Premier League, il massimo. E soprattutto, Pep Guardiola contro Antonio Conte. Due diverse declinazioni dell'ascetismo in panchina. Quello più cerebrale di Pep, un po' filosofo un po' scienziato, seguace e continuatore delle idee di Johan Cruijff, e quello più passionale e fervido di Antonio, maestro riconosciuto Marcello Lippi, più ruspante solo in apparenza, ma è l'aspetto che lo frega. In comune tanto: la preparazione maniacale delle partite, lo studio approfondito e ai limiti dell'isteria dell'avversario, il coinvolgimento totale nelle sorti della squadra e nelle vicende della partita, quel consumarsi poco a poco appesi alla panchina, come fosse uno strumento di tortura. Li dividono i successi, insomma il curriculum o il palmarès: incommensurabile quello di Guardiola, con 13 trofei nazionali e 8 internazionali, ma si sa che lui era un predestinato, baciato dagli dèi del calcio e dall'eredità di Cruijff, mentre Conte ha percorso sentieri più accidentati.
 
Entrambi alla prima stagione in Premier League, entrambi in vetta, anche se ci sono arrivati per vie diverse. Pep è partito come una fucilata: dieci vittorie consecutive, coppe comprese, a inizio stagione, la squadra che gli cantava intorno, Sterling e De Bruyne subito caldi, Agüero il loro profeta. Con l'autunno si è inceppato qualcosa e sono arrivate tre sconfitte (su 22 partite totali), una per competizione: uno 0-2 col Tottenham in Premier, l'orrendo 0-4 in Champions e proprio a Barcellona (col mistero mai chiarito di Agüero in panchina al Camp Nou), uno 0-1 in Coppa di Lega contro il Manchester United, ma era serata di riserve. In casa, il City è reduce da tre pareggi per 1-1 che lentamente gli hanno fatto perdere il comando della classifica, insomma la brillantezza è smarrita da qualche settimana. Pep ha giocato quasi sempre con la difesa a 4, la protegge con Fernandinho, a centrocampo chiede idee e ritmi a Gundogan, poi in attacco libera i suoi talenti De Bruyne, Nolito, Sterling e il Kun, ha chiesto spesso a David Silva di arretrare a centrocampo, o a Kolarov di fare il difensore centrale, e a questo si sono limitati i suoi esperimenti tattici. Dev'essere preoccupato, Guardiola, o forse fa solo pretattica e "mind games", quando alla vigilia della partita contro il Chelsea di Conte dichiara: "Giocano benissimo e da molte settimane. Non solo difendono bene, ma giocano proprio bene. Dobbiamo cercare di scoprire il loro segreto".

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Forse Antonio Conte gonfia il petto, o forse si insospettisce e basta. Quanti complimenti, da Pep. Meritati, peraltro. C'è stato un giorno preciso in cui la stagione del Chelsea e di Conte ha virato: 24 settembre, 0-3 in casa dell'Arsenal. Da lì in poi è cambiato tutto. Niente più difesa a 4 e conversione alla difesa a 3, anzi a 5. David Luiz, l'ex terzino Aziplicueta e Cahill difensori centrali; il cursore nigeriano Victor Moses, reduce da anni difficili, e il terzino spagnolo Alonso ad arare la fascia; a davanti alla difesa il serbo Matic e il francese Kanté, il motorino ex Leicester che finora ha corso 153 chilometri in 1170 minuti in campo; in attacco via libera a Pedro, Hazard e Diego Costa. Con questo assetto e con questi uomini il Chelsea non ha più sbagliato. Anzi: sette vittorie consecutive da ottobre a oggi, con 19 gol segnati e appena uno incassato. Conte è stato eletto manager del mese, dopo che in settembre si erano rincorse strane voci su un Abramovich scontento di lui, ma nel calcio le cose vanno così. E all'Etihad Stadium è il vero grande esame di maturità per Conte, opposto a colui del quale molti pensano lui sia un clone, anche se in salsa salentina.

I mind games e i giochi tattici sono iniziati da giorni. Conte cambierà assetto a sorpresa per mandare in tilt la partita preparata da Guardiola? O lascerà tutto invariato? E Guardiola, modificherà la difesa a 4 per presentarsi al cospetto di Conte con un assetto a 3, un po' come fece il ct tedesco Joachim Löw la scorsa estate nei quarti dell'Europeo? Tattici e psicologi al lavoro su entrambi i fronti, qui non si lascia nulla al caso. C'è molto in ballo, come la supremazia in Premier League, e i ballerini sono tra i migliori che esistano: il valore delle rose è lo stesso, milione più milione meno, perché quella del City si attesterebbe sui 525 milioni di euro e quella del Chelsea sui 520. I "Blues" hanno 31 punti in classifica, i "Citizens" 30. Non ci annoieremo di sicuro. Con quei due geniacci in panchina, poi.
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