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L'altra 'mission' del Barcellona: salvare i rifugiati

(afp)
Non solo Champions e Lighe spagnole: quando il gol è promuovere i valori dello sport e assistere nella crescita i bambini
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BARCELLONA - Més que un club. Non esiste appassionato del pallone che non abbia sentito parlare almeno una volta dello slogan che fa del Barcellona una società sportiva unica al mondo. I meno avvezzi alla realtà blaugrana, tuttavia, potrebbero essere indotti a pensare che si tratti di una volgare mania di grandezza, un esercizio di grandeur verbale fine a se stesso. Di superbia, per usare una sola parola. Allo stesso modo, esiste una nutrita schiera di esperti che riconosce al Barça il suo impegno storico contro il franchismo, quando il Camp Nou era un porto franco per la lingua catalana e, più in generale, il catalanismo (non necessariamente independentista). La verità, però, è che la maggior parte non sa che da 20 anni esatti, attraverso la Fundació Barça, il club catalano porta avanti progetti di responsabilità sociale. Basti pensare alle partnership con l'Unicef, la Bill and Melida Gates Foundation e, tra gli altri, l'International Olympic Committee. La mission della fondazione, presente in 60 paesi del mondo, è quella di aiutare, attraverso i valori dello sport, i bambini e i ragazzi appartenenti ai gruppi sociali più vulnerabili a sentirsi parte di una società più giusta e inclusiva, partecipando attivamente a crearla. Tre i pilari: la prevenzione della violenza, la promozione dell'inclusione sociale e l'accesso e il sostegno all'educazione.

Nel 2012, per rendere ancora più efficace il proprio intervento, la Fundació Barça ha sviluppato una nuova metodologia formativa, FutbolNet (calcio pulito), che è stata riconosciuta dall'Università di Barcellona e adottata in oltre 50 paesi dove viene messa a disposizione ogni anno di più di 120 mila bambini. Tra questi paesi c'è anche l'Italia, dove la fondazione è presente da tre anni e dedica la propria attenzione, in maniera particolare, ai giovani rifugiati. Tutto è cominciato quando la Fundació ha chiesto all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (United Nations High Commissioner for Refugees, Unhcr) di essere messa in contatto con alcune delle associazioni che gestivano l'accoglienza dei minori non accompagnati nei centri di prima e seconda accoglienza (non solo in Italia, ma anche in Libano e Grecia). E così, nella stagione 2017-2018 la fondazione ha collaborato con 5 centri Fami (Fondo asilo migrazione e integrazione), tre in Sicilia e due in Calabria, dando il proprio sostegno a 247 giovani. L'anno successivo la collaborazione è stata estesa a 7 centri Sprar in Sicilia attraverso la formazione di 22 educatori che hanno, poi, trasmesso la metodologia FutbolNet - basata in valori come il lavoro, il rispetto, l'ambizione, l'umiltà e lo sforzo - ad altri 180 ragazzi. I risultati sono stati entusiasmanti, assicurano i formatori: "I partecipanti sono riusciti a creare forti relazioni di amicizia, mettendo in mostra atteggiamenti rispettosi e tolleranti, neutralizzando gli stereotipi e le differenze basate sul genere e incoraggiando il dialogo interculturale".

Pochi mesi prima che la pandemia irrompesse anche in Europa, la Fundació aveva avviato un nuovo progetto, FutbolNet Employability, con l'obiettivo di migliorare ulteriormente l'inclusione sociale dei rifugiati dotandoli, attraverso lo sport, di abilità professionali in modo tale da avere più opportunità di entrare nel mondo del lavoro e diventare, così, persone adulte indipendenti. Quest'ultimo progetto, che coinvolge 170 bambini e 30 bambine, prevede inoltre la partecipazione attiva di una nutrita schiera (60) di ragazzi locali che ha permesso e permetterà ai giovani rifugiati non solo di sognare l'integrazione, ma di viverla quotidianamente. Il programma, per ovvie ragioni sanitarie, si è visto interrotto bruscamente e non si è potuto portarlo a termine, ma verrà ripreso e completato non appena possibile nei centri gestiti dalle cooperative 'Prospettiva' e 'Il Nodo', a Catania e Acireale. Perché - e non poteva, davvero, essere altrimenti - anche la Fundació Barça si è dotata di un proprio slogan e farà di tutto per continuare a rendergli onore: "no child offside", nessun bimbo in fuorigioco

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