ROMA - A 55 anni, José Luis Chilavert ha ancora voglia di stupire. L'ex portiere paraguayano, fortissimo tra i pali ma diventato famoso in tutto il mondo per la sua abilità nel battere punizioni e rigori, ha annunciato di volersi candidare per le elezioni presidenziali del suo Paese, che si terranno nel 2023. Chila ha ufficializzato la sua discesa in campo, di cui si era già mormorato negli scorsi mesi, con un tweet. Pienamente al passo con i tempi e i modi della politica odierna. E il suo post sul social dell'uccellino, in cui ha scelto poche semplici parole, "orgoglioso di essere paraguayano", ha fatto il botto: più di 11 mila like e quasi 1800 retweet. Un'enormità, se confrontati alle interazioni dei suoi precedenti tweet.
"Al Paraguay servono patrioti"
Che l'ex portiere del Velez fosse pronto al grande passo lo aveva intuito più di un suo follower: oltre a utilizzare Twitter per battibeccare con il presidente della Conmebol Alejandro Dominguez, accusato a più riprese di corruzione da Chilavert che si è beccato una querela per diffamazione, in questi mesi l'ex calciatore si è rivolto spesso al suo pubblico virtuale per incitarlo a resistere e a combattere l'impunità e la corruzione della classe dirigente paraguayana. Tra le questioni sollevate da Chilavert, c'è anche la rinegoziazione degli accordi per la diga idroelettrica di Itaipù, al confine tra il Paraguay e il Brasile. "Non possiamo ipotecare il futuro delle nuove generazioni - ha spiegato in una recente intervista - chi sta trattando non è un patriota e voleva fare un grande regalo ai brasiliani. Il Paraguay ha bisogno di patrioti". Un termine che torna spesso, in un continente in cui la politica va spesso a braccetto con il populismo. Ma Chilavert ha anche attaccato il Papa, definito "il grande manipolatore", e ha invitato i suoi connazionali a non farsi vaccinare contro il coronavirus utilizzando il siero Sputnik V prodotto dai russi e che dovrebbe arrivare a marzo.
Il sondaggio che dà speranza
Chilavert ha precisato che si candiderà da indipendente, fuori dal circuito dei partiti tradizionali. E ha citato un sondaggio lanciato sempre su Twitter dal giornalista Luis Acosta, secondo cui il 50% dei partecipanti non avrebbe dubbi a votare Chilavert come nuovo presidente e il 14% ci penserebbe su. Ma la strada per l'ex numero 1 è tutt'altro che in discesa: a più di due anni dalle elezioni per scegliere il successore del conservatore Mario Abdo Benitez, sono già sei i candidati dei vari schieramenti. La fama che si è costruito nel mondo del calcio - sesto nella classifica IFFHS dei migliori portieri del XX secolo, unico portiere ad aver realizzato una tripletta nel 6-1 del suo Velez contro il Ferro, secondo portiere goleador di tutti i tempi (67 reti) alle spalle del brasiliano Rogerio Ceni (131) - potrebbe non essere sufficiente.
Gli altri calciatori in politica
Chilavert è solo l'ultimo a iscriversi al numeroso elenco di ex calciatori che si sono reinventati politici. Dall'ex Golden boy del calcio italiano Gianni Rivera, che è stato deputato, sottosegretario e parlamentare europeo, a Massimo Mauro, anch'egli deputato; da Kakha Kaladze, ex ministro dell'Energia e attuale sindaco della capitale georgiana Tbilisi, a Marc Wilmots, protagonista di una breve e tormentata parentesi da senatore belga; da Pelé, ministro straordinario dello sport in Brasile, a Romario, senatore che ha tentato anche di diventare governatore dello stato di Rio de Janeiro. Ma il modello nemmeno troppo difficile da immaginare per Chilavert è George Weah, dal 2018 presidente della Liberia. Sperando che all'ex portiere paraguayano non vada a finire come al povero Hakan Sukur: eletto parlamentare nel 2011 nel partito di Erdogan, dopo cinque anni l'ex attaccante idolo dei turchi fu costretto a fuggire dal Paese dopo l'accusa di aver partecipato al fallito colpo di stato del 15 luglio 2016, e a rifugiarsi negli Stati Uniti. Dove per tirare a campare è stato costretto a reinventarsi venditore libri e autista di Uber.