Sport

Calcio e baseball 'servono' al regime: in Nicaragua è sfida al coronavirus

Managua FC e Cacique Diriangen schierate al centro del campo (afp)
Anche se a porte chiuse il campionato prosegue (insieme alla boxe), sia pur con qualche dissenso. I sandinisti di Ortega vogliono normalità per evitare disordini sociali. Ed un giocatore di baseball che ha chiesto di fermarsi è stato sospeso per un anno
2 minuti di lettura
El futbol sigue adelante. Il Nicaragua tira dritto, nonostante l'emergenza coronavirus che ha paralizzato lo sport in tutto il mondo. Il Paese centroamericano è, insieme alla Bielorussia, l'unico a non aver fermato i campionati. Si gioca a baseball, lo sport più popolare nella capitale Managua e dintorni. Ma si continua a salire anche sui ring della boxe, la seconda più grande passione dei nicaraguensi. E si gioca anche a calcio: la Liga Primera ha deciso di andare avanti finché non arriverà lo stop dal Governo. I giocatori hanno paura e cresce il malcontento, ma in Nicaragua lo sport prosegue perché al regime guidato dal presidente Daniel Ortega serve così. In un intreccio tra politica e sport che di certo non fa bene alla trasparenza e all'indipendenza.

Un solo club contrario

In Nicaragua, secondo i dati della John Hopkins University, sono al momento appena cinque i casi positivi al Covid-19. Certamente pochi, su una popolazione totale di circa 6 milioni. Ma l'indicazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, soprattutto nei Paesi non floridi economicamente, è di contenere al massimo la diffusione del virus per evitare di fare andare in tilt i sistemi sanitari più fragili. Poco importa, in Nicaragua: nella massima serie del campionato di calcio, delle dieci squadre partecipanti solo il Diriangen, il club più antico del Paese, ha chiesto di fermarsi.

In campo con la mascherina

In Nicaragua si gioca a porte chiuse e i giocatori vengono invitati a utilizzare mascherine e guanti in lattice anche in campo. Nell'ultimo match, quelli del Diriangen l'hanno fatto fino al fischio d'inizio, poi basta: impossibile rendere al meglio indossando una mascherina. "I nostri giocatori non vogliono continuare a giocare - ha spiegato il dirigente Sergio Salazar al Guardian - , hanno molta paura e noi li capiamo, vorremmo che il campionato venisse sospeso ma non dipende da noi". Le altre nove società, senza un'indicazione precisa del ministero della Sanità, hanno votato compatte per continuare a giocare.

I legami tra politica e calcio

Una decisione che non stupisce più di tanto: la maggior parte dei club della prima divisione nicaraguense dipende direttamente o indirettamente da entità politiche e il regime guidato dal sandinista Daniel Ortega, al potere dal 2007, ha la necessità di mantenere agli occhi della popolazione un'idea di stabilità, per evitare nuove proteste e scioperi come quelli scoppiati nel 2018 e repressi brutalmente dalle autorità. E lo sport è un ottimo veicolo per garantire un'apparenza di normalità all'interno del Paese.

Le voci contrarie

Ma se club e calciatori non vogliono alzare troppo la voce per evitare di andare ad allargare il fronte dei prigionieri politici in Nicaragua, chi può si muove. In senso letterale, nel caso del russo Nikita Solodchenko, che gioca nel Walter Ferretti e ha ottenuto dal suo club di lasciare il Paese e rientrare in Spagna, dove risiede. Ufficialmente per motivi familiari, ma in realtà per paura di essere contagiato a causa delle blande misure adottate in Nicaragua. E a protestare contro le decisioni delle autorità è stata anche la giornalista sportiva Loanny Picado, che vive in Olanda ed è risultata positiva al test per il coronavirus. "Il calcio nicaraguense fa notizia in Olanda non per la qualità del suo gioco ma per l'irresponsabile e negligente comportamento di fronte alla pandemia del coronavirus. Stanno giocando con la vita dei nicaraguensi e l'unica alternativa davanti a questa irresponsabilità degli organi direttivi è che giocatori, arbitri e dirigenti siano coraggiosi e coscienti e non obbediscano agli ordini politici". Qualcuno ci ha provato, ma nel baseball: il 21enne Robbin Zeledon ha chiesto esplicitamente al suo club, Brumas de Jinotega, di fermarsi per evitare di contrarre il virus e di contagiare la propria famiglia. Risultato: la Commissione nazionale lo ha sospeso per un anno per abbandono.
I commenti dei lettori