Il secondo tempo della Superlega. Tra Agnelli e Ceferin ancora scintille
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA — Superlega, la vendetta. Da molto tempo non si sentivano animi così tesi nel calcio, come avvenuto giovedì all'hotel Biltmore di Londra. Anzi da 11 mesi: quando 12 club ribelli, i più ricchi e prestigiosi, sfidarono la Uefa e l'establishment del calcio per una secessione clamorosa. Allora fu flop, perché le squadre inglesi si sfilarono e Boris Johnson fece muro per proteggere il brand e le casse della Premier League.
"Oggi, invece, avete parlato quasi solo di Superlega. Ve ne siete accorti, sì?", fa notare ai presenti Andrea Agnelli, in prima linea insieme al patron del Real Madrid, Florentino Perez, per il progetto che ancora vuole rivoluzionare il calcio. E che per il presidente della Juve è ancora vivo. Agnelli arriva a Mayfair nel pomeriggio, ore dopo l'intervento di Aleksandr Ceferin, già padrino di sua figlia e ora acerrimo avversario politico. Il presidente Uefa, in videocollegamento da N…
LONDRA — Superlega, la vendetta. Da molto tempo non si sentivano animi così tesi nel calcio, come avvenuto giovedì all'hotel Biltmore di Londra. Anzi da 11 mesi: quando 12 club ribelli, i più ricchi e prestigiosi, sfidarono la Uefa e l'establishment del calcio per una secessione clamorosa. Allora fu flop, perché le squadre inglesi si sfilarono e Boris Johnson fece muro per proteggere il brand e le casse della Premier League.
"Oggi, invece, avete parlato quasi solo di Superlega. Ve ne siete accorti, sì?", fa notare ai presenti Andrea Agnelli, in prima linea insieme al patron del Real Madrid, Florentino Perez, per il progetto che ancora vuole rivoluzionare il calcio. E che per il presidente della Juve è ancora vivo. Agnelli arriva a Mayfair nel pomeriggio, ore dopo l'intervento di Aleksandr Ceferin, già padrino di sua figlia e ora acerrimo avversario politico. Il presidente Uefa, in videocollegamento da Nyon, è durissimo in mattinata: "Queste persone prima volevano fare la Superlega durante la pandemia. Ora durante la guerra. Ciò dice tutto di loro. Tutto questo non ha senso. Vivono in un mondo parallelo, pensano che i fan siano clienti. Per noi, invece, sono tifosi".
E ancora Ceferin: "Questi club possono farsi e giocare i tornei che vogliono. Ma allora non potranno fare parte delle nostre competizioni. Conservo ancora le frasi di Agnelli che lodava il sistema calcio solo una settimana prima di lanciare a sorpresa il progetto Superlega". Una furia anche Javier Tebas, presidente della Liga spagnola: "Ogni volta che sento parlare di questi tre club di Superlega", ovvero Juventus, Real Madrid e Barcellona, che secondo il Telegraph sarebbero pronti a un'altra offensiva nel prossimo futuro, "non fanno altro che mentire. La Superlega mente più di Putin. Dobbiamo essere degli idioti per credere a ciò che dicono. Sono tre naufraghi, mi sento umiliato. Faranno molti danni al calcio". A Tebas "non rispondo neanche. Le sue parole lo qualificano", è la raggelante risposta di Agnelli. Poi il presidente Juve spiega: "La pandemia è stata un colpo durissimo dopo anni di crescita a doppia cifra per i club europei: 4,5 miliardi di perdite, 7 miliardi di fatturato in meno, 5 miliardi in meno di utile operativo. La realtà è che il calcio europeo è in pericolo, ha bisogno di profonde e radicali riforme, come hanno scritto tutti i giornali europei".
Ecco perché, per Agnelli e le squadre spagnole, la Superlega non è affatto fallita: "Negli anni ci sono stati molti progetti, la SuperLega è uno di questi: è stato pensato a lungo e, per la prima volta l'anno scorso, ha visto il consenso pubblico di addirittura 12 club", ossia Juve, Real, Barcellona, Manchester United, City, Liverpool, Psg, Arsenal, Chelsea, Atletico Madrid, Milan e Inter. "È un grido di allarme, per creare un sistema sostenibile. E Ceferin lo sapeva, lo avevo preannunciato pubblicamente e la Uefa non aveva battuto ciglio".
Ma com'è possibile riesumare il progetto SuperLega dopo il flop dell'anno scorso? Agnelli aspetta la decisione della Corte di giustizia europea "per tutelare lo spirito di competizione nel calcio, per entrare e operare in un mercato libero, come da identità e valori europei". "Ciò contro il sistema attuale della Uefa", ha spiegato, "che non è trasparente, non può gestire in maniera monopolistica una industria da oltre 80 miliardi di euro - di cui 25 miliardi all'erario europeo - e non può minacciare di escludere i club dalle competizioni". Per la sentenza della Corte serviranno diversi mesi, la procedura d'urgenza non è stata approvata. Il giudice relatore è Jan Passer, ceco. L'avvocato generale Athanasios Rantos, greco. Il Parlamento europeo di recente si è espresso con un voto a favore, non vincolante, su una relazione a sostegno del merito sportivo e contro le competizioni chiuse.
Agnelli ha ribadito che l'accordo firmato da 11 di quei club resta tuttora valido, "con clausole incluse". Solo l'Inter si è potuta sfilare, perché nel suo contratto l'adesione era in realtà subordinata al consenso dei finanziatori del gruppo proprietario, consenso che non è arrivato. Agnelli poi ribadisce: la Superlega non sarà in competizione con i campionati nazionali. E c'è la convinzione che i club inglesi prima o poi torneranno a bordo, nonostante la rivolta popolare di un anno fa e l'opposizione di Downing Street. Insomma, il progetto è tornato a galla e il presidente Juve è convinto che alla fine la spunterà. Tra cinque anni la Juve giocherà ancora in Champions? Agnelli: "Giocheremo nel torneo più prestigioso". Quando si pronuncerà la Corte Europea, inizieremo a capire quale.