Sport

Inghilterra, è morto Norman Hunter: colonna del Leeds e della Nazionale

Norman Hunter in azione durante una gara contro il Queens Park Rangers.Sullo sfondo quello che poi diventerà anche ct inglese, Terry Venables (reuters)
Con lo United giocò 14 stagioni, con i leoni fece parte della rosa che nel 1966 vinse il titolo mondiale nella finale di Wembley
2 minuti di lettura
LEEDS - Il suo tackle più breve e infruttuoso è stato l'ultimo: contro il virus. Norman Hunter, uno di quei difensori che negli anni Sessanta venivano definiti "arcigni", soprannominato "mordigambe" (anche se nel finale di carriera), è morto a 76 anni una settimana dopo il suo ricovero in ospedale. A Leeds, città simbolo della sua carriera, era considerato un maestro, un padre, un riconoscimento non soltanto alle sue qualità di interditore e, parafrasando il cognome su cui si divertivano i titolisti dell'epoca, di "cacciatore", ma anche per quello che aveva saputo trasferire dal campo all'insegnamento, dal calcio giocato a quello allenato o commentato (anche se poi nella sua Leeds ebbe modo di allenare per un brevissimo periodo alla fine degli anni Ottanta): "Valeva molto più della sua fama di cattivo", dicevano sempre.

E poi i "cattivi" inglesi sono stati altri: Nobby Stiles, Terry Butcher, Vinnie Jones, Robin Friday. Le sue doti non furono comunque sufficienti per convincere Sir Alf Ramsey a schierarlo titolare nella "Swingin' England" campione del mondo nel 1966. In ballo allora c'erano due giocatori per il posto accanto a Bobby Moore. Ramsey gli preferì Jack Charlton, fratello di Bobby, che giocava accanto a Hunter nel Leeds e con lui formò una delle migliori coppie di centrali di quel pallone lontano (erano gli unici due del club in rosa per i Mondiali). Hunter fu uno dei tanti calciatori della storia a fregiarsi di un titolo mondiale con la sua nazionale senza aver mai giocato una partita nella fase finale (tipo i sette samurai disarmati dell'Italia dell'82: Bordon, Galli, Selvaggi, Massaro, Dossena, Vierchowod e Baresi).

Situazioni spiacevoli. Che uno per tutta la vita si chiede: campione di che? Neanche un minuto in campo. Hunter però non si fece alcuna domanda, del resto aveva appena 23 anni. Accettò. Il che però non impedì l'accensione della lampadina del sospetto, una lampadina fulminata, che tutto quello che non aveva vissuto non si sarebbe più ripresentato: "Capimmo subito che non era un'occasione come tante altre: per noi rincalzi non ci sarebbe stata una seconda possibilità". Ed ebbe ragione. Era titolare due anni dopo agli Europei d'Italia, accanto a Moore. Ma non era più la stessa Inghilterra: tanto che bastò una rete del solito Dzajic per toglierla di mezzo nella semifinale di Firenze contro la Jugoslavia. Giocò 726 partite con il Leeds a Elland Road, dal '62 al '76.

Nativo di Eighton Banks, nella contea di Durham. vicino Newcastle, Hunter vinse tanto con Don Revie sulla panchina del Leeds, due campionati, due Coppe delle Fiere (di cui una in finale contro la Juventus) e nel '72 conquistò le due coppe nazionali, la Fa Cup e la Coppa di Lega. Nel 2004 ha pubblicato la sua autobiografia, "Biting Talk": discorsi caustici. "Sono  cresciuto guardando le partite del suo grande Leeds", è stato il ricordo di Gary Lineker. Sarebbe stato un bel duello, lui e Hunter.

 

 
I commenti dei lettori