Magico Real Madrid. Da consumati prestigiatori, Zidane e i suoi ragazzi fanno apparire sulle tribune vuote dell'Alfredo Di Stefano, al centro di Valdebebas, dove la squadra si esibisce da quando si gioca a porte chiuse, un pubblico. E tra le mani di questo pubblico provvede anche a materializzare un panno bianco, va bene anche un pezzo di lenzuolo, uno straccio per pulire, un fazzoletto, purché bianchi, per un'immateriale "pañolada". Se la merita tutta. Il primo tempo di ieri del Real Madrid è stato qualcosa di straordinario. Tutti assenti, tutti altrove, tutti sballati, fumati, disinteressati e maledettamente disorganizzati. Antimateria. Tutti, compreso Zidane che ha creduto di poter gestire lo Shakhtar lasciando in panchina Benzema, Vinicius e Kroos, in una giornata in cui peraltro doveva anche fare a meno di Sergio Ramos, il condottiero infortunato, hanno fatto il minimo. E in Champions, anche alla prima giornata, spesso non basta. La scelta ti si ritorce contro. Quando nel secondo tempo sono entrati Benzema e Vinicius, il Real Madrid ha rischiato di pareggiare lo 0-3 della prima parte.
È un momento difficilissimo per i nobili di Spagna. Più il Real Madrid del Barcellona. Perché se i catalani possono immaginare un futuro, se finalmente loro tornano a produrre qualcosa dalla "Masia", forse l'accademia calcistica più famosa del mondo, il Real Madrid può soltanto chiedersi se valga ancora la pena insistere con quest'assetto, in cui la tattica la fanno i nomi, Zidane si adegua e lentamente il mito della cultura "galactica" va spegnendosi, perché tutto finisce, soprattutto se sei tu stesso a decidere di cambiare rotta vendendo Ronaldo e Bale ma poi non mantieni ciò che hai promesso, anzi che ti sei promesso. I dieci punti con cui occupa il terzo posto in campionato, a un punto da Real Sociedad e Villarreal che sono in testa, e in compartecipazione con Getafe, Cadice e Granada, non sono indicativi. Appena chiamato a remare controcorrente, il Real Madrid ha perso in casa contro il Cadice, cominciando lì a vedere i fantasmi cui lo Shakhtar ha definitivamente dato corpo vincendo 3-2 a Valdebebas. Pur non essendo lo Shakhtar di una volta e pur essendo sceso in campo con qualche ragazzino, è sempre complicato giocarci contro: ha tutti quei brasiliani che ti mordono i polpacci perché sono brasiliani senz'aureola o magari con i capelli bianchi come Marlos, che è un brasiliano naturalizzato ucraino. Come poteva ignorarlo Zidane? Ha fatto finta di niente? Ha sottovalutato il pericolo o sopravvalutato i suoi? Il paradosso è che quest'inattesa sconfitta del Real Madrid non è una buona notizia per l'Inter, che vede le carte del girone, potenzialmente, rimescolarsi. Ma cosa non va al Real Madrid? Chiediamoci piuttosto: cosa c'è che va? Niente o quasi. È un monumento che si sta sbriciolando, la sua logica non funziona più, Perez è un conservatore, non sa fare il presidente se non alla sua maniera, adesso è soltanto un po' più defilato. Vorrebbe che il Real Madrid andasse avanti da solo, per volere divino, perché così dice la bibbia del pallone. C'era un tempo in cui poteva permettersi di spendere. Adesso nemmeno più quello. L'ultima follia furono i 115 milioni spesi nell'estate del 2019 per acquistare dal Chelsea un Eden Hazard praticamente impresentabile (anche fisicamente). Sedici presenze, una rete, forse la più costosa di tutti i tempi, sempre un tono dimesso al netto di parecchi chili di troppo. Ma come: il Real Madrid non era il club che si vergognava di avere in panchina uno come Benitez, "grasso" rispetto ai suoi avversari, a Luis Enrique, a Guardiola? E non aveva preso Zidane anche perché era un figurino da sfilata? E allora Hazard il "gordito"? Il Real Madrid sta forse scontando tutto questo e lo sta vivendo di colpo, senza avere il tempo di reagire né in campo né dietro le scrivanie, dalle quali non emerge più alcun segnale. Dopo aver inseguito la decima Champions come fosse una chimera, e dopo averla conquistata con Ancelotti nel 2014, il Real Madrid ha continuato a dominare in Europa con una facilità a tratti imbarazzante, specie nelle partite cruciali (ne sa qualcosa la Juventus). Ma c'erano fior di campioni. Non la loro svogliata versione attuale (l'unico a salvarsi per continuità e gesti negli ultimi mesi è stato sicuramente Benzema, l'unico a far pensare ad uno straccio di domani è Valverde, l'unico a tirare la carretta stabilmente e a produrre sostanza è Casemiro, ma non gli si può chiedere la luna). Ha giovani intermittenti (Vinicius, Rodrygo), ma anche giocatori che non servono a niente o che non fanno reparto (ieri le redini della difesa erano in mano a Varane e Militão!). E sbagliando ha venduto Reguilon al Chelsea dopo averlo mandato in prestito al Siviglia (Marcelo non è più cosa). Il tutto senza poi contare che rimane irrisolto il mistero di Asensio: sembrava un vero fenomeno, uno di quelli che pensi di vedere trascinare anche la nazionale spagnola per anni: potreste dirci che gli è successo? Poi certo, il Real Madrid ha vinto ancora la Liga (per la 34esima volta). Ma che sforzo è? Con il Barcellona rattrappito di Valverde e di Setien, con l'Atletico che entra ed esce da se stesso? E se manca Sergio Ramos, che ne è la guida, si spegne la luce dovunque si vada. Si procede col bastone bianco per tastare il terreno, anzi un bastone "blanco", "merengue". Modric non è più quello del Pallone d'Oro, spesso fa panchina. Kroos è appagato. Isco, Nacho, Diaz, Lucas, solo dei sogni infranti. Se al centro dell'attacco del Real Madrid, alla sua prima in Champions, compare Jovic, qualcosa di grave è in corso. E sabato c'è il "Clasico" tra le due tristi regine. Per il Real Madrid la Champions è ovviamente ancora aperta. Perdere alla prima succede. Ma se dovesse perdere anche in casa del Gladbach martedì prossimo, cominciamo o no a preoccuparci sul serio?
È un momento difficilissimo per i nobili di Spagna. Più il Real Madrid del Barcellona. Perché se i catalani possono immaginare un futuro, se finalmente loro tornano a produrre qualcosa dalla "Masia", forse l'accademia calcistica più famosa del mondo, il Real Madrid può soltanto chiedersi se valga ancora la pena insistere con quest'assetto, in cui la tattica la fanno i nomi, Zidane si adegua e lentamente il mito della cultura "galactica" va spegnendosi, perché tutto finisce, soprattutto se sei tu stesso a decidere di cambiare rotta vendendo Ronaldo e Bale ma poi non mantieni ciò che hai promesso, anzi che ti sei promesso. I dieci punti con cui occupa il terzo posto in campionato, a un punto da Real Sociedad e Villarreal che sono in testa, e in compartecipazione con Getafe, Cadice e Granada, non sono indicativi. Appena chiamato a remare controcorrente, il Real Madrid ha perso in casa contro il Cadice, cominciando lì a vedere i fantasmi cui lo Shakhtar ha definitivamente dato corpo vincendo 3-2 a Valdebebas. Pur non essendo lo Shakhtar di una volta e pur essendo sceso in campo con qualche ragazzino, è sempre complicato giocarci contro: ha tutti quei brasiliani che ti mordono i polpacci perché sono brasiliani senz'aureola o magari con i capelli bianchi come Marlos, che è un brasiliano naturalizzato ucraino. Come poteva ignorarlo Zidane? Ha fatto finta di niente? Ha sottovalutato il pericolo o sopravvalutato i suoi? Il paradosso è che quest'inattesa sconfitta del Real Madrid non è una buona notizia per l'Inter, che vede le carte del girone, potenzialmente, rimescolarsi. Ma cosa non va al Real Madrid? Chiediamoci piuttosto: cosa c'è che va? Niente o quasi. È un monumento che si sta sbriciolando, la sua logica non funziona più, Perez è un conservatore, non sa fare il presidente se non alla sua maniera, adesso è soltanto un po' più defilato. Vorrebbe che il Real Madrid andasse avanti da solo, per volere divino, perché così dice la bibbia del pallone. C'era un tempo in cui poteva permettersi di spendere. Adesso nemmeno più quello. L'ultima follia furono i 115 milioni spesi nell'estate del 2019 per acquistare dal Chelsea un Eden Hazard praticamente impresentabile (anche fisicamente). Sedici presenze, una rete, forse la più costosa di tutti i tempi, sempre un tono dimesso al netto di parecchi chili di troppo. Ma come: il Real Madrid non era il club che si vergognava di avere in panchina uno come Benitez, "grasso" rispetto ai suoi avversari, a Luis Enrique, a Guardiola? E non aveva preso Zidane anche perché era un figurino da sfilata? E allora Hazard il "gordito"? Il Real Madrid sta forse scontando tutto questo e lo sta vivendo di colpo, senza avere il tempo di reagire né in campo né dietro le scrivanie, dalle quali non emerge più alcun segnale. Dopo aver inseguito la decima Champions come fosse una chimera, e dopo averla conquistata con Ancelotti nel 2014, il Real Madrid ha continuato a dominare in Europa con una facilità a tratti imbarazzante, specie nelle partite cruciali (ne sa qualcosa la Juventus). Ma c'erano fior di campioni. Non la loro svogliata versione attuale (l'unico a salvarsi per continuità e gesti negli ultimi mesi è stato sicuramente Benzema, l'unico a far pensare ad uno straccio di domani è Valverde, l'unico a tirare la carretta stabilmente e a produrre sostanza è Casemiro, ma non gli si può chiedere la luna). Ha giovani intermittenti (Vinicius, Rodrygo), ma anche giocatori che non servono a niente o che non fanno reparto (ieri le redini della difesa erano in mano a Varane e Militão!). E sbagliando ha venduto Reguilon al Chelsea dopo averlo mandato in prestito al Siviglia (Marcelo non è più cosa). Il tutto senza poi contare che rimane irrisolto il mistero di Asensio: sembrava un vero fenomeno, uno di quelli che pensi di vedere trascinare anche la nazionale spagnola per anni: potreste dirci che gli è successo? Poi certo, il Real Madrid ha vinto ancora la Liga (per la 34esima volta). Ma che sforzo è? Con il Barcellona rattrappito di Valverde e di Setien, con l'Atletico che entra ed esce da se stesso? E se manca Sergio Ramos, che ne è la guida, si spegne la luce dovunque si vada. Si procede col bastone bianco per tastare il terreno, anzi un bastone "blanco", "merengue". Modric non è più quello del Pallone d'Oro, spesso fa panchina. Kroos è appagato. Isco, Nacho, Diaz, Lucas, solo dei sogni infranti. Se al centro dell'attacco del Real Madrid, alla sua prima in Champions, compare Jovic, qualcosa di grave è in corso. E sabato c'è il "Clasico" tra le due tristi regine. Per il Real Madrid la Champions è ovviamente ancora aperta. Perdere alla prima succede. Ma se dovesse perdere anche in casa del Gladbach martedì prossimo, cominciamo o no a preoccuparci sul serio?