Mondiali, Brasile-Argentina inizia già in aeroporto: "Messi, ciao ciao". Zanetti: "Leo è pronto per vincere"
dai nostri inviati Enrico Currò e Matteo Pinci , dai nostri inviati Enrico Currò e Matteo PinciDOHA — Nella città posticcia, una sequenza di grattacieli strappati al deserto, il Mondiale inizia già all’atterraggio. Benvenuti al Mondiale in Qatar, dove la festa inizia prima ancora di mettere piede a terra e continua col derby Argentina-Brasile. Prima tappa, l’aeroporto internazionale Hamad, dove la grande hall ultramoderna degli arrivi è un passaggio obbligato per tutti, squadre e tifosi, eroi del passato e loro emuli. Lo intuivi, del resto, già dal video promozionale della Qatar Airways, in cui Lewandowski recita insieme a Cafù e non gonfia la rete, ma un giubbotto salvagente. Sfumano le immagini, spuntano ex campioni in carne e ossa: Javier Zanetti corre, ma a bordo di una golf car e non su un campo di calcio come ha fatto per una vita: sfila tra i corridoi dell’aeroporto, seduto accanto a Spillo Altobelli, che saluta col pollice alzato.
Zanetti punta su Messi: "È la sua grance occasione&quo…
DOHA — Nella città posticcia, una sequenza di grattacieli strappati al deserto, il Mondiale inizia già all’atterraggio. Benvenuti al Mondiale in Qatar, dove la festa inizia prima ancora di mettere piede a terra e continua col derby Argentina-Brasile. Prima tappa, l’aeroporto internazionale Hamad, dove la grande hall ultramoderna degli arrivi è un passaggio obbligato per tutti, squadre e tifosi, eroi del passato e loro emuli. Lo intuivi, del resto, già dal video promozionale della Qatar Airways, in cui Lewandowski recita insieme a Cafù e non gonfia la rete, ma un giubbotto salvagente. Sfumano le immagini, spuntano ex campioni in carne e ossa: Javier Zanetti corre, ma a bordo di una golf car e non su un campo di calcio come ha fatto per una vita: sfila tra i corridoi dell’aeroporto, seduto accanto a Spillo Altobelli, che saluta col pollice alzato.
Zanetti punta su Messi: "È la sua grance occasione"
Zanetti, ospite d’onore della Fifa con Trézéguet alla partita inaugurale di domenica, è scaramantico, ma fino a un certo punto. Comincia prudente: “La mia Argentina è molto forte, però può succedere di tutto. Si gioca in una fase della stagione teoricamente ideale per esaltare la tecnica, però di partite ce ne sono già state tante e i calciatori possono arrivare all’appuntamento carichi di stress”. Poi, al nome Messi, Zanetti allenta il catenaccio: “Ho parlato con Leo e l’ho sentito concentrato: mi ha detto che considera questa la sua grande occasione”. Se è per questo, la più grande occasione è per Neymar, controreplica Edinaldo Batista Libanio in arte Grafite, giocatore della Seleçao al Mondiale suidafricano del 2010 e noto da queste parti per avere vestito la maglia dell’Al-Sadd, la polisportiva più titolata del Qatar: “Vinciamo noi del Brasile, perché abbiamo Neymar ma anche un gioco collettivo che lo valorizza. C’è un orchestra e c’è un bravo direttore: la conferma di Tite ct crea la possibilità di portare avanti un ciclo”. Argentina-Brasile 1-1, per ora. E Messi-Neymar 1-1, nella sfida tra fuoriclasse stipendiati dal Psg, cioè dallo Stato del Qatar, che ospita questa sfida. E non è mica l’unica.
Aspettando Aguero e Trezeguet
La larghissima hall sembra una fan zone, già colorata di bandiere tedesche e di messicani da cliché, col sombrero e la maglia di Guardado. Attende lo sbarco degli ospiti una schiera di steward in pettorina, in fila come i calciatori durante gli inni nazionali: tutti in piedi, l’uno accanto all’altro, ma tenendo sollevati per minuti, poi ore, cartelli che sembrano l’annuncio delle formazioni: Sergio Aguero, David Trézéguet, Team Netherlands, uno stemma degli Stati Uniti. Campioni ed ex campioni arrivano come farebbero a un carnevale, più che a una festa di gala, accompagnati a volte dalle loro famiglie, a volte da stuoli di tifosi che, riconoscendoli, hanno deciso di diventare la loro coda rumorosa.
In Qatar giga gratis come sponsor
Non fai in tempo ad accorgertene che un paio di hostess ti chiedono se vuoi una scheda telefonica. “Quanto costa?”. “Free, free”, ripetono: è gratis. Davvero, perché la compagnia è di proprietà del fondo del Qatar (infatti sponsorizza il Psg) e in Qatar vogliono fortissimamente che la gente posti foto sui social, si ritragga allegra e festante, e sono disposti a investirci qualche giga. Ma come potrebbero fare altrimenti i visitatori di Doha, folgorati pochi istanti dopo l’atterraggio dalle lucine che si arrampicano sulle palme appena fuori dagli arrivi, davanti a file di taxi in perenne attesa.
Dai cori per l'Uruguay al canto del muezzin
La festa mobile parte da lì, dall’aeroporto. Ogni volo ha il suo rumore. Si aprono le porte scorrevoli e ne esce un gruppetto di uruguaiani: li riconosci facilmente dalla bandiera che ognuno di loro indossa come fosse il mantello di un cavaliere alle crociate. Cantano, anche mentre posano per i selfie: “Volveremos a ser campeones”, è un ritornello che rimbomba anche mentre il gruppo si inerpica sulle scale mobili, che portano verso la fermata della metropolitana da Hamad alla Corniche, che parrebbe foneticamente una promenade alla francese, se non fosse per il prefisso arabo: Al Corniche. E in effetti, a un certo punto, quel canto sudamericano da stadio si mescola con un ritmo più lento, cantilenato: sono le 17.50 a Doha, quando il richiamo alla preghiera del muezzin riempie anche gli arrivi dell’aeroporto.
Il Brasile canta "Messi ciao"
Ma basta un niente per mandare in frantumi l’aria solenne dell’invito al Maghrib. Mentre nel fan shop due uomini in kandura, la tunica degli arabi, frugano tra le magliette ufficiali delle squadre, 431 rial l’una, 114 euro, due brasiliani vestiti da tirannosauri gialloverdi (“torcida verde amarelo”, c’è scritto sullo striscione) saltellano, ululando una musichetta che sarebbe la nostra “Bella ciao”, ma che hanno deciso di usare come base per dire “Messi ciao”: la paura sportiva per la forma invidiabile del miglior giocatore del mondo viene esorcizzata in un coro di scherno. Un vichingo giallo e verde che parla spagnolo socializza con altri brasiliani, che dall’altra parte del vetro sventolano appunto la bandiera verdeoro.
Il tassista kenyano: "Grazie Fifa"
Siamo già fuori: servono una ventina di minuti, nel traffico di strade larghissime, per arrivare in città. Dove, anche a mezzanotte, i barbieri sono aperti e assai operativi. Dove le bandiere delle trentadue Nazionali, stese ovunque come i panni nei vicoli di Spaccanapoli, sono mosse soltanto dal respiro dei condizionatori. Quella del Qatar è sempre più grande delle altre, come a ricordare di chi sia il merito di tutto questo. Il tassista kenyano Rabath, sgusciando nel traffico ben poco posticcio a differenza dei palazzi luccicanti, lo ricorda anche a nome dei colleghi: “Io devo ringraziare la Fifa. Facevo il taxi driver a Nairobi, ma qui guadagno molto meglio”. E pazienza per i diritti umani, per gli incidenti nei cantieri, perfino per quella sete inesausta di una birra che per le strade e nei bar e nei ristoranti di Doha non si trova più e che sta contribuendo a spingere molti tifosi al pendolarismo, perfino in auto per sei ore di viaggio, con la più permissiva (e meno cara, in questo periodo) Dubai. Poi la birra, cercando cercando, la servono al quattordicesimo piano di un hotel su Al Corniche. Ed è un viavai di gente straniera, assetata di normalità.